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Tribunale Barcellona, la FP Cgil chiede la rimozione della dirigente

Clara Crocè  segretario generale FP Cgil MessinaLa vertenza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto approda al ministero della Giustizia. La FP Cgil di Messina ha inviato una nota dettagliata al titolare del dicastero, Andrea Orlando, nella quale si illustra con chiarezza la grave situazione nella quale sono costretti a operare i dipendenti della struttura e accusa i vertici amministrativi di violazione dei diritti dei lavoratori.

“Da almeno sette anni presentiamo esposti e relazioni per chiedere la rimozione della dirigente Speciale-dichiarano il segretario generale della FP Cgil di Messina Clara Crocè e il segretario di comparto Francesco Fucile. Non fosse altro che per il rispetto del principio di rotazione degli incarichi.

Gli esposti, inoltrati a tutti i livelli dell’Amministrazione Giudiziaria, sono purtroppo ancora senza risposta, nonostante alcuni di essi siano stati oggetto di interpellanze parlamentari. Tutti sono a conoscenza di tutto, ma nessuno interviene”.

Un po’ come in tutte le sedi giudiziarie italiane, anche il Tribunale di Barcellona P.G. di una cronica carenza di personale. Fatto questo, che costringe i dipendenti a garantire il servizio tra mille difficoltà e con sacrifici personali.

“Ma tutto questo -dichiarano Crocè e Fucile- non può comunque autorizzare l’emanazione di provvedimenti che fin troppo spesso si traducono in una violazione dei diritti dei lavoratori. A  ciò si aggiunge che nel corso dell’assemblea del 10 ottobre scorso, la FP Cgil ha avuto modo di toccare con mano come il clima si sia ulteriormente aggravato per gli atteggiamenti assunti dalla dirigente, cui contestiamo toni vessatori e gravemente offensivi e lesivi della dignità dei lavoratori.

Nel tempo -spiegano i due dirigenti sindacali nella nota inviata al ministro Orlando- alcuni lavoratori sono stati costretti a richiedere distacchi e assegnazione temporanee presso altri uffici. Tali richieste sono esplicative di un malessere incombente e perdurante. I dipendenti, ormai allo stremo, sono stati costretti a scegliere tra la tutela della propria salute psico-fisica e l’allontanamento dalla propria città e dagli affetti, perché una normale convivenza con la dirigente non era più plausibile.

Negli anni abbiamo ampiamente descritto la situazione, evidenziando come ogni tentativo di piegare il personale, anche con procedimenti disciplinari e persino penali, si sia risolto sempre a vantaggio dei dipendenti, con l’Amministrazione soccombente in giudizio.

Amministrazione che potrebbe essere chiamata persino al risarcimento dei danni, ma che non ha mai mosso alcun rilievo contro una dirigenza che è stata ripetutamente smascherata. Ci chiediamo fino a quando si continuerà a chiudere gli occhi e perché”.

Le vicende denunciate dal sindacato sono cosa ben nota al Tribunale di Barcellona, sia dai magistrati che dagli avvocati oltre che dai cittadini. Tutti riconoscono la grande dedizione e professionalità del personale, ma nessuno interviene.

“Abbiamo  ribadito la nostra richiesta di un‘immediata ispezione ministeriale per verificare le condizioni per la rimozione della dirigente -spiegano Crocè e Fucile. Adesso vogliamo sapere perché la dottoressa Speciale sia l’unica dirigente che rimane in pianta stabile presso il Tribunale di Barcellona P.G. in violazione al principio di rotazione degli incarichi dirigenziali”.

La FP Cgil di Messina e RSU del Tribunale di Barcellona hanno chiesto un incontro al ministro Orlando per spiegare di persona la grave situazione della struttura.

 

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.