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Via Don Blasco, arrivano gli sfratti

Una prospettiva della via Don Blasco

A volte il caldo fa brutti scherzi. E così, quando Carmelo Bruno, invalido disoccupato 44enne la cui famiglia da oltre 50 anni vive in via Adrano, alle spalle di Don Blasco, ha visto il nome della madre inserito in una graduatoria dell’Iacp del 1991 ha pensato ad un colpo di sole. Invece no, basta andare al terzo piano dell’Ufficio Risanamento del Comune e scorrere gli elenchi. 

“Abbiamo ricevuto lo sfratto esecutivo perché devono risanare la zona -racconta Bruno- e mi hanno convocato la settimana scorsa per assegnare una casa a mia madre, che peraltro è invalida al 100%. Quando ci hanno detto che eravamo stati inseriti in una graduatoria di 20 anni fa ci siamo meravigliati: noi la casa l’abbiamo sempre avuta e non avevamo mai presentato alcuna domanda. In ogni caso, visto che ad una donna anziana come mia madre hanno offerto una bottega di 40 metri quadri da ristrutturare nella parte alta di via Santa Cecilia, abbiamo rifiutato e ce ne siamo andati. Per curiosità sono andato a vedere il locale: piccolo, con ancora la saracinesca, senza bagno e ridotto in uno stato tale che per sistemarlo ci vorrebbero non meno di 15-20 mila euro. Una cifra impensabile per mia madre, che vive con mio fratello grazie agli 800 euro di pensione di mio padre. Ma una somma irraggiungibile anche per me, che sono invalido e disoccupato, ho una moglie ed un figlio e vado avanti solo grazie all’aiuto di mia madre. Inoltre, visto che hanno fatto un errore nel censimento e la nostra casa di 2 piani risulta un unico appartamento, come possono pensare di far vivere 5 persone in 40 metri quadri? E poi vorrei capire una cosa: se io non ho mai firmato niente, com’è che mi hanno assegnato un alloggio?”.   

La casa di Carmelo Bruno

Ma nella stessa situazione di Carmelo Bruno ci sono altre 4 o 5 famiglie, che come lui vivono una situazione paradossale. Le case non sono state costruite abusivamente ma con progetti approvati e loro ne sono proprietarie a tutti gli effetti. Il terreno sul quale sorgono però è demaniale e quindi non hanno molte speranze di opporsi allo sfratto del Comune. A meno che ovviamente, su richiesta della Confesercenti di Messina non arrivi dall’Agenzia nazionale del demanio Marittimo di Roma la conferma che l’area è statale e non regionale. L’istanza per fare chiarezza sulla titolarità delle aree è stata inviata alla fine di giugno e si è in attesa

di risposta. E se il verdetto dovesse essere positivo, la Regione, il Comune e la Capitaneria di Porto dovrebbero spiegare come mai hanno demolito dei manufatti che in realtà sono beni dello Stato e quindi intoccabili fino a quando lo stesso non deciderà cosa farne. Imprenditori, artigiani e commercianti si dicono sicuri di questa tesi e a supporto della loro posizione c’è un vecchio documento dell’Intendenza di Finanza che delimita chiaramente le aree di competenza della Regione, dell’Autorità Portuale (anche se istituita nel 1994) e dello Stato. Anche perché, a leggere bene l’atto che riguarda l’elenco dei beni demaniali che in base all’articolo 1 del DPR 684 dell’1 luglio 1977 sono passati dallo Stato alla Regione Siciliana, la via Don Blasco non è neanche citata. 

L’elenco dei beni demaniali inizia nella zona tirrenica con la foce del fiume Pollina, prosegue con la spiaggia compresa tra questa e l’approdo di San Gregorio a Capo d’Orlando fino alla spiaggia di Patti Marina, per procedere poi fino al porto di Milazzo. Da qui (siamo al punto 4 dell’elenco) si escludono i fanali d’ingresso, che sono di competenza della Marina Militare, e dal molo di sottoflutto si hanno come limite “i 100 metri dal pontile numero 1 della Raffineria di Milazzo”. Si va avanti fino alla foce del Torrente Annunziata, compreso l’approdo di Torre Faro “ma escluso la zona delle località Mortelle e Timpazzi interessate dal gasdotto Algeria-Italia; restano del pari esclusi dal passaggio alla Regione Siciliana i tratti di mare territoriale interessati dalla posa delle tubazioni costituenti il gasdotto stesso”. Il punto 5 individua “la spiaggia compresa tra la foce del Torrente Zaera in Messina e l’approdo di Giardini” fino ad arrivare all’ultimo punto, la spiaggia di Stromboli con gli approdi di Scari e Ficogrande. 

Un altro scorcio della via Adrano

E’ evidente quindi che c’è una sorta di “vuoto” tra la foce del Torrente Annunziata del punto 4 e la foce del Torrente Zaera, dove inizia il viale Europa, del punto 5. E visto che l’area compresa tra la foce del Torrente Annunziata e quella del Torrente Portalegni,  parte bassa della via Tommaso Cannizzaro, è di competenza dell’Autorità Portuale, non è difficile sostenere la tesi che la via Don Blasco sia in realtà una porzione di demanio statale, soprattutto perché non è inserita nell’elenco indicato dalla legge 684 del 1977.

Tornando agli sfratti, anche l’89enne Salvatore Abate, anche lui invalido e che vive da sempre in una casa di 180 metri quadri regolarmente costruita molti anni fa, si è visto presentare un’ordinanza di sgombero. Ha presentato ricorso al presidente della Regione e lo stesso faranno gli altri, ma il mistero dell’inserimento in graduatorie di 20 anni fa è ancora tutto da chiarire.