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Teatro Pinelli, i buoni propositi per l’anno nuovo

“Non mi aspettavo una realtà così matura. Voi siete sicuramente  in grado di non limitarvi ad un discorso prettamente teatrale ma di intervenire a tutto campo nelle questioni politiche e sociali cittadine”.

Le parole dell’attore e regista Ninni Bruschetta, rivolte agli occupanti del Teatro in Fiera-Pinelli nel corso della tavola rotonda dedicata al tema dei teatri occupati in Italia,  sono inequivocabili. Un pieno riconoscimento dell’importanza del percorso avviato lo scorso 15 dicembre con la sottrazione dello storico spazio in riva allo Stretto alla chiusura e al degrado,  attuata dall’assemblea antifascista.

Il 2013 del Pinelli si è aperto con una serie di eventi che intrecciano cultura, denuncia e una profonda riflessione sul ruolo che quest’esperienza si sta ritagliando in città e  sulle sue possibili prospettive. Se ne è parlato subito dopo i festeggiamenti del Capodanno in una partecipata assemblea aperta, al centro della quale c’è stata l’esigenza di aprire una vera e propria fase costituente del soggetto Teatro Pinelli.

Produrre cultura dal basso restituendo al luogo occupato la propria funzione storica e nello stesso tempo  farsi carico delle innumerevoli esigenze ed aspettative che l’atto dell’occupazione ha fatto emergere. Due termini di un binomio che i militanti vogliono tenere insieme coi fatti. Un programma che era già stato delineato per grandi linee durante l’incontro dell’ultimo dell’anno con il presidente della Regione Rosario Crocetta, incalzato dalle precise richieste di bloccare i lavori della commissione istituita dall’Autorità Portuale per l’emanazione di un bando internazionale sulla gestione dell’area e di garantire la libera fruizione della cittadella fieristica al riparo da ogni eventuale mira speculativa e che è stato articolato meglio nel corso dei dibattiti svolti in questi giorni.

L’idea che si fa strada è quella di una possibile ricostruzione dal basso del vecchio Teatro in Fiera, mettendo a valore l’enorme solidarietà raccolta in queste prime settimane d’occupazione e rendendola concreta attraverso la costruzione di una rete di volontari che metta a disposizione le proprie competenze tecniche ed artistiche, senza trascurare l’obiettivo politico di liberare l’intera cittadella fieristica e tutto l’affaccio a mare, contagiando con la

cultura dell’autogestione tutti i soggetti colpiti dalla crisi e proponendosi come collante  di una vertenza generale per cambiare Messina.

Con questo spirito sono già state messe in cantiere alcune iniziative significative. Un punto di ascolto per raccogliere disponibilità e suggerimenti sia sul versante della programmazione dell’offerta culturale quanto su quello della proposta politica. Due assemblee cittadine, una sul destino della Zona Falcata e dell’Arsenale martedì prossimo, la seconda (insieme alla Rete Noponte) il 13 gennaio per rilanciare l’iniziativa contro la grande opera. Un corteo cittadino, infine, per celebrare il primo mese d’occupazione portando i suoi temi all’attenzione di quante più persone possibile.

Il Teatro Pinelli manifesta così la propria ambizione di farsi spazio di democrazia partecipativa, “anticorpo contro il dispositivo che vuole tutti rassegnati all’ineluttabilità della crisi e delle ricette che vengono propinate per contrastarla a base di sacrifici e della perdita di ogni diritto sociale”. E non solo. La tavola rotonda con Ninni Bruschetta ha fatto incontrare e discutere a Messina i teatri occupati di tutta l’isola, come il Garibaldi di Palermo o il Coppola di Catania. Una realtà vivace e ormai consolidata che si propone di “uscire dall’impasse della semplice vertenza di categoria” dei lavoratori dello spettacolo, per diventare un laboratorio in cui si sperimentano nuovi modelli di economia e di produzione culturale non commerciale.

Esperienze di teatro aperto e di teatro dei cittadini, così si autodefiniscono, che vanno avanti da circa un anno e che non si limitano a dimostrare che la cultura non è un bene superfluo, ma pongono questioni come il diritto al reddito, il superamento della gestione parassitaria del diritto d’autore (quando non del suo superamento attraverso il concetto di creative commons) ed intervengono sui principali problemi siciliani, dalla precarietà strutturale all’aggressione all’ambiente al nuovo esodo biblico dei giovani.

Quello che sta nascendo in Sicilia e nel resto del Paese è un vero e proprio movimento che vuole reagire alla crisi rimettendo insieme cultura e politica, uscendo dall’estetica della marginalità e proponendo le pratiche dell’autogestione e del fare comunità ben oltre gli ambiti abbastanza ristretti dell’area antagonista come è stata finora conosciuta. L’attenzione e le vaste simpatie raccolte in queste settimane dal Teatro Pinelli, entrambe non scontate, stano lì a dimostrare che tutto questo è possibile.