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Trasporti e inquinamento: il ponte sullo Stretto la sola risposta possibile per tutelare l’ambiente

MESSINA. La realizzazione dell’economico ed ecologico ponte sullo Stretto, oltre ad abbattere le emissioni di CO2 provocate dal costoso e totalmente a carico dei siciliani trasporto aereo e navale (a parte un trascurabile 5% relativo alla navigazione di RFI), risponde esattamente agli obiettivi dell’ambientalismo mondiale e dei maggiori fautori dello sviluppo sostenibile. Tra questi, il neo ministro dell’Istruzione e Ricerca del Governo Conte bis Lorenzo Fieramonti e l’attivista svedese Greta Thumberg. Ben conoscendo i dati sulle emissioni di anidride carbonica e agenti inquinanti, il primo propugna la disincentivazione dell’uso degli aerei per le tratte interne con la tassazione dei voli, l’altra non usa mai l’aereo indipendentemente dalla distanza che deve percorrere, mentre in Francia e in Germania si discute dell’eliminazione dei voli per le tratte coperte dai treni veloci.

Il grande successo del Bel Paese degli ultimi 15 anni è l’alta velocità ferroviaria, che di fatto ha consentito a 53 milioni di italiani di essere collegati alla Capitale al massimo in 5 ore di treno da Bolzano, Reggio Calabria, Taranto, Genova e Trieste.

I sardi, meno di 2 milioni, godono di sensibili sconti pagati dai fondi pubblici per l’uso continuo dei voli. I siciliani, che sono 5 milioni, pagano i voli a caro prezzo secondo le tariffe di mercato soprattutto, neanche a dirlo, in alta stagione: un palese sfruttamento degli emigranti poveri. La costruzione del ponte sullo Stretto, che costerebbe appena 4 miliardi di euro, consentirebbe di ridurre dell’80% le emissioni inquinanti di voli e navi per la Sicilia, offrendo come prima modalità di trasporto “la casa che ti porta a casa”: i treni Freccia.

In buona sostanza, il ponte riduce di 2 ore ferroviarie la distanza tra Sicilia e l’Italia, dando ai siciliani lo stesso diritto alla mobilità che hanno gli altri 55 milioni di italiani e garantendo una reale tutela del territorio.

Non si comprende allora perché il neo Governo targato PD/5 Stelle, che nei primi punti del proprio programma ha proprio la difesa dell’ambiente e la lotta alla povertà, possa continuare con questa posizione folle e contraria a ogni logica scientifica opponendosi pervicacemente  alla costruzione di un’opera così importante.

 

Giacomo Guglielmo

Siciliano a tutto tondo, cittadino del mondo, ingegnere laureato al Politecnico di Milano, docente, esperto di trasporti e fondi SIE, attualmente in forze al MIUR per il monitoraggio dei fondi UE per la ricerca, pescatore con rizza trimagghi e adesso anche aspirante giornalista. Sostenitore del ponte sullo Stretto, non a caso è stato studente di Giorgio Diana, il suo motto ora e per sempre (o almeno fino a quando non lo costruiranno) è: ponte e libertà.