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Via Don Blasco, adesso si va in tribunale

Una prospettiva di via don Blasco

Il Comune non risponde e in via Don Blasco hanno deciso di dare battaglia anche in tribunale. Nessuno degli artigiani e degli imprenditori si oppone alla riqualificazione dell’area e anche se ci sono ditte che operano nella zona da oltre sessant’anni sono tutti disposti ad andare altrove. A patto però che Palazzo Zanca risponda alla loro richiesta di individuare un’area nella quale trasferire le proprie attività. 

L’amministrazione comunale però tace e dopo che l’estate è passata senza avere ottenuto nulla se non vaghe promesse, gli operatori di via Don Blasco si stanno organizzando per dare battaglia. In prima battuta presenteranno ricorso alla Regione. Se non si dovesse arrivare ad individuare una soluzione, porteranno in tribunale il Comune e la Capitaneria di Porto, i veri protagonisti dell’avvio della bonifica di via Don Blasco. Bonifica che però non si sa ancora cosa si lascerà alle spalle, visto che il Piau sul quale si punta per valorizzare l’area quando sarà stata sgomberata totalmente è solo una filosofia e di progetti per il momento non ce n’è neanche l’ombra. 

Le tre proposte presentate all’esecutivo di Giuseppe Buzzanca rispetto alle aree nelle quali trasferirsi non hanno avuto ancora una risposta e intanto in via Don Blasco 35 aziende e i loro 200 dipendenti, che arrivano a 800 se si considera anche l’indotto, aspettano che il Comune prenda una decisione. “Sia chiaro che non vogliamo che ci regalino nulla -puntualizzano i portavoce degli operatori. Chiediamo solo che l’amministrazione scelga velocemente un’area e che modifichi la destinazione d’uso trasformandola in area industriale e assegnandola all’ASI. Ad affittare i terreni e a costruire i capannoni ci pensiamo noi. Quello che chiediamo è che le nostre aziende ed i nostri dipendenti possano ancora avere un futuro”.

Intanto in discussione c’è sempre la questione della titolarità delle aree, sollevata dalla Confesercenti di Messina e dal direttore Michele Sorbera, che ha chiesto chiarimenti all’Agenzia Nazionale del Demanio Marittimo di Roma. L’ente dovrebbe confermare se, come ritengono l’associazione datoriale e gli operatori della via Don Blasco, l’area è statale e non regionale. Di parere opposto ovviamente Comune, Capitaneria di Porto e Regione. L’istanza è stata inviata alla fine di

giugno e si è in attesa di risposta. Se il verdetto dovesse essere positivo, la Regione, il Comune e la Capitaneria di Porto dovrebbero spiegare come mai hanno demolito dei manufatti che in realtà sono beni dello Stato e quindi intoccabili fino a quando lo stesso non deciderà cosa farne. Imprenditori, artigiani e commercianti si dicono sicuri di questa tesi e a supporto della loro posizione c’è un vecchio documento dell’Intendenza di Finanza che delimita chiaramente le aree di competenza della Regione, dell’Autorità Portuale (anche se istituita nel 1994) e dello Stato. Anche perché, a leggere bene l’atto che riguarda l’elenco dei beni demaniali che in base all’articolo 1 del DPR 684 dell’1 luglio 1977 sono passati dallo Stato alla Regione Siciliana, la via Don Blasco non è neanche citata. 

L’elenco dei beni demaniali inizia nella zona tirrenica con la foce del fiume Pollina, prosegue con la spiaggia compresa tra questa e l’approdo di San Gregorio a Capo d’Orlando fino alla spiaggia di Patti Marina, per procedere poi fino al porto di Milazzo. Da qui (siamo al punto 4 dell’elenco) si escludono i fanali d’ingresso, che sono di competenza della Marina Militare, e dal molo di sottoflutto si hanno come limite “i 100 metri dal pontile numero 1 della Raffineria di Milazzo”. Si va avanti fino alla foce del Torrente Annunziata, compreso l’approdo di Torre Faro “ma escluso la zona delle località Mortelle e Timpazzi interessate dal gasdotto Algeria-Italia; restano del pari esclusi dal passaggio alla Regione Siciliana i tratti di mare territoriale interessati dalla posa delle tubazioni costituenti il gasdotto stesso”. Il punto 5 individua “la spiaggia compresa tra la foce del Torrente Zaera in Messina e l’approdo di Giardini” fino ad arrivare all’ultimo punto, la spiaggia di Stromboli con gli approdi di Scari e Ficogrande. 

E’ evidente quindi che c’è una sorta di “vuoto” tra la foce del Torrente Annunziata del punto 4 e la foce del Torrente Zaera, dove inizia il viale Europa, del punto 5. E visto che l’area compresa tra la foce del Torrente Annunziata e quella del Torrente Portalegni,  parte bassa della via Tommaso Cannizzaro, è di competenza dell’Autorità Portuale, non è difficile sostenere la tesi che la via Don Blasco sia in realtà una porzione di demanio statale, soprattutto perché non è inserita nell’elenco indicato dalla legge 684 del 1977.