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Sopravvivere senza stipendio, le storie dei lavoratori ATM

I lavoratori ATM in presidio a Palazzo Zanca

Tanti, troppi, i lavoratori che il Comune di Messina ha lasciato senza stipendi durante la Giunta Buzzanca. Servizi sociali, Messinambiente, ATM, Teatro Vittorio Emanuele e in ultimo anche la società “L’ambiente”.

Senza contare che anche ai dipendenti comunali è stato riservato un periodo senza emolumenti, sebbene molto breve rispetto agli altri lavoratori e risolto solo in parte.

In tutto, oltre 2 mila unità di personale senza un centesimo di retribuzione da mesi, cui si aggiungo i quasi 2 mila del Comune, di nuovo in ritardo con lo stipendio.

Tutti hanno dimostrato dignità e coraggio, nella maggior parte dei casi hanno lavorato senza ricevere niente dal Comune o dalla società partecipata o dalla cooperativa per la quale lavorano, ma spendendo comunque di tasca propria pur di continuare ad erogare un servizio alla cittadinanza.

Sì perché anche andare a lavorare presuppone delle spese come l’assicurazione per la macchina o la benzina. Spese normali, giornaliere, che non possono essere sostenute senza stipendi.

Ai politici messinesi, abituati a rimborsi spese puntualmente elargiti oltre ai normali compensi, probabilmente sarà sfuggito che non si può vivere senza soldi. Figuriamoci dover essere sul posto di lavoro anticipando le spese.

I lavoratori dell’ATM, per esempio, non percepiscono nulla da tre mesi. Dal 22 ottobre occupano il Comune ed ecco cosa ci hanno raccontato quando abbiamo chiesto loro cosa significa vivere, mantenere figli, pagare mutui, affitti e bollette senza retribuzione mensile.

“ Ho 44 anni e quattro figli. Mia moglie non lavora e non sappiamo come andare avanti. Sembra un tunnel senza uscita -ci dice Francesco, 44 anni e 4 figli”. Lo appoggia il suo collega Santino: “Per noi ci sono state solo promesse- lamenta. Ai dipendenti comunali hanno dato delle certezze, a noi no. Abbiamo anche pensato di andarcene da questa città, ma io ho 52 anni, dove vado? Siamo grandi, come possiamo pensare di abbandonare tutto e andare via?”

“Ho 30 anni e ho fatto il centralinista fino ad ora -racconta Claudio, non vedente. Mio padre è pensionato e io non so come pagare il mutuo perché vivo solo e lui non può aiutarmi. Non sappiamo più a chi credere. I nostri politici non capiscono che non si tratta di 600 persone, ma di 600 famiglie. Oltre ad un concreto rischio di chiusura dell’azienda, ci sono anziani e disabili quasi sequestrati in casa perché non sanno come muoversi. E anche riuscendo a salvare l’ATM, con 12 autobus e 6 tram il servizio è veramente pessimo”

E Claudio non manca di lanciare la polemica: “Hanno lasciato che il trasporto andasse alle ditte private: all’Annunziata, al Papardo, a Salice, adesso anche in centro. Vorrei ricordare a questi signori che 40 anni fa con la SATIS, molte famiglie hanno pianto perché sono riusciti a risolvere la vicenda con l’arresto di alcuni politici responsabili. Vogliono arrivare a questo anche stavolta?”.

Pina Torre e Giacoma Bonfiglio, protagoniste delle proteste più eclatanti

Fra i lavoratori che protestano a Palazzo Zanca nelle ultime settimane si avverte ansia, rabbia e disperazione. C’è chi ha l’aiuto delle famiglie, ma c’è anche chi è ridotto alla fame.

“Io ho dovuto vendere tutto l’oro che avevo per mantenere dignitosamente i miei due figli -lamenta Domenica B, autista di 47 anni. Ho il quinto dello stipendio pignorato, la casa pignorata. Mi sono pure rivolta all’antiusura che non può fare niente per me. Per 9.930 euro che ho da pagare per saldare la mia casa, rischio di perdere anni di sacrifici. Purtroppo, non abbiamo più credibilità perché siamo cattivi pagatori, ma come possiamo esserlo se è da 5 anni che ci retribuiscono a stenti? Pensi che non ci aiuta neanche il mio ex marito. Un giorno uno dei miei figli si è umiliato chiedendogli un aiuto per  mangiare, ma lui ha rifiutato dicendo che ormai aveva una nuova famiglia a cui pensare. Sono disperata. Così non riusciamo neanche a concentrarci sul nostro lavoro, a me capita di scordare una fermata del bus perché ho troppi pensieri”.

Anche Maria Luisa si dice molto preoccupata: “Con questa situazione non si riesce neanche a lavorare bene. Io vivo sola ma ho le spese di tutti i giorni, l’affitto, l’assicurazione… Ho l’aiuto della mia famiglia, ma fino a che punto potranno aiutarmi?”.

Condizioni che provocano instabilità non solo finanziaria, ma anche emotiva: “ Non c’è più serenità a casa -racconta Alessandro, 49 anni e 3 figli. Per ogni cosa è un litigio perché i sacrifici continui provocano nervosismo. A me piange il cuore a dover dire sempre no ai miei figli. La cosa peggiore è che abbiamo accumulato debiti per pagare altri debiti, è una situazione drammatica. E tutto questo solo per colpa dei nostri politici”.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.