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Tutti al voto, quattro Sì per dire No

Quattro SÌ per dire no. No alla privatizzazione dell’acqua, no a chi può guadagnare dagli acquedotto privati senza però migliorali, no alle centrali nucleari e no al legittimo impedimento. Tutte normative già esistenti che solo la maggioranza dei cittadini può annullare andando a votare per il referendum del 12 e 13 giugno. Sembra complicato ma non lo è. 

Anche se il governo non semplifica le cose visto che ha bloccato il passaggio di spot televisivi che spieghino il significato dei quesiti. Le bacchettate dell’Agicom sono servite a poco. Gli unici passaggi sull’argomento riguardano le modalità di voto ma non spiega per che cosa si andrà alle urne. C’è chi giura di avere visto uno spot su Rai Tre verso l’una del mattino, ma non è detto.  

Ma andiamo per ordine. Perché il referendum sia valido è necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di italiani, la metà cioè degli aventi diritto. Esaminiamo adesso nel dettaglio i 4 quesiti. 

I primi due sono stati proposti dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua.

Quesito I. Riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. La scheda è quella rossa ed il quesito prevede l’abrogazione delle norme che attualmente impongono l’obbligo di gara per affidare la gestione (ma non la proprietà) dei servizi pubblici locali a operatori privati o a società miste, che però dovranno avere un capitale privato non inferiore al 40 per cento.

Quesito II. Il quesito propone l’abrogazione della norma che stabilisce la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore, ma non lo obbliga a

migliorare la rete idrica. La scheda è gialla

Quesito III. Concerne l’abrogazione delle nuove leggi, messe in stand by per un anno dopo la tragedia del Giappone, che consentono sul territorio nazionale la produzione di energia nucleare. Il colore scheda è grigio. E’ stato promosso da Italia dei Valori e da alcune associazioni ambientaliste.

Quesito IV. Prevede l’abrogazione della legge 51/2010 rispetto ad un eventuale cosiddetto “legittimo impedimento” del Presidente del Consiglio o dei ministri, che consentirebbe loro di non comparire in udienza penale. La scheda è verde chiaro. Anche questo referendum è stato promosso dal partito di Di Pietro.

In un primo momento si era pensato ad un accorpamento del referendum o con il primo turno delle amministrative (15 e 16 maggio) o con il ballottaggio (29-30 maggio). Scegliendo una strada già battuta in passato, il ministro degli Interni Maroni ha preferito scindere le due consultazioni sostenendo che “il referendum si svolgerà il 12 e 13 giugno secondo una tradizione italiana che ha sempre distinto le due date”. Una distinzione che costerà alle casse dello Stato 300 milioni di euro. Favorevoli all’accorpamento invece l’opposizione ed i comitati promotori.

Se vincerà il SÌ, le norme sulle quali si è votato saranno abrogate, se invece vinceranno i NO o se non si raggiungerà il quorum, le leggi rimarranno in vigore. I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 12 gugno e dalle 7 alle 15 di lunedì 13 giugno. Per votare bisogna presentare un docimento di riconoscimento e la tessera elettorale. Chi l’avesse smarrita o non l’avesse ricevuta la può richiedere all’Ufficio elettorale del proprio comune non solo prima del referendum ma anche durante le votazioni.