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Verde e ambiente, i primi 50 giorni di Ialacqua

A meno di due mesi dall’insediamento della nuova Giunta, arrivano i primi bilanci. L’esordio è dell’assessore all’Ambiente Daniele Ialacqua, che ha presentato alla stampa una situazione al di là di ogni immaginazione.

Perché dietro il degrado, il sudiciume, un verde pubblico che peggio non potrebbe stare, ci sono situazioni di inerzia e incapacità amministrativa che si trascinano da quasi 30 anni.

Solo che quando c’erano maggiori possibilità economiche era più facile mettere una pezza, anche se la Messina città giardino era solo un ricordo che si fermava agli anni Sessanta.

Il primo ad essere sbalordito dalla situazione che ha trovato è proprio Ialacqua. Che in assessorato ha a disposizione solo una decina di persone quando ce ne vorrebbero almeno altre 30, che deve fare i conti con un budget di appena 50 mila euro l’anno, che quando si è insediato non ha trovato neanche un computer, mentre il fax e i telefoni erano guasti.

“Niente pc, niente memoria storica dell’assessorato” ha spiegato Ialacqua. Che aggiunge: “Abbiamo a disposizione solo 3 giardinieri e uno sta per andare in pensione. E se in una città di oltre 240 mila abitanti ci sono solo 3 giardinieri questo vuol dire che si è operato con un sistema funzionale agli appalti esterni. Gli uffici sono sguarniti e ci sono 12 mila atti protocollati arretrati perché non si riesce a smaltire tutto. E poi il problema delle competenze, che sono suddivise tra ATO3 e Messinambiente (scerbatura e rifiuti) e AMAM (fogne). Nel vivaio del Comune si coltivano solo kenzie e non esiste una squadra di pronto intervento.

Non ci sono agronomi e per sapere se 5 piante pericolanti devono essere abbattute ho dovuto chiedere un favore gratuito ad un amico. Se c’è da potare, i Vigili del Fuoco possono intervenire solo se c’è pericolo, la Forestale ha gli uomini ma non i mezzi e in Comune abbiamo solo un mezzo che è sempre impegnato altrove. Ci sono pochissimi progetti e abbiamo scoperto che la Consulta per l’Ambiente di fatto non è mai stata istituita. Da troppi anni mancano la partecipazione e la programmazione, mentre la città è stata risucchiata dalle emergenze. Noi stiamo lavorando contemporaneamente sia alla programmazione che alle emergenze, ma non si può dimenticare che ci siamo appena insediati”.

In programma un progetto che prevede (e questa volta davvero) che per ogni bimbo nato si pianti un albero e l’adozione da parte di scuole e privati cittadini di aree verdi.

E poi i rifiuti e il loro smaltimento, che nel 2013 costeranno alla città 43 milioni 800 mila euro mentre la città, anche grazie alla mancanza di senso civico dei messinesi, è sempre più sudicia. Messinambiente è in liquidazione, il patrimonio netto è passivo e ci sono debiti per 60 milioni di euro. Ci sono 5 discariche da continuare  a gestire dopo la chiusura e gli sforzi per il futuro sono concentrati sulla differenziata, che a Messina è sotto il 4%, anche se il dato ufficiale è del 6%.

“Per ora incrementeremo le isole ecologiche e cassonetti per poi arrivare al porta a porta da settembre, ottobre in poi -ha spiegato Ialacqua- ma non si potrà fare dall’oggi al domani. Nel frattempo, stiamo lavorando alla creazione di un gruppo interforze tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forestale che controllerà a tappeto il territorio, ma contiamo di attingere anche a fondi regionali per la differenziata finora mai utilizzati.

“Il fattore culturale è determinante per un cambio reale e concreto -ha commentato il sindaco Accorinti durante la conferenza stampa. Per molte cose i frutti arriveranno dopo anni, ma noi abbiamo iniziato. Da insegnate sono convinto che si debba partire con progetti nelle scuole, perché dobbiamo partire dai bambini per cambiare. Una volta Messina era chiamata la città giardino ed ora è quella con meno verde. La nostra salvezza saranno le aree militari inutilizzate. In altre città come Bologna ha funzionato e ci riusciremo anche qui”.