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Subito a processo le mogli di Genovese e Buzzanca

Peppino Buzzanca, ex Sindaco di Messina in conferenza stampa per le amministrative 2013
Giuseppe Buzzanca
Francantonio Genovese

Giudizio immediato e senza udienza preliminare per le mogli degli ex sindaci Francantonio Genovese e Giuseppe Buzzanca Chiara Schirò e Daniela D’Urso e per gli altri 9 indagati nell’inchiesta “Corsi d’oro” condotta dalla Guardia di Finanza di Messina.

Il GIP ha accolto la richiesta del PM e l’udienza è stata fissata per il 17 dicembre prossimo.

Oltre alla Schirò e alla D’Urso sono implicati nell’inchiesta che sta facendo luce sulla gestione della formazione a Messina e in particolare degli enti Ancol (che fa riferimento a Buzzanca e al suo assessore Melino Capone) e Aram e Lumen (che invece fanno riferimento a Genovese e al cognato Franco Rinaldi) l’ex consigliere comunale del PD ed ex presidente dell’ormai disciolta Istituzione dei Servizi sociali del Comune di Messina Elio Sauta insieme alla moglie Graziella Feliciotto, l’ex tesoriere del PD di Messina Cettina Cannavò, lo stesso Capone e suo fratello Natale, Giuseppe Caliri, Nicola Bartolone, Natale Lo Presti e il funzionario dell’Ispettorato del Lavoro Carlo Isaia. A vario titolo, tutti devono rispondere di di associazione per delinquere finalizzata al peculato a alla truffa per ottenere fondi pubblici.

L’8 agosto scorso il Tribunale della Libertà si era opposto alle richieste di scarcerazione degli indagati arrestati nell’operazione “Corsi d’oro”. L’affaire formazione, che ha scosso solo fino a un certo punto come dimostrano le ultime vicende il PD di Messina e un po’ di più quello che resta del centrodestra locale per l’uso disinvolto di fondi e corsi da parte dei tre enti Lumen, Aram e Ancol, ha visto il 17 luglio scorso l’arresto degli indagati, tranne Isaia.

Il Tribunale della Libertà confermò gli arresti domiciliari per Chiara Schirò, Daniela D’Urso, per l’ex consigliere comunale PD Elio Sauta, per Graziella Feliciotto, Natale Lo Presti e Melino e Natale Capone.

Alcuni giorni prima, il 3 agosto, il TdR aveva già confermato i domiciliari per Cettina Cannavò, presidente della Lumen, e per Nicola Bartolone, vicepresidente dell’Aram. A curare l’inchiesta i sostituti procuratori Antonino Carchietti, Camillo Falvo e Fabrizio Monaco insieme al procuratore aggiunto Sebastiano Ardita.

E dopo l’Operazione Pandora, che ha scoperchiato il calderone della formazione a Catania, interviene Baldo Gucciardi, capogruppo del PD all’ARS. “Sento il bisogno di ringraziare la magistratura e le forze dell’ordine per il lavoro svolto e che stanno portando avanti -dichiara Gucciardi- ma al tempo stesso l’operazione di Catania suona come ulteriore sveglia per la classe dirigente: la riforma radicale del sistema della Formazione Professionale in Sicilia non è più rinviabile. Bisogna superare l’attuale sistema e dire basta al meccanismo basato sugli enti di formazione. Questa impostazione va superata immediatamente per eliminare le maglie che spesso hanno permesso, in questi anni, un uso distorto e arbitrario di fondi e strumenti destinati alla Formazione. Il Partito Democratico all’Ars -conclude Gucciardi- è pronto a dare il proprio contributo per realizzare subito una riforma profonda che oggi più che mai appare indispensabile”.