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Triscele, i lavoratori vogliono vedere l’accordo

Vogliono le carte dell’accordo tra  il Gruppo Faranda e l’Heineken. Vogliono capire se nel 2007 un piano industriale c’era o se invece l’idea di vendere un terreno reso edificabile dalla finta minaccia della perdita dei posti di lavoro aveva già preso corpo.

Intanto da questa mattina gli ex dipendenti della Triscele hanno raccolto attorno a loro altri lavoratori che subiscono le conseguenze di scelte scellerate. I primi ad arrivare sono gli orchestrali del teatro Vittorio Emanuele. Ma ci sono anche rappresentanze del teatro Pinelli, di Messinambiente e dell’ATM.

Della proprietà neanche l’ombra. Uffici chiusi da giorni ed il personale amministrativo trasferito nello stabilimento di Montalbano, dove la famiglia Faranda imbottiglia acqua da decenni.

“Vogliamo vederci chiaro -spiega Mimmo Sorrenti, uno degli ex dipendenti. Vogliamo capire se i Faranda ci hanno imbrogliato sin dal primo momento. Dall’accordo con la Heineken, che nessuno ha mai visto, capiremo se già nel 2007 avevano in mente di vendere tutto dopo aver ottenuto il cambiamento di destinazione d’uso dell’area. Vogliamo che il Presidente della Regione Crocetta convochi un tavolo a Palermo al quale dovranno partecipare non solo i Faranda ma anche Francantonio Genovese, che quando fu inaugurato lo stabilimento era sindaco”.

I musicisti del Vittorio Emanuele tirano fuori gli strumenti e suonano per dare un segno concreto della loro solidarietà. Poi il segretario di categoria della Cgil, Giovanni Mastroeni, prende la parola e annuncia che oggi pomeriggio il presidente Crocetta incontrerà a Catania una delegazione di lavoratori.

A poco a poco arrivano rappresentanti del mondo politico a manifestare le propria solidarietà ai lavoratori in lotta. C’è il segretario cittadino del PD Peppe Grioli con Felice Calabrò, coordinatore dei gruppi del Partito Democratico in Consiglio comunale. Ci sono Gino Sturniolo della rete NoPOnte e l’ex coordinatore del Circolo “Matteo Cucinotta” di SEL. Ovviamente, sono presenti anche il segretario generale della

Cgil di Messina Lillo Oceano, il segretario generale di Orsa Sicilia Mariano Massaro, il responsabile di Orsa Trasporti Michele Barresi ed il segretario di Orsa Servizi Francesca Fusco. A manifestare il proprio sostegno ai lavoratori anche il pacifista Renato Accorinti e il segretario provinciale dei Verdi Raffaella Spadaro.

Gira una nota di Sofia Martino, candidata SEL alla Camera, che promette il proprio impegno per individuare una soluzione che consenta di riprendere la produzione.

Assente Messina. Come sempre in questi casi, del resto. Qualche automobilista di passaggio si innervosisce perché la strada è bloccata. Arrivano i vigili urbani che deviano il traffico. Ma la città non c’è.

Per i 41 lavoratori la sconfitta è totale. Sventolando la bandiera della tutela dell’occupazione la famiglia Faranda ha ottenuto il cambio di destinazione d’uso dell’area e adesso potrà vendere il terreno al miglior offerente.

Invece per gli ex dipendenti non c’è nulla. A dispetto dei proclami trionfanti del 2007 e della dichiarazione che lo stabilimento tornava alla città, dopo solo sei mesi sono iniziati i primi problemi e 9 lavoratori sono stati messi in mobilità. Poi sono arrivati i contratti di solidarietà e la cassa integrazione in deroga. Adesso c’è solo lo spettro di un futuro senza lavoro.

“La cosa peggiore -aggiunge Mimmo Sorrenti- è che cinque anni fa, quando i Faranda hanno ricomprato lo stabilimento che avevano venduto all’Heineken 20 anni prima, ci hanno chiesto di investire i 2 milioni del nostro TFR nell’azienda. E così abbiamo perso davvero tutto. Non solo il lavoro ma anche la nostra liquidazione. Ma dovranno pagare per quello che hanno fatto, perché non possono pensare di passarla liscia. Adesso ci spettano solo sei mesi di indennità di disoccupazione, ma passerà del tempo prima di prenderla e poi, dopo aver lavorato per 30 anni qua dentro, ci ritroveremo in mezzo ad una strada con le nostre famiglia”.

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