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Turisti a Messina, viaggio nel degrado più assoluto

La foto che apre questo servizio è la perfetta sintesi del turismo a Messina: sudiciume e turisti che voltano le spalle e fuggono verso mete più civili e meglio tenute. Da anni scorrono fiumi di parole sulle pessime condizioni del verde pubblico, soprattutto in centro, dove durante l’anno sbarca una media di 400 mila turisti l’anno. Essendo Messina una città di passaggio, solo una piccola parte si trattiene almeno un giorno per visitarla. Non è difficile ipotizzare che difficilmente questi viaggiatori torneranno.

 Per una settimana abbiamo seguito alcuni gruppi di turisti nel loro giro in città. Abbiamo letto lo stupore e lo sgomento nei loro occhi di fronte al degrado che sembra permeare ogni cosa, al sudiciume, alle sterpaglie cresciute in maniera selvaggia ovunque e adesso pronte a diventare preda di furiosi incendi visto che nessuno le ha strappate quando era il momento. Le foto che presentiamo rappresentano quello che hanno visto in un paio d’ore in giro per Messina. Una carrellata di immagini che non lascia spazio agli equivoci.
Una settimana trascorsa a seguire il giro turistico dei sempre più disorientati stranieri, che hanno dovuto fare i conti con una città fantasma. Piazza Cairoli, da tempo cade a pezzi e attende il tanto sospirato restyling annunciato ma non ancora iniziato. Le pensiline pericolanti del lato monte della piazza, hanno fatto pensare il peggio, visto che peraltro parzialmente hanno già ceduto in diversi punti. Nonostante qualche cartello che segnala il pericolo, sono ancora in molti a scivolare, magari mentre guardano le pessime condizioni dell’aiuola spartitraffico, adottata sì ma decisamente malgestita. 

Proseguendo per via Garibaldi, agli incauti turisti è dato ammirare come l’intero percorso, sia da un lato del marciapiede che dall’altro, è interessato da altri lavori che occupano la maggior parte dello spazio dove si dovrebbe passeggiare. Presenti anche vasi un tempo destinati al verde e oggi ricolmi di spazzatura o desolatamente vuoti.
Arrivando a largo San Giacomo, tra una folta vegetazione di erba e melma, i turisti chiedono cosa sia lo sfogo improvviso di verde transennato. Poco più in là, la tabella li informa il perduto splendore appartiene all’antica chiesa di San Giacomo e il pozzo presente all’interno dell’area, mai recuperato, è diventato un contenitore di detriti e rifiuti di ogni genere. 

Alla spalle del Duomo e nella piazzetta posteriore la situazione non cambia: aiuole abbandonate, alberi mai potati, fioriere in disuso e accantonate da lungo tempo. Il nostro giro turistico prosegue nei pressi del Boccetta, dove una coppia di tedeschi in giro per la città si fa accompagnare, mentre tra immondizia e degrado continua il loro itinerario fatto di foto ricordo. 

Dopo avere superato una scalinata alquanto sudicia e rovinata dai murales, ci ritroviamo in viale Principe Umberto. Le foto che presentiamo riguardano questa porzione di città, ignorata anche dagli stessi messinesi. Anche volendo, spiegare o tentare di giustificare lo squallido scenario è impossibile: pavimentazione dissestata, deiezioni canine, immondizia ovunque, nonostante alcuni cartelli affissi sugli alberi chiedano esplicitamente ai

“bastardi di turno” di ripulire dopo il passaggio dei loro cani.   

Sulla destra che costeggia il marciapiede altre scale in pessime condizioni dalla quale spunta una coppia di turisti francesi che ci chiede indicazioni sul punto di ritrovo panoramico più vicino. Salutiamo i tedeschi e proseguiamo con le nuove conoscenze verso la piazzetta di Cristo Re, superando il muro cinquecentesco che un tempo circondava Messina. 

Lo spettacolo è ormai indecente. Il marciapiede è dissestato, pieno di sterpaglie ed è una sorta di percorso a ostacoli. Dovunque erba incolta cresciuta dai muri e dai vari ruderi che si scorgono dall’affaccio. Lo spiazzo laterale non è in condizioni migliori: anche qui erba incolta e rinsecchita, panchine in ferro vandalizzate e abbandonate.
Arriviamo alla piazzetta Cristo Re ed anche qui i marciapiedi sono trascurati e rovinati, mentre altre panchine distrutte fanno bella mostra di sé proprio dove i turisti scattano foto a più non posso. 

Scendendo verso la via Dina e Clarenza, la toponomastica comincia a scarseggiare e per orientarsi occorre tanta buona volontà. Anche qui un ex spiazzale abbandonato e rovinato dai vandali di turno mostra panchine rovesciate, rifiuti, cartacce e profilattici di seconda mano. Percorrendo la strada incontriamo rifiuti di ogni genere, materassi, rami caduti perché mai potati, marciapiedi sozzi e cespugli di erbacce talmente esuberanti da non consentire neanche il passaggio. Situazioni di assoluto abbandono si registrano in via Saccano e in via Giovanni da Procida, entrambe portano in centro, dove la puzza nauseabonda di materiale accatastato presso l’Istituto Dermoceltico è davvero insopportabile. 

I residenti, che non hanno gradito questa intrusione nel loro mondo, (o forse sarebbe meglio definirlo ghetto?) decidono di chiamare rinforzi. Prima di riuscire ad immortalare i cumuli di immondizia un gruppo di baldi giovani con qualche occhiata ci fa capire che è giunto il momento di terminare il nostro giro turistico. Salutiamo imbarazzati la coppia di francesi e ci auguriamo che al loro rientro in patria nessuno creda ai loro racconti sulla città che ha dato origine al mito di Scilla e Cariddi.