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Solo gay? No, io ho anche un nome

Un momento della riunione del martedì all'Arcigay

“Due mesi fa sono stata molto male. Quando è passata, la prima cosa che ho pensato è stata: “E se fossi morta senza avere mai amato davvero?”. Poche frasi che racchiudono tutta una vita. Quella di Francesca, 29 anni, animatrice, che a 11 anni ha capito di essere lesbica e da quel momento è precipitata in un girone infernale fatto di menzogne e tentativi di raccontare la verità in famiglia che non vuole vedere. Protagonisti di serie televisive di successo e sdoganati persino su Rai Uno, non sempre nella realtà gay e lesbiche hanno vita facile. Anche se a memoria d’uomo non si ricorda una sola aggressione omofoba a Messina. Tutt’al più qualche battuta imbecille e scontata, ma violenza no.

“Per fortuna la nostra città non è come Milano o Verona -spiega Giuseppe Franco, presidente dell’Arcigay messinese dal 2009- dove c’è un’ondata di violenza davvero preoccupante che si riscontra anche in altre parti d’Europa. Le nuove generazioni non hanno idea di quanto sia pericolo ostentare la propria omosessualità nel nord Italia. Da questo punto di vista Messina è una città molto tranquilla, dove lavoriamo serenamente, cercando di essere un punto di riferimento per tutti gli LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ndr) e dove portiamo avanti i nostri progetti senza problemi particolari. Certo -aggiunge sorridendo- qui l’Arcigay esiste dal 1986 ma a quanto pare in Comune nessuno ne sapeva niente…”.

Con la Provincia le cose vanno diversamente e proprio di recente è stato costituito un Osservatorio antidiscriminazione, il primo del Meridione, fortemente voluto dall’assessore Mariella Perrone. “Una cosa alla quale tengo particolarmente -aggiunge Franco- è il nostro impegno sul territorio per contrastare la diffusione delle malattie a trasmissione sessuale, che sono in continuo aumento. Dopo un lungo periodo in cui si faceva molta attenzione, ultimamente c’è un certo lassismo. Le generazioni più giovani non hanno vissuto i difficili anni Ottanta, quando dell’Aids si sapeva ben poco e tendono ad ignorare tutte le altre malattie connesse alla sfera sessuale. Intanto, stando ai dati che ci ha fornito l’Asl l’anno scorso, a Messina ci sono circa 300 persone malate di Aids, sieropositive o con altre malattie veneree. E se consideriamo che molti altri sono malati senza saperlo, è un dato del quale bisogna preoccuparsi e sul quale lavorare”.

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Il gruppo mentre discute

Tutte le domeniche c’è un banchetto informativo al “Mezzaluna”, un locale frequentato prevalentemente da gay, due volte al mese al “98100” in via Don Blasco e si distribuiscono profilattici e opuscoli informativi sulla prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. E per l’estate si sta lavorando a due gazebi sulle spiagge di San Saba e Fondaco Parrino. Anche se la maggior parte degli omosessuali ancora si nasconde, visto che la media matematica è dell’8 per cento, a Messina dovrebbero esserci almeno 22-23 mila tra gay, lesbiche, trans e bisessuali. Neanche a dirlo, sono davvero pochi quelli che vivono la propria identità liberamente e da questo punto di vista le riunioni del martedì sera dell’Arcigay presso la chiesa valdese possono essere uno stimolo a venire fuori. 

“Abbiamo anche un Telefono Amico attivo 24 ore su 24 al 340-3551860 -aggiunge Rosario Duca, segretario organizzativo dell’Associazione- e dal 17 maggio partirà una campagna affissioni contro l’omofobia in tutta la provincia. Certo, c’è da dire che a Barcellona e Milazzo, amministrate dal centro destra, anche in passato ci hanno fatto attaccare i manifesti gratis mentre a Terme Vigliatore, con un sindaco di centro sinistra come Bartolo Cipriano, ci è stato negato qualunque aiuto. A Messina invece, da 18 mesi chiediamo a Buzzanca di riceverci. L’ultimo fax è del 14 aprile e ancora non ci ha risposto. Di contro il prefetto Alecci, dopo un confronto con noi, ha ordinato un monitoraggio del territorio e ha disposto di essere messo a conoscenza immediatamente di qualunque atto di omofobia dovesse verificarsi”.

Sulla sinistra Rosario Duca, il segretario organizzativo

Un’altra battaglia sulla quale l’Arcigay messinese sta lavorando è quella delle unioni civili. Milazzo ha già istituito il registro per le coppie di fatto, Barcellona ne sta discutendo, Lipari li ha contattati, Messina invece tace. “In ogni caso -aggiunge Duca- è una città con la quale bisogna parlare. Sembrerà strano, ma in provincia è molto più facile. Stiamo incontrando la città piano, piano e nell’ultimo anno abbiamo distribuito oltre 20 mila profilattici e quasi 40 mila opuscoli informativi. In una città dove i gay dichiarati sono meno di 10 mila e dove noi contiamo 2.500 iscritti (non solo gay ovviamente, ma anche etero) è comunque un buon risultato”.