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Via Don Blasco e i ritardi inspiegabili del TAR

Una prospettiva della via Don Blasco

La risposta doveva arrivare entro poche settimane, ma dal Tar di Palermo tutto tace e per fare chiarezza è stata presentata una richiesta di sollecito di udienza. In discussione, l’impugnativa contro il parere che la Capitaneria di Porto di Messina ha inviato l’anno scorso alla Regione rispetto alla revoca delle concessioni alle aziende che operano in via Don Blasco a Messina. Revoca sollecitata dalla Capitaneria e contro la quale è stato presentato ricorso al Tar, che però continua a non fissare l’udienza. 

“Non è pensabile che su una vicenda così importante per tutti noi -commenta Ninni Abate, la cui impresa di famiglia opera in zona dall’inizio degli anni Cinquanta- si trascini per tutto questo tempo. Molti di noi hanno presentato ricorso il 14 novembre dell’anno scorso e ancora non si è deciso nulla. Il danno che questa situazione di stallo arreca a noi e alle nostre aziende è enorme, soprattutto in termini di programmazione di attività future. Pretendono che lasciamo gli spazi nei quali la maggior parte di noi lavora da più generazioni, ma senza darci alcuna alternativa rispetto alle aree nelle quali insediarci. Di fatto, ci impediscono di programmare e di organizzarci, dando un’ulteriore mazzata alle nostre imprese, che cercano in ogni modo di resistere alla crisi generale”.

 Un braccio di ferro, quello tra le aziende che operano in via Don Blasco e l’amministrazione comunale e regionale e la Capitaneria di Porto che va avanti da un paio d’anni. Quando all’improvviso, quei duecento metri di strada che per decenni erano stati abbandonati al loro destino e ad un degrado senza limiti, diventano il cavallo di battaglia del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca e di un paio di suoi assessori. 

Via, via che le concessioni sono scadute (e nella maggior parte dei casi si

parla di concessioni ultra trentennali) non sono state rinnovate. “Così, senza motivo -spiega Emanuele Barbaro, titolare anche lui di una delle aziende più antiche della zona- perché non ci è stata data alcuna spiegazione. La mia impresa, giusto per fare un esempio, opera qui dagli anni Trenta e dopo ottant’anni ci hanno fatti diventare abusivi senza neanche una riga di chiarimento. Abbiamo tutti i dipendenti in regola, abbiamo sempre pagato fino all’ultimo centesimo di tasse e adesso, con la scusa della riqualificazione, voglio mandarci via senza darci neanche un’area nella quale trasferirci. Eppure, in un documento del 20 giugno dell’anno scorso, si parla chiaramente di riconversione della via Don Blasco. Benissimo, molti di noi sono disposti a farlo. Visto che ci saranno nuove attività da avviare al posto di quelle tipicamente industriali presenti fino ad oggi, ritengo che chi ha sempre operato correttamente dovrebbe avere la possibilità di partecipare a questo programma di rinnovamento”. 

Intanto, a dispetto dei proclami roboanti sulla restituzione dell’area alla città, della gita di un gruppo di vecchietti di Casa Serena (il pensionato del Comune), della messa di Natale di un liceo cittadino e dell’abbattimento di un paio di manufatti, a distanza di quasi due anni dall’avvio della presunta opera di riqualificazione la via Don Blasco è quella degli ultimi cinquant’anni: degrado, incuria, illuminazione scarsissima, sicurezza zero e una ventina di aziende che cercano di resistere e di non chiudere, visto che tra diretti ed indotto le aziende della zona danno lavoro a oltre seicento persone. Da chiarire anche la reale titolarità dell’area. Una vicenda sulla quale nonostante le numerose richieste ufficiali e ufficiose il Demanio non si pronuncia. Con un colpo di mano nel 2010 la Regione le ha avocate a sé nonostante un documento dell’Intendenza di Finanza di Messina del 1977 abbia messo nero su bianco che la via Don Blasco è demanio statale. Tesi quest’ultima, supportata dal fatto che i pagamenti dell’F24 continuano ad essere versato allo Stato. Senza che nessuno si domandi perché.