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Some girls are bigger than others

Simona Piraino

Se è difficile trovare un uomo che corrisponda al nostro ideale di amateur, è quasi impossibile trovare una donna che sia all’altezza delle nostre aspettative di sorellanza.

Le donne, si sa, tra di loro si ignorano o si fanno la guerra. Oppure si adorano reciprocamente, anche se questa è una probabilità alquanto remota, soprattutto se si parla di over trenta.

Può tuttavia accadere che il fisiologico senso di competizione femminile si trasformi in complicità da commilitoni: ciò succede quando s’incrociano due o più signore dal passato notevolmente complicato che no, non sono le donne della Mannoia e nemmeno quelle dududù di Zucchero.

L’afflato elettivo può palesarsi solo tra donne che hanno un animo disegnato da Tim Burton, che sono cazzute, libertine ed emotivamente insoddisfatte.

Femmine pericolosamente discutibili quanto i vestiti della Lewinsky e impenetrabili come lo sguardo algido della Knox. Ovvero, quella compagine del gentil sesso che la borghese interpretazione del sociale definirebbe “cattiva compagnia”.

Le cattive compagnie sono quelle consorelle che le trovi sempre onlain sul gruppo di whatsapp. Sono quelle che non vanno in un’altra stanza per rispondere al moroso ma miagolano oscenità davanti a te che pensi “mancoastamanera”. Sono garanzia basata sull’esperienza, perché se hanno già coperto un tipo che ti interessa, non ti risparmiano misure né trigonometrie. Certo, non ti aiutano manco a sparecchiare se dopocena c’hanno da fare una sveltina con l’amante, ma ti rivelano le posizioni erotiche che, meglio del Gaviscon, guariscono il reflusso esofageo.

Differentemente dalla relazione uomo-donna che è destinata al the end, i rapporti di sorellanza tra le adepte nascono per durare secula seculorum. Ci si annusa come i cani, si digrignano i denti ma, se ci si sceglie, lo si fa per la vita.

E le bad company sono soprattutto una sorta di G.A.S. (non Gruppi di Acquisto solidale ma di Adescamento Solidale). Le mie, in particolare, se ne vanno in giro tra i bipedi maschili e, quando ne individuano uno su cui farsi un giro, lo condividono con la confraternita. Appare lapalissiano quanto, a me che sono diversamente scopante, le cattive compagnie possano dare grande conforto.

Poiché, anche se i maligni mi accusano di essere falsamente addicted allo status di zitella (ché, pensano loro, è impossibile che non rimorchi da mesi), l’ultima volta che ho baciato un uomo -contro la sua volontà, specifico- è stato a un concerto quando, con un’acrobazia che mi è costata settimane di Voltaren, sono saltata sul palco per spalmarmi addosso a Francesco Bianconi. Non me ne avrete, pertanto, se questo post è dedicato a loro, a quelle donne che, per un verso o per un altro, sono le migliori cattive compagnie che si possano desiderare.