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Studenti all’estero, voto impossibile non solo per gli Erasmus

Diversi giorni fa è arrivata la decisione definitiva del Governo di non far votare gli studenti Erasmus, misura fortemente sollecitata dall’Unione Europea e dai 25 mila giovani temporaneamente fuori dal Paese e puntualmente disattesa. “Difficoltà insuperabili” secondo il Consiglio dei Ministri. Eppure non tutti gli studenti e gli ex studenti sono d’accordo.

“Mi colpisce che tra gli elettori temporaneamente all’estero che potranno esercitare il diritto di voto ci siano le Forze armate o di polizia in missione, i dipendenti di amministrazioni dello Stato o di Regioni e Province, ricercatori e professori universitari, ma non siano presi in considerazione i giovani studenti italiani all’estero -sostiene Ilaria Faraone, laureata presso l’Università di Messina. Ancora una volta la questione giovanile è trattata superficialmente da un governo miope che sostiene ci siano “difficoltà insuperabili” per far fronte al problema.

I giovani italiani impegnati in programmi di studio all’estero potrebbero benissimo attestare con certificati rilasciati dagli enti preposti il loro status di studenti fuori sede e, provvisti di scheda elettorale, recarsi all’ambasciata o al consolato più vicino per esprimere la propria preferenza. Sarebbe semplice, certo. Peccato che in Italia le cose semplici si dimostrino sempre le più difficili”.

Paradossale è che tra gli aventi diritti al voto ci siano italiani che non vivono più nel Bel Paese, ma che usufruiscono dell’esercizio elettorale per il semplice motivo di essere iscritti all’AIRE, anche se non faranno mai più ritorno in Italia. Gli studenti, invece, torneranno nella Patria che decide di non considerarli.

Oltre ad un imprescindibile problema di tempo e di praticabilità, il Governo aggiunge anche quello di incostituzionalità. Selezionare solo gli Erasmus come nuova categoria di elettori temporanei, si legge nella nota del Cdm, avrebbe inevitabilmente escluso tutti i soggetti che si trovano all’estero per motivi di studio.

In parole povere, se dovessero votare gli Erasmus dovrebbero farlo anche tutti gli altri studenti, per esempio i vincitori delle borse di studio Comenius o Leonardo, selezionate e gestite dalla stessa agenzia europea a cui fanno capo gli Erasmus.

“A cavallo tra il 2007 ed il 2008 ho vinto una borsa del programma Comenius come assistente di lingua italiana per 9 mesi in una scuola in Portogallo -spiega Antonino Antonazzo, dottorando all’Università di Messina. Proprio durante questo periodo ci sono state le elezioni politiche e ovviamente ne sono rimasto fuori.

Diciamo pure che in quell’occasione non ero del tutto sicuro su chi votare, ma se fosse successo quest’anno che ho in mente un voto più convinto, mi sarei arrabbiato se alla fine il Governo non avesse trovato un modo per rendere possibile l’esercizio del voto”.

La sola scelta quindi è tra tornare o non votare. “Mi trovo in Spagna per un Master ed essendo io stessa candidata nel Movimento 5 stelle a Messina e anche cittadina conscia del proprio diritto e dovere di eleggere la “nuova” forza politica del mio Paese ho parlato con il responsabile del Master diverse settimane fa cercando di trovare una soluzione -racconta Maria Cristina Saija. Lui mi ha risposto che gli sembrava impossibile che noi italiani Erasmus non possiamo votare, perché si può fare in tutti i paesi, anche in Africa, tramite posta. Insomma, non mi ha creduta. Ho provato un senso di grande vergogna e rabbia nel ribattere che si sbagliava. La stessa che mi accompagna ogni volta che mi trovo a dovermi confrontare con europei che hanno abitato nel mio Paese e non hanno trovato grandi servizi e diritti.

Mi sono rivolta alla segreteria Relazioni Internazionali e con la faccia sbigottita per le mie affermazioni e incredula per la mia richiesta di poter anticipare la fine del mio Master per tornare in Italia e votare, mi hanno detto che potevo andar via una settimana prima della fine Master, programmata per il 2 marzo, e mi avrebbero aiutato per consegnare tutti moduli in tempo. Gli altri quattro italiani che sono qui con me non hanno fatto la stessa scelta e hanno deciso di non avvalersi del diritto di voto. Evidentemente non volevano indispettire nessuno o non hanno intenzione di lottare per un loro diritto. Questa è l’Italia, perché questi sono gli italiani e finché saranno così non credo ci meriteremo figure migliori di questa che non permette agli Erasmus di esercitare il loro diritto di essere cittadini- conclude con amarezza la Saija.

Nonostante i sondaggi accreditino all’astensione la maggiore percentuale, è viva e palpitante la voglia di partecipazione dei giovani, ovunque essi si trovino, ma le risposte delle istituzioni non sono di certo all’altezza delle loro aspettative.

“Ritengo assurdo che i giovani italiani, con gli occhi ancora pieni delle stridenti contraddizioni del nostro presente, non possano decidere come cambiare la realtà della nazione -polemizza Mosè Previti, di Messina ma specializzatosi all’Università La Sapienza”. Cambiare si può, dice qualcuno. I mezzi, però, scarseggiano.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.