Trash

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Paese: Regno Unito

Genere: Azione, Thriller, Avventura

Durata: 114 minuti

Regia: Stephen Daldry

Andy Mulligan è l’autore del libro da cui Stephen Daldry, talentuoso ed osannato regista di pellicole del calibro di “Billy Elliot”, ha tratto questa favola moderna.

Rafael e Gardo vivono in una grande favela a Rio de Janeiro. Una delle loro attività quotidiana è quella di frugare nelle grandi discariche di rifiuti, sperando di trovare qualcosa di utile. Un giorno trovano un portafoglio e quando ci guardano dentro capiscono che le loro vite potrebbero cambiare per sempre. Ma qualcosa non va.

La polizia infatti li contatta quasi subito, proponendo loro una grossa ricompensa per la restituzione del portafoglio. Rafael e Gardo sanno bene che quasi tutti gli elementi della polizia sono corrotti e decidono di non fidarsi. Insieme al fidato amico Rato, spariscono dalla circolazione per capire cosa fare di quel ritrovamento, cercando di non finire nelle grinfie del capo della polizia e nel frattempo tentano di capire a chi in realtà appartenga il portafoglio. Forse la soluzione è andare a chiedere il

di padre Juliard…

Non si tratta di un film di denuncia. È una delle prime cose che salta agli occhi, a dispetto degli spinosi temi trattati (la vita nelle favelas, gli scavatori delle discariche, la corruzione della polizia): Daldry dirige una storia avventurosa sullo sfondo di Rio de Janeiro, che tiene a riportare fedelmente per quel che è, senza puntare il dito ma neppure fingendo che la vita non sia dura in questa megalopoli.

Per certi versi potrebbe ricordare il celeberrimo “The Goonies” di Richard Donner, pellicola culto degli anni Ottanta. I toni infatti sono quelli dell’avventura tendente al favolistico, specie nel finale, dove Daldry decide di puntare sull’happy end piuttosto che sull’aderenza alla realtà.

Tuttavia il film funziona. Ha elementi di drammaticità ma non così rilevanti da far virare la storia verso toni più amari. Allo stesso tempo infatti riesce ad essere leggero (senza scadere nel ridicolo) e piuttosto sentimentale, senza troppo melò, mostra la cruda realtà di Rio senza ipocrisie ma lasciando che la storia prenda binari molto distanti dalla denuncia. Una pellicola valida e divertente, senza bisogno di gridare al capolavoro o tanto meno al reportage scandalistico. Semplice. Buon. Cinema. Consigliato dai dieci ai quindici anni.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.

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