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Truffa all’Inpdap di Messina, tutti i nomi degli arrestati

Una truffa da oltre 250 mila euro ai danni dell’Inpdap di Messina e di alcune finanziarie. A mettere in piedi nel 2009 quest’organizzazione a delinquere Angelo Genitore, un dipendente dell’Inpdap, che a vario titolo e con diversi ruoli ha coinvolto nella truffa altre 11 persone. Per tutti l’accusa è di truffa ai danni dell’Inpdap di Messina e numerose finanziarie.

Per anni Genitore, 56 anni, grazie al proprio impiego è riuscito far assegnare pensioni di reversibilità a persone prive di qualunque legame coniugale con i pensionati defunti e a far ottenrre cessioni del quinto degli stipendi anche in assenza dei presupposti previsti dalle normative.

Oltre a Genitore, che attualmente è rinchiuso nel carcere di Gela per altri reati, stamane all’alba le manette sono scattate per  Rosario Grasso (nato a Messina il 13.1.1956), Mario Miceli (nato a Messina il 31.7.1970), Nicolina Buda (nata a Messina il 20.4.1963). Arresti domiciliari invece Antonina Miceli (nata a Messina il 31.07.1961), Mara Gazzignato (nata a Padova l’8.7.1969), Francesca Mangiapane (nata a Furnari il 26.10.1963), Simonetta Oco (nata a Firenze il 28.02.1948), Domenica Oliveri (nata a Messina il 25.4.1955), Carmelo Iaria (nato a Fondachelli Fantina l’1.08.1935), Tommasa Bonna (nata a Messina il 16.09.1950, domiciliata a Cinisello Balsamo, in provincia di MIlano) e Maria Cucinotta (nata a Messina l’11.7.1960).

I dodici sono tutti indagati come membri di un’organizzazione, ben delineata, dedita ad una serie indeterminata di truffe a partire dal settembre 2009 ai danni dell’Inpdap di Messina per l’erogazione di pensioni di reversibilità cui non avevano diritto, oltre che nei confronti di istituti finanziari per l’erogazione di finanziamenti con cessione del quinto delle pensioni illegittimamente percepite.

Angelo Genitore, capo e promotore del sodalizio criminale, convinceva i futuri complici a presentare false autocertificazioni che attestavano l’esistenza di vincoli coniugali con pensionati del cui decesso era a conoscenza grazie al ruolo interno all’Inpdap. Avendo libero accesso ai dati, lo stesso selezionava i pensionati deceduti non sposati, per avere la certezza che dopo la

sua morte la pensione potesse essere riscossa dal falso coniuge senza problemi.

I membri dell’organizzazione, oltre ad essere legati tra loro da rapporti di parentela o amicizia, erano perfettamente a conoscenza del meccanismo grazie al quale percepivano la pensione di reversibilità di un estraneo spacciandosi per il legittimo coniuge. La truffa prevedeva sempre lo stesso meccanismo e persino l’incasso delle somme dagli stessi uffici postali. In molti casi, il beneficiario di una pensione era delegato alla riscossione di un’altra dello stesso gruppo, in una sorta di catena ben collaudata.

Ma la truffa prevedeva anche la stipula di contratti con numerose finanziarie con  finanziamenti e relativa trattenuta di un quinto sulle singole rate della stessa pensione di reversibilità. Per l’Inpdap il danno patrimoniale si aggira intorno ai 105 mila euro, mentre quello subito dalle finanziarie è di 155 mila euro.

In dettaglio, dalle indagini degli inquirenti è emerso che Rosario Grasso non solo era il beneficiario di una pensione di reversibilità e di un finanziamento con cessione del quinto della stessa pensione, ma era anche colui che all’interno dell’organizzazione contattava e reclutava altre persone disposte a chiedere il riconoscimento di pensioni di reversibilità pur non avendone titolo. Grasso era anche delegato alla riscossione di altre pensioni erogate nello stesso modo. Nicolina Buda invece, era beneficiaria di una pensione di reversibilità senza titolo e di un finanziamento con cessione del quinto della stessa pensione ed era anche delegata ad incassare un’altra pensione. Mario Miceli contattava e reclutava persone interessate alla truffa e riscuoteva alcune pensioni. Tutti e tre sono stati condotti a Gazzi, mentre gli altri indagarti sono agli arresti domiciliari.

L’operazione è scattata stamane all’alba, quando la Sezione P.G. della Polizia di Stato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, in collaborazione con la Squadra Mobile e con il Commissariato di P.S. di Cinisello Balsamo, ha dato esecuzione all’ordinanza di misure cautelari emessa dal GIP Maria Vermiglio su richiesta dei PM Fabrizio Monaco e Diego Capece Minutolo.

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