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Torre Faro, all’ombra del ponte fantasma un PIT a metà

La spiaggia di Capo Peloro

Il ponte sullo Stretto è stato messo in mora dalla crisi finanziaria. Torre Faro, Ganzirri, Sant’Agata  e tutta la zona nord di Messina sono quindi, almeno per i prossimi due anni, al riparo dal pericolo dell’apertura di devastanti cantieri.

Ma cosa ne sarà adesso dei luoghi sui quali si sarebbe allungata l’ombra della megaopera?

Un giro veloce lungo la parte nord della sponda messinese dello Stretto offre la vista di luoghi di grande bellezza, destinati per natura ad una funzione ricreativa e turistica. Le condizioni reali del territorio però, non sempre corrispondono a quelle ideali per l’esercizio di questa funzione.

Una densità abitativa ed edilizia di tipo metropolitano che convive malamente con le esigenze di una Riserva Naturale Orientata, un problema annoso come l’erosione delle coste che negli ultimi anni si è particolarmente aggravato cancellando quasi completamente la storica spiaggia della parte nord di Capo Peloro nell’ex tiro a volo, le condizioni precarie dei laghi di Ganzirri e di Faro tra scarichi fognari e tentativi non sempre felici di tenere in vita le tradizionali attività come la mitilicoltura.

L’elenco dei problemi ormai endemici della zona potrebbe continuare a lungo. Quanto ai progetti che, ponte o meno, hanno tentato di ridisegnare il volto dei luoghi, anche qui c’è un elenco di ottime intenzioni i cui esiti non sempre corrispondono alle aspettative.

Risale al 2002 il Pit denominato Eolo Scilla Cariddi. Forse il più vasto tentativo di ristrutturazione del territorio e di una sua funzionalizzazione ad uno sviluppo turistico mai attuato nell’ultimo decennio. Un progetto pensato nell’ambito del POR Sicilia 2000-2006, con un budget complessivo di 28 milioni di euro (27.984.822 euro per la precisione) e finalizzato all’”incremento della qualità dell’offerta turistica mediante la creazione di servizi  e strutture per il turismo”.

In dettaglio, gli obiettivi dichiarati del piano, che coinvolgeva la Provincia Regionale e i Comuni di Messina e dell’arcipalago eoliano, erano ambiziosi. Si pensava di “accrescere le presenze turistiche nell’area e la diversificazione dei prodotti turistici locali e la qualità delle imprese turistiche”, di “realizzare nuovi fattori di attrazione turistica nel territorio di Messina e nelle Isole Eolie per la valorizzazione e il potenziamento delle sinergie tra distretto turistico consolidato delle Eolie e l’area turistica della sponda messinese”, di “sviluppare e potenziare le connessioni tra il modello turistico integrato e la cantieristica navale messinese” oltre a “favorire la riconversione dell’industria cantieristica navale e l’espansione della filiera produttiva correlata, riqualificare le aree strategiche della città di Messina e dei centri urbani delle Isole Eolie per lo svolgimento di nuove funzioni e servizi legati al turismo”.

L'area ex Sea Flight

Obiettivi ambiziosi a cui corrispondevano interventi impegnativi e generosamente finanziati. Per i luoghi del ponte in particolare, il Pit Eolo prevedeva la spesa di 900 mila euro per la rimodellazione del suolo e della vegetazione dunale nel villaggio di Torre Faro, sei milioni di euro in incentivi per la realizzazione di strutture alberghiere e dei servizi ad esse connesse.

Altri 5 milioni erano previsti per la realizzazione di un’ampia riqualificazione urbana e funzionale del villaggio di Torre Faro tramite l’adeguamento funzionale delle piazzette e la realizzazione di nuova viabilità e parcheggi.

La ripavimentazione delle stradine e delle piazzette sul mare , insieme alla controversa sistemazione delle dune costiere artificiali a Capo Peloro, effettivamente si vede. Anche se nel complesso gli interventi di riqualificazione hanno suscitato a Torre Faro più disagi e polemiche che altro.

Nell’estate del 2007 era intervenuto in merito alla questione il circolo locale di Rifondazione Comunista, che sollevò molti dubbi sulla reale efficacia degli interventi allora in fase di realizzazione. La proposta che i militanti di Rifondazione fecero in quel periodo prevedeva di “affrescare i muri dei due villaggi marinari della città per creare una sorta di galleria d’arte a cielo aperto per valorizzare i due villaggi, la storia e la cultura dello Stretto e creare le condizioni per un ulteriore sviluppo turistico dell’area”.

Si pensava anche di inserire i due borghi nel circuito dei “Paesidipinti”: un tessuto di iniziative che valorizzava con l’arte dei murales e dei graffiti 80 località in tutta Italia.

“I responsabili del PIT non ci diedero molto ascolto allora -osserva sconsolato a distanza di anni Daniele Ialacqua, in quel periodo segretario cittadino dei comunisti. Del resto -ragiona-  molte altre  buone iniziative previste sono rimaste sulla carta o sono state realizzate  malamente”.

Il piano prevedeva la costruzione di un parcheggio presso le cosiddette Torri Morandi (la struttura dell’Enel dov’erano ancorati i cavi del vecchio elettrodotto) e un servizio di bus-navetta verso le principali spiagge, un’isola pedonale nel cuore di Torre Faro che “non si è fatta -ricorda ancora Ialacqua- perché il progetto aveva in programma la costruzione di una nuova via di accesso al paese, che si sarebbe partita da via Circuito all’altezza della pinetina da cui attualmente parte la via Nuova”.

Le ragioni della mancata realizzazione dell’importante struttura viaria sono presto dette. La strada non era in regola con le norme previste dalla Riserva  Naturale Orientata di Ganzirri e Capo Peloro.

“Il Comune di Messina -osserva ancora Ialacqua- avrebbe dovuto chiedere un parere vincolante alla Provincia Regionale, che gestisce la riserva naturale. Quest’atto non fu mai espletato, aprendo tra l’altro un contenzioso con  l’Unione Europea per il mancato raggiungimento degli obiettivi del PIT . Una querelle di cui ancora oggi non si vede la fine”.

A Torre Faro doveva sorgere anche un approdo della Metropolitana del Mare di Messina e Reggio Calabria, destinato  d’estate a servire anche le rotte verso le Isole Eolie. Il prefabbricato che avrebbe dovuto fungere da infopoint e biglietteria è ancora lì, accanto alla chiesa parrocchiale di Torre Faro, ma lo usano gli anziani per giocare a carte, nonostante i lavori di ristrutturazione seguiti ad un incendio siano costati intorno ai 20 mila euro.

Quanto all’area del SeaFlight, il cantiere aperto negli anni ’70 per provare a costruire aliscafi e diventato negli anni ’90 un teatro all’aperto che ha lasciato buoni ricordi nella memoria dei messinesi, non c’è alcuna traccia dei risultati del progetto “Staccando l’ombra da terra”.

Gli unici interventi di pulizia, recupero e riuso del vasto piazzale che dà su una delle spiagge più belle della Riviera Nord sono stati effettuati dal collettivo di giovani artisti Quasivive tra il 2011 ed il 2012. Le stesse persone che nell’inverno che sta per finire hanno regalato alla città il Teatro in Fiera Pinelli  e che contribuiscono in maniera determinante alle manifestazioni contro il ponte-fantasma più lungo del mondo.

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