Un gigante dai piedi d’argilla: ecco come l’amministrazione Basile ha perso oltre mezzo miliardo di euro di fondi pubblici

DeLuca 1 siciliansMESSINA. Un’amministrazione dai piedi d’argilla quella che per quasi quattro anni ha signoreggiato a Palazzo Zanca. Prova ne sia il mezzo miliardo e passa di euro persi dall’esecutivo Basile. Quest’ultimo ha ereditato dal predecessore e dante causa Cateno De Luca ben 900 milioni di euro, tutti coperti da decreti di finanziamento, come si legge nelle relazioni di fine mandato dell’allora assessore Carlotta Previti.

In soli quattro anni, Messina ha perso più della metà dei 900 milioni: 513.469.299 milioni. Non lo diciamo noi di Sicilians, lo certifica il sito governativo opencoesione.gov.

Analizzando i dettagli, i fondi persi sono i 304 milioni 840.000 euro del PNRR (da rendicontare entro giugno 2026 e quindi ormai scritti nel ghiaccio, come si dice a Messina), gli 11 milioni 629.299 euro del PO FESR (definanziati), i 70 milioni del PON METRO (definanziati) e i 127 milioni dell’ FSC 2014-2020 (definanziati). Insomma, una vera e propria innegabile ecatombe.

FSC 2014-2020
Il definanziamento di progetti chiave del Masterplan della Città Metropolitana di Messina supera i 127 milioni di euro in totale sui 330 milioni assegnati. Si tratta di opere cruciali per lo sviluppo locale, come gli svincoli autostradali di Alì Terme e Santa Teresa Riva Valle d’Agrò, che sono state tagliate fuori dai fondi a causa di ritardi procedurali, non certo per ragioni di antipatie politiche o chissà cos’altro nei confronti della città.

Del resto, è lo stesso sindaco metropolitano Basile a fornirne, non si sa quanto consapevolmente, il lungo elenco dei fondi persi, come si legge in una nota della Citta Metropolitana del 21 marzo 2024: svincolo autostradale di Alì Terme (41,8 milioni), svincolo autostradale Santa Teresa Riva Valle d’Agrò: (26, 4 milioni), piastra logistica San Filippo Tremestieri (1,5 milioni), riqualificazione del mercato Sant’Orsola e dell’ex Autoparco (9, 3 milioni), costruzione di una scuola elementare a Tremestieri (6.1 milioni), restauro Mili Canneto (230.000 euro), strada panoramica Castroreale – Monti Peloritani (10 milioni), strada a scorrimento veloce Patti-San Pier Niceto (13,7 milioni), completamento della strada Gallodoro-Letojanni (9,3 milioni).

La Legge n° 41 del 21 aprile 2023, entrata in vigore come una misura salvifica, all’articolo 53 comma 1 stabilisce che solo le opere del FSC 2014-2020 delle quali sono stati pubblicati bandi o avvisi entro il 31 dicembre 2022 saranno finanziate. Tutti le altre? Revocate. Così, sotto l’ombrello di questa normativa, restano solo il restauro del Forte Gonzaga e l’asilo nido di Serri, inseriti nell’Accordo di Coesione 2021-2027 per un totale di 5,5 milioni di euro. Tradotto in termini semplici: solo due opere presenti nel Masterplan sono state inserito nel nuovo ciclo di programmazione FSC 21-27, ma non è finita qui.

FSC 21-27 MESSINA LA GRANDE ASSENTE NELL’ACCORDO DI COESIONE

Il recente Accordo di Coesione 2021-2027 ha svelato cifre che mettono in luce una notevole differenza dei fondi destinati allo sviluppo infrastrutturale nelle città siciliane. Mentre Palermo riceve una somma importante che si aggira sui 945 milioni di euro e Catania non è da meno con 768 milioni, Messina si trova amaramente in fondo all’elenco con appena 74 milioni di euro, meno del 10% rispetto a CT e a PA.

Non sono numeri astratti. Si possono verificare sul sito del Dipartimento per la Coesione: lì ci sono tutti gli Accordi firmati dall’allora ministro Fitto con i presidenti di Regione. E Messina? Assente.
Perché? Perché stando ai rumors di Palazzo Zanca, pare che l’allora sindaco Basile non sapesse nemmeno che esisteva  una programmazione Stato-Regione alla quale tutti i Comuni potevano partecipare e che si potevano proporre progetti cantierabili.

Non è stato avvisato? Non se n’è accorto nessuno? O forse, più semplicemente, non c’era nessuno degno di nota da avvisare? Il risultato qual è? Messina fuori dal nuovo ciclo FSC 2021-2027. Esclusa. Non perché non ci fossero risorse, ma perché chi governava non era nemmeno al corrente del gioco.

Un sindaco che non sa. Che non partecipa. Che non esiste. E la città paga il prezzo della sua assenza, dentro e fuori i documenti ufficiali. Questi fondi persi significano asili nido che non si costruiscono, strade che restano degradate, quartieri fermi. Significano imprese che non nascono e posti di lavoro che non si creano.

Ma la domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi è molto semplice: in questi quattro anni di amministrazione Basile, quali finanziamenti aggiuntivi sono stati portati a Messina? Si intende, naturalmente, al di fuori di quelli assegnati automaticamente per legge o dei trasferimenti dovuti. Quali risorse nuove, ottenute attraverso una competizione con altri Comuni o enti pubblici, sono state realmente conquistate dalla Giunta Basile?

La risposta è sotto gli occhi di tutti ed è imbarazzante: zero. Nessuna risorsa aggiuntiva. Nemmeno un euro conquistato a seguito di un bando e di una selezione pubblica vinta. Nel frattempo, Messina ha bruciato oltre 10 milioni di euro in eventi, sagre e concerti. Soldi spesi per piste ciclabili e parcheggi che hanno devastato il tessuto urbano e fatto chiudere centinaia di negozi.

Pensiamo al “Sud Innovation Summit”: 200.000 euro a edizione. Tre edizioni. Complessivamente 600.000 euro, ma per cosa, esattamente? Chiariamo un punto: gli eventi hanno il loro valore. Ma una città non si governa con un calendario di manifestazioni. Si governa con una visione economica che Messina non ha.

Finita qui? No. perché il proverbiale disinteresse della Giunta De Luca prima e dell’esecutivo Basile poi per il Teatro Vittorio Emanuele, ha comportato non solo la mancata erogazione di 100.000 euro l’anno negli ultimi 7 anni, ma anche la perdita dei 6 milioni di euro previsti dai due Decreti Franceschini che i De Luca boys non hanno fatto arrivare alla città, compromettendo forse per sempre la possibilità di avere un’orchestra stabile.

La ciliegina sulla torta? Ricordate la promessa di De Luca del 2022 sull’acqua in casa 24 ore su 24? E il finanziamento da 24 milioni di euro per l’efficientamento e la sostituzione delle reti idriche? Bene, l’AMAM, soggetto attuatore, ne ha spesi solo 5. Il 20%. Il resto è polvere. E c’è di più. Dal 6 al 28 maggio 2026 si può presentare domanda al ministero delle Infrastrutture per accedere al Fondo Idrico. Progetti e finanziamenti per reti efficienti di cui la città ha un disperato bisogno. Ma Messina non potrà partecipare perché qualcuno, dalla valle del Nisi, ha deciso che era più importante dimostrare la propria forza muscolare in vista delle prossime elezioni regionali obbligando Basile a dimettersi con la scusa che il Consiglio non lo faceva lavorare. Una menzogna colossale, smentita dalla trasmissione online delle sedute d’Aula. Però la città paga. Ancora una volta.

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Charles de Batz de Castelmore

Grande uomo di guerra, coraggioso, con una straordinaria preparazione ed esperienza militare, pervaso dal senso dell'onore e del dovere, da una forte passione per il servizio, da una viva attenzione alla politica e da una grande umanità