Studenti iraniani protestano contro i crimini e le violenze della dittatura di Teheran

Manifestazione Iran Messina siciliansMESSINA. La Galleria Vittorio Emanuele teatro di una protesta contro la dittatura di Tehran. Bandiere dell’Iran laico con il sole e il leone, cartelli con lo slogan MIGA (Make Iran Great Again), chiaro riferimento al movimento trumpiano MAGA (Make America Great Again) e foto di alcune delle 12.000 vittime, dell’ex scià Reza Pahlavi, di suo figlio Reza e del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’unico che, lo hanno ribadito più volte, li può liberare da 47 anni di feroce dittatura teocratica. Una dittatura tanto cara alla gauche di tutto il mondo, Italia compresa, che nella sua eterna ossessione antioccidentale dal 1979 chiude gli occhi su uno dei peggiori regimi oppressivi.
Oltre cento gli studenti iraniani che studiano a Messina si sono dati appuntamento oggi pomeriggio alla Galleria Vittorio Emanuele. Tanti di loro con il volto coperto per timore delle ritorsioni sui parenti rimasti in Iran. Hanno gridato il loro odio per chi li opprime da quasi mezzo secolo, hanno raccontato il dolore per le tante, troppe persone care che hanno perso da quando è iniziata la rivolta e la paura per le loro famiglie.
Consapevoli che senza l’intervento degli Stati Uniti non ce la possono fare, con grande dolore della sinistra locale, hanno fatto circolare un volantino nel quale si sottolineava l’importanza del ruolo del figlio dell’ex scià, ricordando che “in risposta all’appello del principe ereditario Reza Pahlavi II, il popolo iraniano, dentro e fuori dal Paese, si è sollevato. Tutte le proteste avvengono con il suo diretto sostegno. Questo movimento si oppone a un regime che uccide il proprio popolo, al principale sostenitore finanziario, militare e ideologico di Hamas, Hezbollah, Houti e Hashd al- Shaabi, finanziando terrore e guerre con il denaro degli iraniani, in Iran e nel mondo. Chiediamo agli italiani di esigere la chiusura immediata dell’ambasciata della Repubblica islamica: queste ambasciate non rappresentano il popolo iraniano, sono strumenti di repressione, spionaggio e sostegno a un regime criminale terroristico. Un governo che massacra i propri cittadini ed esporta terrorismo non deve avere legittimità diplomatica. Non è solo una questione iraniana: la caduta della Repubblica islamica significa un mondo più sicuro, senza terrorismo, guerre e massacri, per i vostri figli alle future generazioni. Siate la voce del popolo iraniano e sostenete il principe Reza Pahlavi“.
L’episodio più sconcertante (ma assolutamente prevedibile) di oggi pomeriggio lo racconta il collega Alessio Caspanello, direttore di Lettera Emme, in un post, riferendo di una leggiadra fanciulla di sinistra “che voleva spiegare a uno che letteralmente le stava dicendo che aveva perso un paio di decine di persone a lui vicine, che quello che diceva (la necessità dell’intervento militare degli USA) era sbagliatissimo e fomentava l’imperialismo”.
Leggiadra fanciulla che sicuramente non avrà letto i due memoir “Leggere Lolita a Teheran” e “Le cose che non ho detto” di Azar Nafisi. Altrimenti non avrebbe cercato di spiegare a chi vive sulla propria pelle la follia di una dittatura come gestirla.
mm

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.