#Teatro. Il viaggio di Giancarlo Giannini tra musica e poesia

Giancarlo Giannini
Giancarlo Giannini

Scorre via veloce la perfezione. E così, l’ora e mezza passata in di Giancarlo Giannini e del Marco Zurzolo Trio, in scena al fino a domani con lo spettacolo Viaggi e Miraggi, scivola morbida tra i versi di Dante, Leopardi fino a quelli di Ungaretti, passando per Alda Merini e Pasolini, solo per citarne alcuni, lasciando il giusto spazio alla musica,

che grazie alla bravura degli esecutori si ritaglia i propri spazi da protagonista. In un mondo sempre più dominato dalla violenza verbale e dalla sopraffazione dell’altro, la riscoperta della poesia diventa allora un viaggio dell’anima.

La voce profonda, inconfondibile e una presenza scenica che denotano l’attore di razza, che non ha mai bisogno di essere sopra le righe, stordiscono e affascinano il pubblico in sala, che fortunatamente dimentica persino la pessima abitudine di riprendere lo spettacolo con il cellulare e si fa trascinare dalla bellezza dei versi e dalla bravura di Giannini, eccellente in tutto e semplicemente superbo nei due monologhi shakespeariani tratti dal Giulio Cesare e dall’Amleto. Lunghi applausi alla fine e il rimpianto che sia finito troppo presto, ma è giusto così.


Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.

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