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Vertenza Triscele, niente Piano Industriale né delocalizzazione

I lavoratori della Triscele in Prefettura

Niente Piano Industriale né delocalizzazione. Con la vendita delle aree prima si pagheranno i debiti dell’azienda e poi, se resterà qualcosa, magari se ne può parlare.

Oggi in Prefettura i vertici del Gruppo Faranda non c’erano. Si sono limitati a mandare dei tecnici che hanno ribadito quello che già si sapeva: il primo obiettivo è quello di cedere i terreni adesso che si potrà costruire. Il resto, cassa integrazione compresa per i 41 dipendenti della Triscele, verrà dopo.

Quando la delegazione sindacale è uscita dall’incontro in Prefettura riferendo quello che era successo, la rabbia dei lavoratori è esplosa.

Da oltre un anno aspettano il Piano Industriale per avere certezze sul futuro dell’azienda, ma adesso indispensabile averlo per poter richiedere la cassa integrazione straordinaria. Attualmente stanno usufruendo degli ammortizzatori sociali in deroga, che però scadranno il 31 dicembre prossimo. Dopo di che per loro non ci sarà più nulla se non il licenziamento.

E questo nonostante nel 2007, quando i Faranda si ripresero l’azienda di famiglia, i lavoratori abbiano messo a disposizione dei vecchi proprietari il proprio TFR per aiutarli a far ripartire lo stabilimento, che era stato venduta all’Heineken a metà degli anni Ottanta.

Durante l’incontro del 31 ottobre scorso Alessandro Faranda aveva promesso che nell’incontro fissato per il 15 novembre avrebbero fornito le prove che al Piano Industriale ci si stava lavorando. Tutti ci hanno creduto, compreso il prefetto. La settima scorsa l’azienda ha preso ancora tempo e oggi la verità è venuta a galla.

nelle prossime ore si deciderà cosa fare, ma visto che il Consiglio Comunale ha dato il via libera al cambio di destinazione d’uso dell’area proprio per salvare i 41 posti di lavoro, adesso i sindacati chiederanno al commissario straordinario Luigi Croce ed al presidente del Civico consesso Pippo Previti di intervenire sul gruppo Faranda per ottenere il rispetto degli impegni assunti in cambio del via libera sui terreni di via Bonino.