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Il cortocircuito delle informazioni

Detriti da rimuovere in via Don Blasco

Che la burocrazia regionale riservi sempre delle sorprese è un dato acquisito. Ma che tra Messina e Palermo le buone intenzioni verbali diventino atti concreti sulla carta è decisamente sbalorditivo. E sbalorditi è l’unico aggettivo che si adatta ai dirigenti regionali dell’assessorato al Territorio dopo il confronto con una delegazione degli imprenditori e degli artigiani di via Don Blasco. 

Che avendo compreso che da qualche parte doveva esserci un corto circuito nelle comunicazioni, di recente si sono presentati a Palermo e in meno di un’ora hanno smontato punto per punto le affermazioni dell’amministrazione comunale messinese rispetto alla riqualificazione dell’area. 

Il dato dal quale partire sono le tre pagine che il dirigente generale dell’assessorato, Giovanni Arnone, ha inviato alla Capitaneria di Porto di Messina il 20 giugno scorso, nelle quali sintetizza una vicenda iniziata il 31 marzo 2010 con una lettera del Comune di Messina con la quale si informò l’assessorato della redazione di un Piano Innovativo in Ambito Urbano (PIAU) che comprende anche la “bonifica e la rigenerazione delle aree a valle della via Don Blasco”. 

Nella lettera di Arnone ci sono tre o quattro passaggi che riservano non poche sorprese. A partire dal paragrafetto in cui si sostiene che “A tal proposito il Comune di Messina invitava la Capitaneria di Porto a farsi promotrice di appositi incontri con il Consorzio Asi per avviare un programma sinergico di delocalizzazione delle attività industriali esistenti in via Don Blasco ed oggetto di licenza di Concessione Demaniale Marittima”. Glissiamo momentaneamente sul “programma sinergico di delocalizzazione” e andando ad un altro paragrafo, si legge che in un’altra nota inviata all’assessorato il 25 maggio 2010 l’amministrazione di Palazzo Zanca chiese le somme per il trasferimento in discarica degli inerti prodotti dalla demolizione dei fabbricati “confermando l’intendimento di programmare le rilocalizzazioni delle attività economiche incompatibili con il progetto di riqualificazione dell’area demaniale in questione”. 

Che a muoversi per individuare l’area nella quale trasferire le attività produttive che da decenni insistono in via Don Blasco è cosa nota, almeno a Messina, che sono stati gli stessi operatori della zona. Davanti ai continui rinvii del Comune e incalzati dai mancati rinnovi delle concessioni, alcuni mesi fa hanno dato mandato ad un ingegnere di individuare le possibili aree nelle quali trasferirsi con le proprie attività e per le quali chiedono soltanto che si modifichi la destinazione d’uso e che si provveda alle eventuali opere di urbanizzazione. A tutto il resto, costruzione dei nuovi capannoni compresa, provvederanno loro. La settimana scorsa, proprio nelle pagine di questo giornale, il sindaco Buzzanca si è impegnato a dare una risposta alle 35 imprese e ai loro 200 dipendenti a breve, ma in via Don Blasco su questo punto sono piuttosto scettici. 

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Una prospettiva di via don Blasco

E quando la storia del professionista privato assunto per individuare le aree e degli sfratti arrivati senza che fosse stata individuata l’area nella quale localizzare le attività produttive della zona è arrivata alle orecchie dei dirigenti regionali, benché avvezzi a follie di ogni genere, qualche salto sulla sedia c’è stato. Soprattutto perché, stando a quanto scrive Arnone, nella nota del Comune di Messina dell’11 febbraio di quest’anno e protocollata alla Regione con il numero 6287, l’amministrazione peloritana “conferma che è in essere la riqualificazione dell’intera zona in questione e che è in essere la delocalizzazione delle attività interessate”. 

Va bene che la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, ma con tutta la buona volontà di questo mondo far passare l’abbattimento di 4 manufatti (e sulla competenza reale sull’area c’è ancora da fare chiarezza) per una riqualificazione “in essere” e la proposta degli imprenditori e degli artigiani della zona per “delocalizzazione in essere delle attività interessate” è un’affermazione abbastanza ardita. 

Anche perché, anche se Palermo dista qualche ora da Messina e non è detto che si abbia una reale contezza di quello che succede in via Don Blasco, già il 25 agosto dell’anno scorso, proprio alla luce della richiesta del Comune di ottenere la Concessione Demaniale Marittima della via Don Blasco e la revoca delle concessioni ancora valide, l’assessorato ha dato sì il proprio benestare, ma “riservandosi di esprimere le definitive determinazioni in merito alla consegna delle aree alla luce dei pareri, delle autorizzazioni e/o nulla osta espressi dalle altre Amministrazioni interessate in fase di progettazione. A tal proposito, questo Assessorato invitava il Comune a trasmettere il progetto completo con la descrizione dei vari interventi e con la quantificazione dell’area demaniale marittima interessata alla consegna”. 

A dispetto della prosa, il burocratese è quello che è e non ci si può far nulla, quello che è evidente e che non dà alibi a nessuno è che dall’anno scorso, sulla base delle affermazioni dell’amministrazione comunale di Messina, la Regione dà per scontate tre cose: la riqualificazione e la delocalizzazione delle aziende sono un dato di fatto e sono già state avviate e Palazzo Zanca deve inviare il progetto definitivo dell’intera operazione.

Peccato però che nulla di tutto questo sia reale, a parte gli sfratti ovviamente. Per ora la riqualificazione è certificata solo dai cumuli di macerie ancora presenti in via Don Blasco, la delocalizzazione è ancora aria fritta e non esiste alcun progetto per riportare a nuova vita la zona, se non qualche vago riferimento al PIAU. Che però è un programma e non un progetto. A meno che, come sussurra qualcuno, non si voglia stralciare dal concorso di idee “Porti & Stazioni” qualche pagina e farla passare per un progetto definitivo. La partita è in corso, per vedere come andrà a finire basta aspettare.