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Tron legacy

Tron legacy
Nazionalità: Regno Unito
Anno: 2010
Genere: Fantascienza, Azione
Durata: 127 minuti
Regia: Joseph Kosinski

La Disney chiude il 2010 con il seguito di uno dei suoi film più famosi, richiamando il sempre bravissimo Jeff Bridges a ricoprire i panni di Kevin Flynn e Clu.
La Encom, di cui Kevin era divenuto proprietario venti anni prima, è diventato un colosso dell’informatica gestito da un avido consiglio di amministrazione che fa le veci di Kevin, scomparso senza lasciare traccia molti anni fa. Il figlio Sam, afflitto dalla scomparsa del padre si rifiuta di sostituirlo al vertice della società e anzi la danneggia, rubando e distribuendo gratis in rete i costosissimi programmi che producono. Un vecchio amico di Kevin che fa parte del consiglio, informa Sam che ha ricevuto una chiamata sul cercapersone dal padre scomparso da tanti anni. Sam si mette alla ricerca del padre e trova un suo laboratorio segreto i cui macchinari lo trasportano in un mondo elettronico. Sam scopre così che le storie che il padre gli raccontava da piccolo non erano un’invenzione: deciderà di scoprire se Kevin è morto o se è sparito dentro questo nuovo, strano mondo.
Non è un film per chi non abbia visto o non ricordi bene la prima pellicola la quale, lo ricordiamo, aveva stupito il mondo cinematografico con i suoi effetti speciali elettronici ed il suo stile particolarissimo. Tron Legacy mantiene il look del suo predecessore, anche se ovviamente l’effetto non può essere lo stesso di

tanti anni fa. Non è un dramma comunque, non ci troviamo di fronte ad un prodotto dalla sceneggiatura inesistente basato su effetti speciali. Però è anche vero che non si può neppure dire che si sia centrato il bersaglio: il film infatti, è uno di quelli che fuori dalle sale e senza il supporto del 3d perderà gran parte della sua patina spettacolare.
È molto interessante il dualismo con cui vengono raffigurati da Joseph Kosinski i due mondi: quello fisico pulsante, coloratissimo e vitale, ma anche caotico e sporco, quello elettronico decisamente più freddo, con un uso quasi esclusivo di bianchi, neri e toni di grigio, esaltati da fuggevoli note di colore intenso, ma anche molto più elegante e “ordinato”, come è giusto che sia un programma.
Una parola sugli attori, tutti fisicatissimi (Jeff Bridges incluso) e strizzati in aderentissime tutine care ai mimi ma davvero eleganti con il loro virtual style. Il migliore è Bridges che si diverte a sdoppiarsi nella sua metà buona e malvagia come un dottor Jekyll della rete, mentre altrettanto non si può dire di Garrett Hedlund, che mantiene l’atteggiamento scontroso e spaccone da adolescente che si confà al personaggio del figlio di Kevin Flynn anche in momenti in cui una maggiore impreparazione e smarrimento sarebbero stati più consoni.
Il film insomma scorre via facendo il proprio dovere, ovvero portando lo spettatore alla conclusione dei fatti iniziati nel 1982 senza sentire la necessità di lasciarsi alle spalle domande senza risposta o finali aperti per eventuali sequel, una volta tanto.
Consigliato ai trentenni in vena di una serata vintage.