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Tribunale che vai, linee guida che trovi: Giustizia nel caos in tutta Italia e la Sicilia non è da meno

Anche la Giustizia è allo sbando in questa caotica riapertura della Fase 2. Linee guida poco chiare e in ogni caso assolutamente dissimili fra i Tribunali italiani. Così l’Organismo Congressuale Forense, che a suo tempo aveva già denunciato la grave mancanza di coordinamento degli uffici giudiziari italiani, torna ora alla carica denunciando come in ciascun Tribunale si dettino “personali” linee guida. “Il risultato è un caos generale che in molti casi lascia la ripresa dell’attività solo sulla carta – commenta Giovanni Malinconico coordinatore dell’OCF – una ripresa finta che coincide con la crisi dei colleghi che invece chiedono di tornare a poter difendere i diritti dei cittadini nelle sedi naturali a esse destinate: i Tribunali della Repubblica”. Questo il triste panorama segnalato dall’OCF. A Roma un video girato dal Presidente dell’Ordine Galletti mostra il peso materiale delle varie misure organizzative: ben otto chili di carte delle varie linee guida, nell’Ufficio del Giudice di Pace vengono trattate 4 cause al giorno anziché le consuete 40. Il 10% del passato. In Corte d’appello civile vengono disposti rinvii a un anno. Idem per il penale. In Sicilia, mentre a Palermo e in quasi tutta l’Isola solo per restare nell’ambito del diritto di famiglia le separazioni avvengono esclusivamente per via consensuale, ad Agrigento vengono trattate solo le giudiziali e in altri capoluoghi le udienze sono sospese e rinviate. Nel settore penale sono escluse udienze che prevedano l’assunzione delle prove testimoniali visto che il teste non si può ascoltare da remoto. A Milano, frattanto, per quanto riguarda il Giudice di Pace civile vengono rinviate in autunno le cause iscritte a ruolo nei primi di marzo, per le quali c’è la disponibilità dei fascicoli; rinviate a data da fissare le altre per le quali non c’è la disponibilità del fascicolo. In Tribunale invece, sempre per il settore civile, si trattano i procedimenti in cui non debbano essere presenti parti diverse da giudice e avvocati, ma ogni giudice si regola in modo diverso sulle modalità. Tutto il resto viene rinviato. Nel settore penale per il Giudice di Pace non si tratta in dibattimento; per il Tribunale si trattano udienze di discussione da remoto solo con il consenso del difensore. Con i detenuti in carcere le udienze si svolgono da remoto, con il detenuto condotto in questura mentre  il difensore può decidere se stare in Questura o nel suo studio. In caso di arresti domiciliari invece le cause non si possono trattare perché il detenuto dovrebbe presenziare nello studio dell’avvocato e sedergli accanto per essere visibile allo schermo. A Bari si prevede in appello la trattazione scritta per le udienze che non prevedono la presenza di soggetti diversi dai difensori. In minima parte in presenza per le indifferibili e urgenti per cui non è possibile la trattazione scritta. Nel Tribunale civile sono celebrate le udienze con trattazione scritta e solo se indifferibili e urgenti in persona. Poche udienze in videoconferenza. Trattazione scritta senza comparizione anche per le separazioni. Nel penale i processi con imputati detenuti si celebrano in aula con imputati collegati da remoto, quelli con imputati liberi si celebrano in aula, con un  massimo di 4 imputati. Davanti al Giudice di Pace si celebrano in aula non più di 3 udienze di discussione e massimo due udienze di remissione di querela e accettazione. Una situazione caotica che genera incomprensioni fra i protagonisti della giurisdizione, magistrati e avvocati. Si è sostenuto per esempio dal parte dell’ANM Bari che l’Organismo congressuale forense avrebbe manifestato una apertura nel riconoscere l’utilità del processo da remoto anche al processo penale. L’Organismo politico dell’Avvocatura ha affermato più volte di non avere una pregiudiziale avversione nei confronti degli strumenti telematici, allo stesso tempo evidenziando che la celebrazione delle udienze da remoto non è compatibile con i principi di oralità e immediatezza del processo penale. Nella vicina Taranto si è giunti all’assurdo di un giudice di pace che con ordinanza disapplica le ordinanze del presidente del Tribunale, dandone comunicazione alla Procura e del presidente del Tribunale che a sua volta diffida il Giudice di pace di cui sopra, dandone comunicazione anche lui alla Procura. A Napoli la maggior parte delle cause sia civili che penali stanno subendo ulteriori rinvii. Le penali, tranne le urgenti, sono quasi tutte rinviate e non vengono comunicati i rinvii. Per le cause civili che non sono rinviate, i giudici chiedono la trattazione scritta con onere della parte di depositare telematicamente atti già depositati in precedenza in modo cartaceo. Tutto fermo dal Giudice di pace.