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Tagli delle Province, Messina dorme sonni tranquilli

Tra discussioni e polemiche il taglio alle Province è stato varato ieri sera dal Governo. La manovra economica aggiuntiva da oltre 45 miliardi ((20 per il 2012 e 25,50 per il 2013) prevede infatti l’abolizione degli Enti Provinciali per i territori con meno di 300 mila abitanti. A saltare dovrebbero essere poco meno di 40 ed in Sicilia la mannaia calerà su Caltanissetta (271.729 abitanti, la sua giunta è targata Mpa) ed Enna (172.485 abitanti, con un esecutivo tutto PDL).

Per un’abolizione tout court è invece il capogruppo UDC al Senato, il messinese Gianpiero D’Alia, che richiama all’ordine i deputati dell’ARS. “Raccogliamo positivamente la sollecitazione che arriva dall’onorevole Carmelo Briguglio -dichiara D’Alia- perché l’Udc, componente leale del governo Lombardo, non si è mai sottratta né si sottrarrà a un dibattito per rilanciare il programma politico e di riforme della Regione. Proponiamo quindi la riapertura dell’Assemblea regionale siciliana per una rapida approvazione del Ddl di abolizione delle Province e di un piano di riforme che sia efficace per affrontare i tagli del governo nazionale”.

Salvo ovviamente il comprensorio messinese, grazie alla sua popolazione che supera quota 600 mila.  Anche se le polemiche su come funzioni e quanto effettivamente produca l’Ente provinciale dello Stretto sono sempre più feroci. A guardare bene, tra le attività di Palazzo dei Leoni varate dalla Giunta guidata da Nanni Ricevuto si nota un gran fermento intorno a feste di piazza e a qualche intervento rispetto alla manutenzione delle strade. Poi il nulla. Di una seria programmazione economica e di azioni di raccordo concrete tra i 108 comuni della provincia, scopo principale della ragione d’essere dell’Ente, neanche a parlarne.  

“Da molto tempo -dichiara Tonino Genovese, segretario generale della Cisl di Messina- sosteniamo che i livelli di governo e amministrativi in Italia sono troppi e devono

essere diminuiti. La riduzione delle Province e dei Comuni sotto una certa soglia è sicuramente un segnale positivo anche se timido. Il riordino dei livelli amministrativi deve essere completato non solo per recuperare risorse economiche, ma anche per eliminare posti che sono sempre più al servizio della politica e sempre meno dei cittadini. Per amministrare la cosa pubblica servono competenze, etica e spirito missionario, non pletoriche poltrone utilizzate per alimentare e mantenere il ceto politico”. 

“Quello dell’abolizione delle Province è un tormentone che va avanti da oltre 2 anni -commenta Peppe Grioli, segretario cittadino del PD e consigliere provinciale. E’ un’idea semplicistica che accomoda le coscienze di chi lo ha proposto e di chi ha sostenuto questo progetto. Invece si dovrebbe capire perché questi enti sono nati e quali funzioni dovrebbero svolgere. Come sempre, la soluzione è a metà strada. Province come Messina e Catania, che hanno un territorio molto ampio, hanno sicuramente necessità di un ente che svolga un ruolo fondamentale nel coordinamento tra le amministrazioni comunali avendo come obiettivo comune lo sviluppo economico. Diversamente, si lascerebbe ai singoli sindaci l’iniziativa di raccordarsi tra loro e non è detto che la cosa possa funzionare. Il vero nodo da sciogliere è come si amministra. E se si guarda all’attività della Provincia di Messina, è evidente che il mandato degli ultimi 3 anni è stato utilizzato soprattutto per intercettare rapporti personali tra il presidente ed i sindaci con festicciole e qualche strada, ma nella sostanza non c’è stato altro. Dal punto di vista economico non si muove nulla, idem per quanto riguarda i trasporti, per non parlare poi della situazione disastrosa delle scuole. Anche nei rapporti con l’Autorità Portuale abbiamo mancato di iniziativa. Certo, magari è stato fatto qualcosa di carino dal punto di vista culturale, ma rispetto al rilancio dell’economia ed alla creazione di un sistema efficace di sviluppo siamo sicuramente all’anno zero”.