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Unioni di fatto e coppie gay, la sinistra svicola

Un manifesto della campagna contro l'omofobia

A dispetto delle conquiste degli ultimi 20 anni, il problema dei diritti civili degli omosessuali e della lotta all’omofobia è quanto mai attuale. Alla luce soprattutto degli episodi di violenza dei quali sono stati vittime diversi esponenti della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trans). Avvenuti soprattutto nel nord Italia ma che presto, complice anche il clima di intolleranza politica potrebbero interessare anche Messina, città immune fino ad oggi da fatti del genere. Un’occasione per riflettere è stata la prima Festa del Lavoro organizzata dalla Cgil messinese, alla quale ovviamente hanno partecipato tutti gli esponenti del centrosinistra locale. “Intanto vorrei ringraziare il segretario della Cgil Lillo Oceano -dichiara Rosario Duca, segretario dell’Arcigay di Messina- per l’ospitalità che ci ha dato all’interno di questa lodevole iniziativa, insieme alla possibilità di intervenire e sensibilizzare all’inizio dei lavori della prima giornata su quanto quel giorno era stato trattato in Parlamento: l’omofobia. Il dibattito pomeridiano tra politici rappresentanti di varie sigle è stato utile per le ragioni comunemente note ai più. Ma non abbiamo potuto non notare che leader

di sinistra di una certa valenza sono stati molto attenti nell’evitare l’argomento matrimonio o altro riferito al popolo LGBT. E se parlando di diritti civili ci arrivavano vicino, da bravi dribblatori politici deviano magistralmente dall’argomento. Mentre li ascoltavo sorridevo e mentalmente mi complimentavo con loro per quanto sono bravi questi politici con incarichi nazionali  a evitare ciò che li potrebbe mettere in difficoltà con l’area cattolica. Un insegnamento in maniera semplice ma diretto è stato dato dal segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso, che non ha evitato l’argomento delle unioni gay ma lo ha affrontato insieme a quello dei diritti delle coppie di fatto. 

Peccato per chi se n’è andato dopo la consueta passerella, perché avrebbero imparato cosa significa essere di sinistra ed essere per tutti e per tutto ciò che è democrazia. Al termine dell’incontro di calcio alla “brasiliana” (perché improntato fermamente nel dribblare l’avversario) scendendo le scale ho fermato un leader nazionale del centrosinistra e gli ho chiesto il perché di tale comportamento. Mi ha risposto che “anche se non ne parliamo non significa che non siamo d’accordo. E poi non era l’argomento del dibattito”. Gli ho dato ragione e l’ho lasciato con questa riflessione: “Ma se non ne parliamo, come facciamo ad avere adesioni?”.