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V per Vendetta e P per Porno

Simona Piraino

Pensavo che l’evoluzione dei costumi avesse influito positivamente sulla gestione dell’emotività femminile. Soprattutto quando veniamo lasciate.

Ahimè, non è così: c’è ancora chi prova a lenire il trauma buttandosi su dosi pantagrueliche di cibo e alcool che, se non ci si ravvede per tempo, si finisce per cercare un fidanzato in un centro di riabilitazione.

E c’è chi invoca la morte per crepacuore, che fa tanto madame de Tourvel.

Ogni donna reagisce a modo proprio per la dipartita dell’amante ma tutte, e dico tutte, coltivano un acrimonioso sentimento di vendetta. Tale rancore spesso si manifesta con disperazione atarassica per suscitare un senso di colpa, oppure sfocia in colluttazioni fisiche e atti vandalici ai danni del lasciante.

La vendetta post-abbandono segue un iter sinusoidale, sopendosi per un po’ per poi ritornare più aggressiva di prima (lo scrivo a beneficio di coloro che credono li abbia perdonati).

Nella fase meno acuta, la rivalsa sentimentale può risolversi nella distruzione ex abrupto di tutti gli oggetti che trattengono il ricordo del partner (fanno eccezione il De Beers e il Rolex).

Di contro, quando proprio l’onta subita è bruciante come l’esantema degli hanseniani, si può arrivare finanche a prezzolare l’idraulico per usare la mazzotta

sulle altrui rotule.

Ma, più della gambizzazione e della testa di cavallo tra le lenzuola, la psicosi vendicativa trae soddisfazione dal pubblico ludibrio (in un passato molto lontano, anch’io avevo pensato di acquistare dei 6×3 per scopi alquanto biasimevoli).

Basta dunque con ingiurie verbali lasciate alla segreteria telefonica, basta con i messaggi fintamente destinati ad altri (lo abbiamo fatto tutte, non neghiamolo). Quale miglior strategia di una “revenge porn” per fargliela pagare con gli interessi?

La porno vendetta (ampiamente diffusa negli Stati Uniti) prevede che la parte lesa diffonda, urbi et orbi, video amatoriali o immagini che ritraggono il partner nelle situazioni più intime (che, solitamente, sono anche le più ridicole).

Avete presente quel gorgoglio tipo moka difettosa che emetteva al sopraggiungere del piacere? Mettiamolo pure in rete e condividiamolo con i suoi colleghi. Come non mettere un bel like alla foto in cui lui indossava la nostra guepiere?

E come reagirà il suo portiere dopo aver visto quella pancetta che sbatteva indecorosamente con il suo “gioiello”(tranquille: vanno benissimo anche filmatini registrati a bassa risoluzione).

Danielle Citron, che insegna Diritto della Privacy all’Università del Maryland, ha detto che pubblicare on-line foto del proprio ex fidanzato nudo “è un modo molto semplice per rendere una persona non appetibile dal punto di vita lavorativo e affettivo”. Bingo!

Unica controindicazione: bisogna stare molto vigili, ché “chi di porno ferisce, di porno perisce”.