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Tutti gli altri sono cattivi, pressoché poco disponibili

Giulia Arcovito

Ultimamente mi sono molto interrogata sul senso di alcune simpatiche funzioni offerteci dai nostri social network preferiti senza che nessuno gliele abbia chieste.

Il famoso “Ultimo accesso” su Whatsapp, ad esempio. Oppure, su Facebook, la voce “Visualizzato alle” che dice a che ora e giorno hai letto un determinato messaggio di posta e quella che anche se sei offline monitora i tuoi accessi silenziosi proclamando che eri “Attivo tot. minuti fa” (non sia mai, magari qualcuno stava in pensiero).

Tutte funzioni che non hanno nessuna utilità pratica, se non quella di mettere in crisi il settore delle investigazioni private.

E mettono in crisi anche la nostra autostima, considerato che “Visualizzato alle” diventa presto sinonimo di “Ti ignoro dalle” (dall’enciclopedia aggiornata Nuove Paranoie 2.0, sempre per Zuckerberg Editrice).

Ignorare qualcuno è da struzzi e se c’è una cosa che proprio non riusciamo a tollerare è di fare la figura degli struzzi (sempre i maledetti suggerimenti sbagliati del T9, ma facciamo che stavolta gliela passo).

Certo, una soluzione a questo problema potrebbe essere semplicemente smettere di aggiornare compulsivamente l’home page ogni cinque minuti anche quando in realtà si sta facendo tutt’altro, entrare su Facebook solo un’oretta al giorno per curare le public relations, ma sappiamo già che è troppo difficile.

Significherebbe dover tenere a bada quell’ansia terribile di starci sempre perdendo qualcosa, qualcosa di importante come ad esempio la colazione domenicale con i pancake di Tizio, l’opinione di Caio sul maltrattamento delle foche monache ad opera del Circo Togni, il video della prima passeggiatina in spiaggia del cane di Sempronio.

Fare qualsiasi cosa coinvolga l’URL di Facebook è diventato come timbrare pubblicamente un cartellino, una volta che sei entrato non puoi startene con le mani in mano. Pare brutto.

Perché questi piccoli e apparentemente inoffensivi accorgimenti non sono altro che la versione incorporea di un capoufficio spietato e invadente: “Ti ho visto, l’ultima volta che hai mosso un dito -letteralemente, eh- erano le 12.07. Vedi di non mancare troppo, che qui come vedi si stanno dando tutti un gran da fare. Non vorrai mica essere da meno! Tizio era attivo appena due minuti fa ma sta tornando, giusto il tempo di avvicinare la forchetta alla bocca per ingoiare un boccone di pancake con sciroppo d’acero. Caio invece è attivo proprio ora, attivissimo, direi un attivista.

E tu? Forza sbrigati, rispondi a quel messaggio di Sempronio che ti chiede se vuoi raggiungere lui e il suo cane in spiaggia. Gliel’ho detto che l’hai letto, assumiti le tue responsabilità. Non me ne frega niente se stavi guardando un film, allora perché sei venuto qui a controllare la posta, si vede che il film non era poi così interessante. Rispondigli, o andrà in giro a dire a tutti che tu sei uno struzzo. Forza, da bravo. Digli che tra poco lo raggiungi, e mi raccomando vestiti bene che oggi è sicuro che ci scappa un tag.”

Ricorda: se sei taggato in una foto in spiaggia in compagnia di un cane, è facile che il cane sia tu. Puoi correre da una parte all’altra, curiosare ovunque, giocare con gli altri tuoi amici cani, puoi fare tutto quello che ti pare. L’importante è che il tuo padrone ti abbia sempre sott’occhio.

Play (Rino Gaetano, Escluso il cane)