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Storie ai tempi del coronavirus. Karen e il suo sogno di diventare psicologa bloccato dalla Azzolina

FIRENZE. Succede anche questo ai tempi del coronavirus. Il ministro di turno, attualmente la pentastellata Luciana Azzolina, rinvia a data da destinarsi, tra gli altri, anche l’esame di abilitazione in Psicologia. E la tua vita resta sospesa in un limbo, mentre le settimane passano e tu vorresti solo iniziare a lavorare, concretizzando un sogno iniziato quando avevi 17 anni. Karen Scrille, laureata in Psicologia in attesa di poter finalmente esercitare, ha deciso di scrivere una lettera al ministro Azzolina.

Karen Scrille

 

“Caro ministro, mi chiamo Karen Scrille, e anche se dal nome non si direbbe sono italiana.
Sono laureata in psicologia, ma prima di intraprendere questo percorso che ho scelto per vocazione
tra i corridoi del reparto di pediatria di Messina all’età di 17 anni, non sapevo ancora di tutti gli
ostacoli che mi attendessero. L’unica cosa che sapevo è che “LA PAROLA” ha un enorme potere
per aiutare il prossimo, lo vedevo, lo vedevo dagli occhi di paziente quando i bambini – poiché ero la
più grande del reparto- si avvicinavano a me per raccontargli una storia, leggergli l’oroscopo o
semplicemente regalargli un sorriso. Eppure, a scuola amavo la matematica, la chimica e la fisica,
tutti avrebbero scommesso su un’iscrizione a ingegneria, e io no, io volevo far psicologia.
Con il mio diploma scientifico sotto spalla allora ho preso una valigia, l’ho riempita e all’età di 19
anni mi sono trasferita a Firenze, quando ho firmato l’immatricolazione per Scienze e tecniche
psicologiche” non sapevo ancora che tre anni dopo mi sarei ritrovata a Londra e dopo un altro anno
a Torino per la magistrale. E lo sapete perché questa interruzione di un anno? Perché mi ero laureata
a Firenze il 28 ottobre e il test di accesso per la magistrale in Psicologia criminologica e forense
(unico corso in Italia con questo indirizzo) era stato il 3 ottobre e io non avevo ancora il fantomatico
“pezzo di carta” per poterlo fare. Non potevo permettermi di vivere fuori, e quindi accettare di
iscrivermi in un altro corso e magari poi cambiare l’anno dopo non mi avrebbe permesso di accedere
a borse di studio e posti alloggio, stavo molto attenta ai requisiti di quest’ultima, stavo attenta alla
mia media, stavo attenta ai CFU da totalizzare entro agosto, correvo, correvo sempre. E oggi posso dire
che il totale finanziamento del mio percorso universitario lo devo dunque all’Italia, all’Italia di cui
vado fiera.

 

Ma purtroppo esiste anche un’altra Italia, l’Italia che per ottenere anche solo un posto di tirocinio ti
fa sudare (non un posto di lavoro perché per quello ci vuole un miracolo) e allora ancora una volta
ho fatto le valigie e sono andata a Palermo, sono

stata per più di 1.000 ore (si perché ne ho fatte per
scelta molte di più di quelle dovute) tra le mura del carcere minorile di Palermo a imparare, ad
ascoltare, a stringere mani che hanno rapinato, spacciato, violentato, ucciso, le mani delle stesse
persone che ti guardano con gli occhi di chi ti chiede aiuto, occhi che hanno visto mille scenari e
mille strade davanti a sé e hanno scelto, a volte, sbagliando. Ragazzi che mi hanno insegnato molto
più di quello che io mi aspettassi, accanto naturalmente agli sguardi, ai consigli e alle critiche attente
dei miei tutor.

 

Un giorno, un ragazzo durante un colloquio si è interrotto ha guardato me e a la mia tutor e ci ha
chiesto “Ma posso fare una domanda che non c’entra niente?” , la domanda era rivolta a me “Ma
perché non ti assumono?” e io ho risposto “Io non sono ancora psicologa” e lui “Perché?”, e io
“Perché devo fare un esame che si chiama esame di stato per diventarlo” e lui: “Ma a che serve? Non
si vede già che puoi farlo?”. Io sono rimasta in silenzio, ho sorriso, ho capito che voleva farmi un
complimento e l’ho apprezzato, ma non ho saputo rispondere. Mi sono interrogata su quel “ma a che
serve?” e giuro ancora non ho trovato una risposta.

 

So che serve il tirocinio, so che serve la pratica, che non imparerai mai quelle mille nozioni sui libri
se realmente non le testi con mano e allora mi domando ma a che serve che io dimostri di sapere il
nome di chi ha scoperto la memoria di lavoro, dell’intelligenza o dell’apprendimento o che io mi
ricordi di tutti gli esperimenti? nomi per cui già talaltro sono stata valutata durante il mio percorsi di
studi. “Ma a che serve?”. Ma nonostante io possa tra le tutte cose insensate che fai cara Italia, accettare di dover superare questo ennesimo ostacolo per coronare il sogno di quella paziente in ospedale. Come puoi pensare anche
solo per un attimo di prorogarlo? Ho 26 anni. Ho aspettato tanto, abbiamo aspettato tanto, e in questo
percorso sono molte le volte che ho pensato “Ma perché non ho fatto ingegneria?”. Per favore, fammi
continuare a rispondere “Perché amo la psicologia”.

 

Lasciami la voglia di studiare, la voglia di imparare, la voglia di mettermi in gioco perché la
psicologia mi insegna che un rinforzo positivo può aumentare il nostro rendimento. E sentirsi
“pensati” è il miglior rinforzo che ci sia. E allora, regalami questo rinforzo positivo e permettimi di
poter fare quello per cui ho studiato per anni, permettimelo soprattutto ora che gli occhi di tutti gli
italiani cercano speranza. Fai in modo che io specifichi ancora con fierezza accanto al mio nome “mi
chiamo Karen Scrille e SONO ITALIANA”. La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione,
distinti saluti. Karen Scrille