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Primo round del processo contro il PG Cassata

Il Procuratore Generale di Messina Franco Cassata

Dopo tre udienze andate a vuoto, il processo contro il Procuratore Generale di Messina Franco Cassata è iniziato. L’accusa non è delle migliori, soprattutto per un magistrato: diffamazione aggravata nei confronti di Adolfo Parmaliana. Il docente universitario che si uccise nell’ottobre del 2008 a causa dell’isolamento determinato dalle sue stesse denunce. Un’udienza, quella presso il tribunale di Reggio Calabria, iniziata in maniera inconsueta visto che il primo giudice al quale fu affidato il processo, Giandomenico Foti, che si astenne perché amico di Cassata, ha pensato bene di “presentare” il nuovo giudice, Lucia Spinella, esortando i presenti ad essere puntuali, a seguire le sue indicazioni sui giorni di udienza e a condurre un processo veloce per chiuderlo al più presto.

“Sinceramente non ci aspettavamo niente del genere -commenta Cettina Parmaliana, la vedova del docente diffamato. Non so davvero perché lo abbia fatto. Ma nonostante questo siamo fiduciosi nella Procura di Reggio Calabria. E il fatto stesso che le udienze siano così ravvicinate, ci fa sperare che ci sia davvero la volontà di fare chiarezza”. “Un modo di procedere decisamente inconsueto -aggiunge il fratello del professor Parmaliana, Biagio, avvocato- e non interpretabile, visto che Foti è lo stesso magistrato che ha annullato la prima udienza perché conosce Cassata. Il nuovo giudice è al suo primo processo penale e probabilmente sente il peso materiale di un processo come questo. Adesso vedremo come si regolerà nelle prossime udienze. Una cosa è certa. La morte di mio fratello ha cambiato questa

provincia, perché questa si è rivelata un’inchiesta-tsunami. Da un lato c’è chi non vuole che si risvegli, ma dall’altro c’è chi invece vuole sapere”.

Biagio Parmaliana (foto Enrico Di Giacomo)

Intanto ieri è stato ascoltato il luogotenente dei carabinieri che curò le primissime indagini, subito dopo il ritrovamento del corpo. Durante la prossima udienza, fissata per il 5 aprile, il giudice Spinella sentirà Cettina Parmaliana. 

Prima di morire Parmaliana scrisse una lettera lucida e dolorosa, nella quale mise nero su bianco i continui tentativi di delegittimarlo. Alcuni mesi dopo la sua morte uscì il libro “Io che da morto vi parlo” di Alfio Caruso e Cassata inviò allo scrittore, al senatore diessino Giuseppe Lumia, al sindaco di Terme Vigliatore ed alla Procura un dossier anonimo scritto con altre persone, con il quale si accusava il docente di colpe mai commesse.

Le denunce che a Parmaliana costarono l’isolamento anche da parte del suo partito, l’attuale PD, furono ribadite nel 2002 anche davanti al CSM e portarono allo scioglimento del Comune di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose. Un’accusa gravissima, che tuttavia non bastò al suo partito per tutelarlo e difenderlo. E quando iniziò a circolare un dossier infamante su di lui, la reazione dei familiari fu immediata. A raccogliere le loro denunce l’allora Procuratore Generale di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, che decise di andare fino in fondo a questa storia che, come altre successe a Barcellona o che alla cittadina tirrenica sono in qualche modo legate (dall’omicidio di Beppe Alfano e Graziella Campagna a quello maldestramente travestito da suicidio dell’urologo Attilio Manca) presenta troppe zone d’ombra.