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Vecchi regolamenti e nuovi escamotage

Quello che si vede del Duomo dalla via Lepanto

Un vecchio regolamento che con un po’ di belletto diventa “nuovo”, articoli non rispettati e una frase inserita con nonchalance che capovolge qualunque logica. A puntare il dito contro quello che l’amministrazione Buzzanca definisce il nuovo regolamento per l’occupazione del suolo pubblico è il consigliere del PD Daniele Zuccarello. 

Che ha passato al setaccio il documento e ha tratto conclusioni sorprendenti. A partire dal fatto che l’aumento delle tariffe del 20 per cento fa diventare Messina una delle città più care d’Italia, lasciandosi indietro persino vere e proprie metropoli come Roma e Milano. “Salvo poi -puntualizza Zuccarello- concedere all’amministrazione la possibilità di arrogarsi la possibilità di ridurre questi canoni in maniera illegittima ed arbitraria senza dover ricorrere ad alcun parere tecnico”. 

Ma le stranezze notate dal consigliere comunale non finiscono qui. A far saltare sulla sedia Zuccarello mentre esaminava il nuovo regolamento è l’articolo 15, che concede un’assoluta discrezionalità all’amministrazione rispetto alle autorizzazioni da concedere grazie all’inserimento rispetto al documento precedente della frase “fino all’adozione di specifici atti deliberativi”. “Quindi -sbotta Zuccarello- si potrà fare ciò che si vuole derogando dallo stesso regolamento, proprio grazie a questa affermazione, inserita all’interno di una frase del vecchio regolamento, che potrebbe alimentare un sistema clientelare che favorirà gli amici ed escluderà tutti gli altri”. 

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Daniele Zuccarello, consigliere comunale PD

Basta così? Assolutamente no. E in mezzo c’è sempre l’articolo 15, sia del nuovo che del precedente regolamento. Quest’ultimo infatti non prevede alcuna concessione nel centro storico. Quindi, tutti gli esercenti che da anni pagano regolarmente la tassa prevista, in teoria potrebbero anche fare causa e vincerla, perché il Comune ha preteso somme che non gli spettavano in quanto non previste. 

E poi c’è la questione dei metri quadri occupati. Che da regolamento non possono essere più di 20. Ma basta dare un’occhiata in giro e controllare chi effettivamente rispetta questa disposizione. Soprattutto in aree che attualmente non possono essere occupate. A partire da piazza Duomo, piazza Cairoli, piazza Unione Europea, via Colombo e largo San Giacomo e finendo con via Loggia dei Mercanti, via Lepanto e la Galleria Vittorio Emanuele III. Tutti luoghi, a parte la Galleria, dove l’amministrazione consente strutture fisse quando invece dovrebbero essere amovibili e non controlla che i canoni estetici siano effettivamente rispettati.

E visto che il regolamento che dovrebbe entrare in vigore allarga la possibilità di dare in concessione aree a piazza Carducci, largo Seggiola, piazza Lo Sardo, piazza Antonello, piazza Vittoria, piazza della Repubblica, piazza Casa Pia e piazza San Vincenzo, non è difficile ipotizzare in un futuro prossimo scempi simili a quelli che la città subisce nelle adiacenze del Duomo da anni, nell’indifferenza di chi è preposto alla tutela ed al controllo del territorio.