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Studenti in piazza per la riforma della scuola

Urla su urla, niente spazio per l’esitazione. Il vociare e i clacson dei messinesi è coperto dalla moltitudine di ragazzi che affollano piazza Antonello dalle 9 del mattino. Sono presenti quasi tutti i licei della città tranne il Maurolico, che non ha aderito ma ha lasciato libera scelta agli studenti.

In un’atmosfera fatta di rabbia e frustrazione, ma anche di divertimento (il tutto moderato dalla polizia che presidia gli incroci) è Giada Galletta a fermarsi a parlare con noi. “È importante quello che sta succedendo oggi. Dopo tanto tempo studenti e professori sono di nuovo scesi in piazza per manifestare il loro fastidio, la loro depressione ma allo stesso tempo la voglia di reagire a questi tagli che il governo Monti sta infliggendo alla scuola, se non fosse già stata abbastanza dura la riforma Gelmini. Qui ci sono la CGIL, Lotta Organizzata e l’Arci, tutti uniti perché non intendiamo rassegnarci a queste imposizioni dall’alto e vogliamo dare dare un segnale forte e convincente”.


Tra la folla è però facile imbattersi in chi della manifestazione sa poco o niente e ha partecipato soltanto per non entrare in classe. C’è anche chi, tra gli stessi capi corteo, molto confusamente spiega le vere motivazioni di questa mobilitazione, ma ci sono anche tanti studenti indignati che urlano fino a quando il corteo, oltrepassati il Tribunale e via Garibaldi, arriva di fronte a Palazzo Zanca e poi si disperde, non prima di aver  lanciato slogan alquanto pesanti contro il Comune.

È contro di loro che, in chiusura di manifestazione, si scaglia il pacifista Renato Accoranti. “Non è insultando che risolviamo i problemi -dichiara. L’importante è creare un movimento di opinione che con forza e con idee concrete si impegni nel cambiamento di un sistema che troppo male ha fatto a questa città e a questo Paese. E voglio aggiungere un’altra cosa: con dolore sento molti di voi dire che non entrano a scuola perché c’è sciopero, ma questo è ingiusto verso tutti coloro che sono morti per avere il diritto allo sciopero. Cercate di crescere nella mente e nel cuore e potrete così tradurlo in fatti”.

A spiegare le motivazioni dello sciopero è Grazia Maria Pistorino, segretario generale Scuola della Cgil. “La legge di stabilità approvata dal Consiglio dei Ministri –puntualizza-potrebbe contenere un ulteriore pesantissimo taglio alla scuola. Il testo, se saranno confermate le indiscrezioni di fonte ministeriale, prevederebbe l’aumento di sei ore a titolo gratuito dell’orario di lavoro settimanale degli insegnanti della scuola secondaria. L’effetto immediato di tale disposizione sarebbe la cancellazione degli spezzoni orari, delle supplenze temporanee e dei corsi di recupero assorbiti dal nuovo regime orario.


Il saldo in termini di perdita di posti è di quasi 25 mila cattedre per i posti comuni e di poco meno di 4 mila se la norma dovesse essere estesa anche al sostegno agli alunni con disabilità. In termini economici tutto ciò si traduce in un intervento di oltre un miliardo a carico del comparto scuola. A regime però tale disposizione determinerebbe una riduzione di risorse ben più devastante. Ormai siamo all’accanimento e alla barbarie.
È inaccettabile pensare di fare pagare il conto della crisi sempre e soltanto al lavoro dipendente, licenziare altri 30 mila precari e cancellare i diritti contrattuali”.