Teatro, debutta in prima nazionale “Cercando Picasso” con Albertazzi
“Un genio che solo la morte ha saputo dominare”. Così lo scrittore e politico francese André MaIraux definì l’amico Pablo Picasso, cogliendone con poche parole la personalità irregolare, il furore creativo, l’eclettismo, la natura esplosiva e rivoluzionaria.
Ed è proprio a questi aspetti che guarda Antonio Calenda, regista di “Cercando Picasso”, spettacolo prodotto dall’Ente Teatro di Messina in scena in prima nazionale dall’8 al 13 marzo al Vittorio Emanuele.
“Affrontare Picasso – sostiene infatti il regista – significa rispondere alla sua fantasmagoria, dare voce alla sua irruente visionarietà. Perciò sarà necessario discostarsi dagli stilemi del naturalismo per ricreare invece le tensioni dell’irripetibile atmosfera culturale che circondava Picasso, per ricercare nel mondo delle sue motivazioni interiori attraverso la figurazione evocativa e coreografica, attraverso le sue stesse parole ed i pensieri che riverberano potenti da passi tratti dai suoi scritti, dai suoi poemi, dai testi teatrali”.
Fra questi, “Le désir attrapé par la queue” (Il desiderio preso per la coda) è il vero fulcro dello spettacolo, proprio per il suo respiro onirico e surreale, che ignora le consuetudini della drammaturgia tradizionale, animato da personaggi come il Piede Grosso, l’Angoscia grassa, la Cipolla, il Silenzio, la Torta.
Quenaeau vide in “Le désir” un’inverosimile rappresentazione del caos e dei mali che l’uomo subivaa causa della guerra e che condizionavano il gruppo di intellettuali parigini che lui stesso frequentava con Picasso, ma nel testo quest’ultimo ha conservato viva tutta la visionarietà tipica della sua pittura, la sua inventiva e la sua espressività: testimonianza delle ferite prodotte dalla guerra e dell’ostinato perseverare del pensiero, dell’arte, della creatività.
“Anche se rappresenteremo una giornata della vita di Picasso, una giornata parigina, di guerra, quella stessa in cui egli concepì “Le désir attrapé par la queue” -spiega il regista- vogliamo vivere questa cronologia attraverso un excursus nel suo immaginario. Questa necessità di evitare causalità e concretezza, di muoversi nell’impalpabile della fantasia, dell’immaginazione di questo grande artista ci ha spinto verso una scelta espressiva inusuale: quella di intrecciare nello spettacolo all’evocazione della pittura di Picasso, il linguaggio coreografico di Martha Graham.
Sono segni potenti, dell’arte e dell’espressività del Novecento, codici inestimabili la cui pregnanza riecheggia costantemente nell’immaginario contemporaneo. Ad essi si fonde la recitazione di un maestro della statura, della sapienza scenica e del vigore di Giorgio Albertazzi, un attore che sa fare della parola un esercizio stilistico supremo, sa rendere ogni battuta finissima, poliformica, astratta… Poter contare in scena su un dialogo intenso fra questo e la danza della Martha Graham Dance Company significa assicurare semanticità ulteriore allo spettacolo, liberarlo dagli impacci naturalistici, librarlo in un’atmosfera di allusione astratta che ci appare in qualche modo omologa all’animo del grande pittore, all’eredità che ha lasciato, a ciò che di lui desideriamo raccontare”.

