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Take me down to the paradise city

Giulia Arcovito

In questi giorni di acceso dibattito sull’annosa questione dei TIR in città, mi sono soffermata a pensare a quanto sia curioso il fatto che la principale società di trasporti marittimi dello Stretto porti il nome del mostro che nella mitologia greco-romana accoglie le anime dei dannati per traghettarle verso gli inferi. Lo trovo simpatico, senza dubbio ironico.

Così mi è venuta voglia di rispolverare la Divina Commedia, nello specifico il terzo Canto dell’Inferno, in cui Dante e Virgilio fanno il loro incontro con Caronte.

È qui che i due, arrivati alle porte degli inferi, scorgono l’inquietante scritta “Per me si va nella città dolente / per me si va ne l’etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente. / […] / Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate.”

Poi, prima di fare ingresso nell’Inferno vero e proprio, Dante e la sua guida si imbattono in una particolare categoria di dannati, talmente insulsi da non meritare nemmeno un posto in mezzo ai peccatori veri e propri: sono gli ignavi, cioè quelli che in vita non hanno avuto il coraggio di schierarsi attivamente né dalla parte del bene né da quella del male.

Il vocabolario Treccani li definisce “pigri, indolenti nell’operare per mancanza di volontà attiva e di forza spirituale”, mentre Dante nella Divina Commedia ne affida la descrizione a Virgilio, che li dipinge così: “Questo misero modo / tegnon l’anima triste di coloro / che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo. / Mischiate sono a quel cattivo coro / de li angeli che non furon ribelli / né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro. / Questi non hanno speranza di morte, / e la lor cieca vita è tanto bassa, / che ‘nvidiosi son d’ogne altra sorte.”

A me questa descrizione ricorda un po’ il messinese medio, quello tanto buono a criticare quanto totalmente incapace di agire. Quello che si gode il suo momento di gloria puntando di volta in volta il dito contro il bersaglio facile di turno, profondamente convinto che a risolvere i problemi sarà sempre un non meglio precisato qualcun’altro.

E se fosse proprio questa categoria di persone a fermare Messina dall’essere, come potrebbe, un piccolo angolo di paradiso?

Intanto, mentre il fermento sulla questione di cui sopra mi riporta alla mente immagini traumatiche viste con i miei occhi ai tempi del liceo (andavo a scuola sul viale Boccetta e mi è capitato di imbattermi in corpi spappolati sull’asfalto) non posso che sperare che questa sia la volta buona.

Dopotutto, a me sembra che persino il  sommo Dante provi a dire la sua sul braccio di ferro tra Comune e armatori con una profetica  lettera dal passato: “Caròn, non ti crucciare: / vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare.”

(E se non bastasse, a invocare una città più squisitamente paradisiaca ci aggiungo pure i Guns N’ Roses).

https://www.youtube.com/watch?v=Rbm6GXllBiw&hd=1