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Via Don Blasco, i dubbi sulla titolarità dell’area

Detriti da rimuovere in via Don Blasco

Ad avere pazienza cercando e scavando qualcosa si trova sempre. E a cercare e scavare in via Don Blasco si può trovare di tutto, anche l’incertezza sulla titolarità delle aree. Perché dopo che per tanti anni gli operatori della zona pensavano di lavorare su un demanio statale, stando ai documenti ufficiali che circolano dall’anno scorso sembrerebbe che l’area sia di competenza della Regione. Sembrerebbe appunto, e trattandosi di burocrazia italiana il condizionale è d’obbligo, perché se da un lato c’è la Capitaneria di Porto che convalida questa tesi basandosi su norme ben precise, dall’altro c’è un documento dell’Intendenza di Finanza, siglato e protocollato, che dice tutto il contrario. 

“La via Don Blasco è demanio regionale -spiega il Capitano di Corvetta Fabio Rottino della Capitaneria di Porto di Messina- perché la normativa prevede che in Sicilia tutto il territorio demaniale sia di competenza dell’Ente Regione esclusi i porti di interesse nazionale ed internazionale. Visto che la via Don Blasco non rientra in questa categoria perché non è inserita nelle aree di competenza dell’Autorità Portuale di Messina, è evidente che è una zona che può fare riferimento solo ed esclusivamente alla Regione. Peraltro, nell’Isola anche il demanio statale è stato sempre gestito dall’amministrazione regionale e questo forse ha generato confusione. Non a caso, siamo stati noi della Capitaneria a segnalare alla Regione che i concessionari della zona pagavano il canone statale, che è inferiore a quello regionale. In teoria l’amministrazione siciliana dovrebbe chiedere l’integrazione dei canoni, ma visto che le concessioni, anche quelle ancora valide, sono state sospese per procedere con la bonifica e la riqualificazione dell’area, aspettiamo di vedere come decideranno di muoversi a Palermo”. 

E questa è una versione. Perché a leggere con attenzione il documento dell’Intendenza di Finanza di Messina che riguarda l’elenco dei beni demaniali che in base all’articolo 1 del DPR 684 dell’1 luglio 1977 sono passati dallo Stato alla Regione Siciliana, la via Don Blasco non è neanche menzionata. 

L’elenco dei beni demaniali inizia

nella zona tirrenica con la foce del fiume Pollina e prosegue poi con la spiaggia compresa tra questa e l’approdo di San Gregorio a Capo d’Orlando fino alla spiaggia di Patti Marina per procedere poi fino al porto di Milazzo. Da qui, e siamo al punto 4 dell’elenco, si escludono i fanali d’ingresso (di competenza della Marina Militare) e dal molo di sottoflutto si hanno come limite “i 100 metri dal pontile numero 1 della Raffineria di Milazzo”. Si arriva poi fino alla foce del Torrente Annunziata compreso l’approdo di Torre Faro “ma escluso la zona delle località Mortelle e Timpazzi interessate dal gasdotto Algeria-Italia; restano del pari esclusi dal passaggio alla Regione Siciliana i tratti di mare territoriale interessati dalla posa delle tubazioni costituenti il gasdotto stesso”. Il punto 5 indica “la spiaggia compresa tra la foce del Torrente Zaera in Messina e l’approdo di Giardini” e così via per arrivare all’ultimo punto, la spiaggia di Stromboli con gli approdi di Scari e Ficogrande. 

Quello che salta subito agli occhi è il vuoto tra la foce del Torrente Annunziata del punto 4 e la foce del Torrente Zaera (dove inizia il viale Europa) del punto 5. Essendo indiscutibile che l’intera area compresa tra la foce del Torrente Annunziata e quella del Torrente Portalegni (parte bassa della via Tommaso Cannizzaro) sia di competenza dell’Autorità Portuale di Messina, istituita con una legge nazionale nel 1994, non è difficile ipotizzare che la via Don Blasco sia in realtà una porzione di demanio statale. Non fosse altro perché non è inserita nell’elenco indicato dalla legge 684 del 1977. E visto che districarsi in questo ginepraio di leggi e attribuzioni di competenze non è facile la Confesercenti, che da tempo tutela gli interessi degli operatori della via Don Blasco, ha deciso di vederci chiaro ed ha richiesto agli uffici nazionali competenti la documentazione necessaria per fare chiarezza una volta per tutte sulla titolarità di quelle aree. Nel frattempo, imprenditori, artigiani e commercianti della via più controversa e adesso anche appetibile della città, attendono dall’amministrazione comunale una risposta alla loro richiesta di concedere un’area a San Filippo dove trasferire tutte le attività.