Varato il Piano di Riequilibrio: lacrime e sangue per la città
Ieri sera la Giunta di Palazzo Zanca ha dato il via libera al Piano di Riequilibrio e oggi il vicesindaco Guido Signorino chiarisce i passaggi più significativi. Il dato più clamoroso è quello dell’indebitamento del Comune di Messina: 529 milioni 500 mila euro, suddivisi tra i debiti certi, quelli delle partecipate e quelli relativi al contenzioso.
L’altro dato, del quale però non c’è traccia nella nota di Signorino, è che il Piano deve essere approvato entro il 2 settembre. E visto che il Collegio dei Revisori dei Conti ha ricevuto solo due giorni fa gli ultimi documenti relativi al Conto Consuntivo 2013 e che non è ancora stato possibile consegnare la relazione, è lo stesso presidente dell’organo di controllo Dario Zaccone a ribadire che “è semplicemente impossibile riuscire a rispettare le scadenze. Il Piano di Riequilibrio deve essere approvato entro il 2 settembre e il Bilancio Previsionale 2014 entro il 30 settembre. Per esaminarli abbiamo bisogno di almeno 35-40 giorni per ciascuno. Stando così le cose è evidente che rispettare questi termini è di fatto impossibile”.
Apparentemente incurante dei limiti temporali che incalzano, Signorino dichiara che “Si tratta di un risultato estremamente importante, che fa tesoro di un anno di lavoro compiuto su tutti i fronti relativi alle cause di uno squilibrio che, prima ancora che economico e finanziario, è organizzativo e strutturale.
L’indebitamento complessivo del Comune assomma a 60,5 milioni di euro di debiti certi, 49 derivanti da ATM e MessinAmbiente e 420 milioni di debiti latenti inerenti il contenzioso. Visti i diversi gradi di rischiosità del debito latente (elevata, media, bassa, secondo le valutazioni compiute da Avvocatura, Segreteria e Ragioneria) il valore complessivo del debito coperto dal Piano di riequilibrio è di circa 336 milioni”.
Per pagare questa somma il Piano di Riequilibrio “punta ad incrementare la capacità di riscossione, ridurre le spese del Comune, attivare risparmi strutturali e di lungo periodo, ristrutturare il sistema delle partecipate, mobilitare tutti i dipartimenti e tutte le sezioni dell’Amministrazione in uno sforzo di risanamento ad esito del quale si potrà non solo superare l’attuale condizione di crisi finanziaria, ma soprattutto porre in essere un nuovo modello organizzativo nella gestione della cosa pubblica”.
Signorino prosegue quindi imperterrito sulla strada di lacrime e sangue, che però molti economisti contestano, sostenendo che non porta a nulla. E alla luce di quanto è successo con il fortunatamente breve Governo Monti, la scelta del rigore tout court anche per Messina, territorio economicamente debolissimo, non è che consenta di guardare con serenità al futuro.
“Certamente -chiosa Signorino- il recupero dell’equilibrio finanziario impone un portato di sacrificio che si è cercato di distribuire con criteri di equità. Una parte importante delle risorse derivano da elementi di risparmio ed efficienza della macchina comunale. Dal piano di risparmio energetico (che dovrà fruttare 44 milioni) alla riduzione dei costi per fitti passivi e per mutui (impatto certo per almeno 25 milioni).
Il consolidamento delle economie di bilancio derivanti dall’introduzione della TARES (4,8 milioni destinati lo scorso anno al saldo di debiti fuori bilancio) consentirà risparmi per 48 milioni nel piano decennale, mentre la riduzione del 10% delle spese sull’intervento 3 del bilancio comunale (spese per servizi), dovuta per legge, implicherà risparmi cumulati per 32 milioni”.
Punto questo, sul quale ci sarà molto da discutere, obbligatorio o no che sia. I servizi erogati dal Comune di Messina sono già scadenti e insufficienti e un taglio di ben 32 milioni in 9 anni (il Piano va dal 2013 al 2022) lascia presagire pesanti ricadute soprattutto sulle fasce economicamente più deboli della città.
“I proventi stimati dalla lotta all’evasione fiscale -prosegue il vicesindaco- ammontano a 41 milioni, venti dei quali saranno vincolati per il Piano di Riequilibrio. Nell’attuale contesto del mercato immobiliare si è ritenuto imprudente puntare in misura rilevante sulle dismissioni del patrimonio e l’impatto complessivo attribuito all’alienazione degli immobili di proprietà del Comune è di 8 milioni.
Le società partecipate supportano il piano di riequilibrio con misure di efficientamento dei servizi. Il piano economico e finanziario dell’AMAM prevede la distribuzione di utili al Comune per un totale di 30 milioni, mentre il piano industriale avviato dalla nuova dirigenza dell’ATM conferma le linee di indirizzo approvate dall’Amministrazione a marzo scorso, indicando nella cifra di 52 milioni i risparmi programmati cumulativamente ottenibili a partire dal 2015 sui trasferimenti del Comune all’azienda”.
Alla luce dell’incapacità cronica dell’Ufficio Tributi del Comune di Messina di svolgere in maniera efficace e incisiva il proprio lavoro (le denunce dell’ex segretario cittadino del PD Peppe Grioli sono tutt’ora valide, non fosse altro perché la dirigenza è sempre la stessa dell’era Buzzanca) c’è da sottolineare l’ottimismo relativo alla lotta all’evasione fiscale, mentre i tagli inerenti i trasferimenti all’ATM, basati presumibilmente sull’ipotesi di un’improvvisa ripresa della partecipata, fanno presagire nuove stagioni di lotta all’arma bianca da parte di sindacati e lavoratori.
Secondo Signorino, “un incremento delle entrate tributarie è anche previsto per la revisione delle rendite immobiliari e per l’intervento atteso a partire dal 2016 della riforma del catasto, che dovrà allineare i valori imponibili a quelli di mercato. La prima misura (in base ad un prudenziale studio campionario elaborato dall’Urbanistica) genererà entrate aggiuntive per circa 20 milioni, mentre la seconda fa prevedere un incremento del gettito IMU-TASI per circa 26 milioni.
Un’importante voce del Piano è costituita dal risparmio sulle spese del personale. Alle attuali condizioni di legge sono attesi 765 pensionamenti, che consoliderebbero un risparmio lordo di oltre 120 milioni. Il rispetto del Patto di Stabilità consente al Comune di programmare la stabilizzazione dei contrattisti (i lavoratori precari sono 300, ndr) e di incrementare almeno del 10% il tasso di turnover fino a qualche mese fa bloccato per legge allo 0,4%. Programmando un ricambio del 50% delle quiescenze, il risparmio sulle spese del personale contribuirà per 56 milioni all’equilibrio del piano.
Ancora, saranno destinati quest’anno al Piano di Riequilibrio i 7 milioni derivanti dal recupero della sanzione comminata per lo sforamento del Patto di Stabilità nel 2011. Infine, il Piano espone una serie di misure minori (dall’incremento di entrate per i mercati, alla numerazione civica, fino alle luci votive) per un totale di 2,6 milioni.
Sarebbe stato possibile per un’Amministrazione e per un Consiglio di nuova nomina non assumersi la responsabilità di delineare un percorso faticoso di ricostruzione dell’equilibrio finanziario del Comune dichiarando il dissesto.
Abbiamo scelto di accettare questa sfida -conclude il vicesindaco- e riteniamo di aver costruito un piano solido, che potrà trasformarsi da minaccia in opportunità per la rinascita di Messina”.
Il Piano è sicuramente ambizioso, ma la prima impressione è che non tenga conto di due fattori essenziali. Il primo riguarda i tempi di disamina da parte dei Revisori dei Conti, il secondo l’approvazione da parte del Consiglio comunale. Molti consiglieri, compresi esponenti accorintiani di Cambiamo Messina dal Basso hanno dichiarato che non approveranno nulla a rotta di collo e che non intendono, come è successo in passato, dare il via libera ad alcunché se non avranno piena contezza di quanto dovranno votare. I 73 avvisi di garanzia per i bilanci dell’amministrazione Buzzanca bruciano ancora e dimenticarli non è facile.

