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Triscele ultimo atto, sono arrivate le lettere di licenziamento

Mimmo Sorrenti, il lavoratore della Triscele che il 23 novembre scorso ha minacciato di darsi fuoco

Le aspettavano e questa mattina sono arrivate. Con le lettere di licenziamento inviate ai propri dipendenti la famiglia Faranda cala il sipario sullo stabilimento della Triscele in via Bonino, dove per 90 anni si è prodotta la birra.

Immediata la reazione dei lavoratori, che poco dopo le 10 di stamane si sono arrampicati sui muri e sugli alberi davanti alla loro fabbrica per protestare contro un licenziamento che ritengono ingiusto.

“Vogliamo il lavoro, non ci possono licenziare così -urla uno dei 41 lavoratori, Mimmo Sorrenti, che il 23 novembre sorso è stato il protagonista di una drammatica protesta. Vogliamo continuare la produzione. La famiglia Faranda se n’è fregata di noi, ci hanno preso solo i soldi della nostra liquidazione e basta. Ma non la possono passare liscia. La città ci deve stare accanto, perché questo stabilimento ha dato lavoro per 90 anni e adesso non può chiudere per una speculazione edilizia. Abbiamo bisogno che i messinesi protestino con noi, perché questa fabbrica è un

patrimonio di tutti, non solo di noi lavoratori”.

Dopo un tira e molla di parecchi mesi sulla presentazione del Piano Industriale sia con l’ex prefetto Alecci che con l’attuale Stefano Trotta, alcune settimane fa la famiglia Faranda ha messo le carte in tavola ed ha ammesso quello che in molti sospettavano già da tempo a dispetto delle loro assicurazioni: dopo la vendita dell’area per realizzare delle palazzine la produzione non sarà delocalizzata. Stando a quanto è stato dichiarato durante l’ultima riunione in Prefettura, i debiti accumulati dal 2007 ad oggi sono talmente tanti che la vendita li coprirà a malapena e non resterà altro per ricominciare altrove.

Nessun futuro quindi per i 41 dipendenti della Triscele, che hanno creduto talmente tanto in questo progetto che quando nel 2007 la famiglia Faranda ricomprò dall’Heineken lo stabilimento che le aveva ceduto a metà degli anni Ottanta misero a disposizione tutto il loro TFR (quasi due milioni di euro) per aiutare la ripresa dello stabilimento.

Una partenza in pompa magna con il lancio di tre nuovi prodotti e poi i primi problemi, la cassa integrazione, il blocco della produzione e la promessa di delocalizzare. Oggi, con l’invio delle lettere di licenziamento, cala il sipario sulla Triscele e inizia una nuova tragedia. Quella di 41 famiglie senza più futuro.