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Via Don Blasco, la Regione prende tempo

A parole dà ragione, ma nei fatti prende tempo. Pur avendo ammesso con la delegazione degli imprenditori di via Don Blasco che la loro pretesa di avere un’area nella quale trasferirsi prima di lasciare le loro sedi nella zona più contesa e più appetibile della città è più che legittima e che in mancanza di un progetto di riqualificazione da parte del Comune e senza la delocalizzazione delle aziende parlare di risanamento della via Don Blasco non ha senso, la Regione si rifiuta di prendere posizione sugli sfratti inviati in agosto.

Una prospettiva della via Don Blasco

L’ultima boutade è quella della recentissima nomina del nuovo assessore al Territorio Sebastiano Di Betta. “Si è appena insediato -dicono dirigenti e funzionari- coma può prendere una posizione se non sa come stano le cose?”. E così, agli imprenditori dell’area Asi, non è rimasta altra scelta se non il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, preannunciato la settimana scorsa e che sarà presentato lunedì prossimo.

“Scuse, solo scuse -sbotta Emanuele Barbaro, a capo di una delle imprese storiche di via Don Blasco. La decisione non è politica ma tecnica e il nuovo assessore, così come quello precedente, non c’entra niente. La verità è che anche alla Regione, pur consapevoli che il Comune di Messina non ha rispettato due passaggi fondamentali, la delocalizzazione delle aziende e la presentazione di un progetto di riqualificazione, vogliono prendere tempo”.

“E prendendo tempo -aggiunge Ninni Abate, che con il padre guida un’impresa presente in via Don Blasco da oltre 50 anni- ci hanno fatto perdere un’occasione eccellente: i 47 milioni destinati alle piccole e medie imprese che proprio in questi giorni l’assessore regionale Venturi è venuto a promuovere a Messina. Aspettavamo questa occasione, che prevede il 50% di finanziamenti a fondo perduto, da almeno 5 anni. Se ci avessero assegnato l’area per tempo avremmo potuto partecipare. Invece, grazie al silenzio che ha caratterizzato questa vicenda, abbiamo perso un’occasione preziosa per le nostre aziende”.

Visto che l’amministrazione di Palazzo Zanca non ha mai risposto alle loro sollecitazioni rispetto all’assegnazione di un’area nella quale trasferirsi per consentire il recupero della via Don Blasco, una delle zone più degradate della città, dimenticata per 50 anni ed improvvisamente divenuta oggetto di cure ed attenzioni amorevoli da parte del Comune, della Regione e della Capitaneria di Porto, all’inizio dell’anno gli operatori dell’area Asi hanno dato mandato ad un ingegnere perché individuasse

un terreno nel quale trasferire tutte le loro attività produttive. Le possibili ipotesi  individuate sono ben 4 (tre nella zona sud e una in via Santa Cecilia, in un’area dismessa del Gruppo FS) e oltre due mesi fa tutta la documentazione è stata presentata all’amministrazione comunale. Alla quale si chiede soltanto il cambio di destinazione d’uso. A tutto il resto, compreso l’acquisto o l’affitto dei terreni e l’edificazione dei capannoni, provvederebbero a proprie spese gli imprenditori stessi. Inspiegabilmente tutto tace e 35 aziende che danno lavoro a oltre 200 dipendenti cui bisogna aggiungerne almeno altri 600 dell’indotto, non sanno ancora quale sarà il loro destino.

“Nessuno di noi è contrario alla bonifica della zona -ribadiscono per l’ennesima volta Barbaro e Abate– ma è ovvio che non possono obbligarci a lasciare le nostre sedi se prima non ci assegnano un’area nella quale continuare a lavorare. Abbiamo sempre contestato L’indifferenza ed il disinteresse in cui le varie amministrazioni che si sono succedute negli ultimi 50 anni hanno lasciato la via Don Blasco. Siamo i primi a volere che quest’area splendida e unica sia restituita alla città. Ma prima devono consentirci di continuare ad operare. Non solo per noi ma anche, e soprattutto, per le famiglie dei nostri operai”.

Ma in discussione c’è anche il problema della reale titolarità delle aree. Rivendicata dalla Regione, ma messa in dubbio da molti. L’area al centro della contesa è quella che va dalla foce del torrente Portalegni (via Tommaso Cannizzaro bassa) a quella del torrente Zaera. A leggere  con attenzione vecchi documenti dei quali evidentemente non si sospettava l’esistenza fino ad un paio di mesi fa, qualche dubbio viene. La via Don Blasco rientra infatti in questa porzione di territorio da sempre statale, che l’anno scorso la Regione avocò a sé come competenza improvvisamente. Una mossa inaspettata che però non ha tenuto conto di un vecchio elenco risalente al 1977 compilato dall’Intendenza di Finanza di Messina, che mette nero su bianco tutte le zone che da statali successivamente diventarono regionali. Una striscia che parte da Tusa e arriva a Giardini Naxos, che però non comprende la via Don Blasco. L’Agenzia del Demanio Marittimo, cui la Confesercenti di Messina si è rivolta a fine giugno proprio per fare chiarezza, dovrà pronunciarsi a breve. E se confermerà la titolarità dello Stato sull’area, non è difficile prevedere che chi nell’ultimo anno ha demolito alcuni dei manufatti eretti dalle imprese nel corso dei anni senza averne i titoli dovrà risponderne.