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Simmaco e Leontisco, trionfatori delle Olimpiadi

Messina è sempre stata una città legata allo sport, ai suoi miti, ai suoi campioni. In tempi recentissimi ci siamo appassionati alle imprese dell’Fc Messina e di Vincenzo Nibali, vincitore della Vuelta di Spagna, ed abbiamo seguito con trepidazione le prestazioni degli atleti di casa nostra alle Olimpiadi. Se i messinesi di oggi hanno vissuto le medaglie olimpiche di Silvia Bosurgi e Valerio Vermiglio, i nostri antenati hanno esultato per le incredibili prestazioni di Simmaco e Leontisco, capaci di vincere, ciascuno nella propria specialità, le antiche Olimpiadi greche.

Le fonti sono poche ed imprecise, ma le gesta dei due mitici atleti messinesi sono state tramandate da due monumenti della storiografia classica. Lo scrittore greco Pausania, infatti, esalta l’enorme ingegno del messinese Leontisco, capace non solo di vincere l’alloro olimpico nella lotta nel 456 a.C., ma anche di essere eternato grazie ad una statua scolpita da Pitagora da Reggio posta nel centro di Olimpia. Leontisco elaborò una tecnica di lotta tutta nuova che mirava ad invalidare l’avversario all’inizio del combattimento.

Il messinese, grazie a particolari prese di sua invenzione, si preoccupava di fratturare le dita ed i polsi dello sfidante alla prima mossa, costringendolo di fatto al ritiro immediato. Una fonte medievale parla di un’origine mitica di questa pratica, ricevuta da un Dio in un giorno di febbraio in una grotta dei Peloritani, ma siamo nel campo della più sfrenata fantasia leggendaria. Di certo, i greci rimasero talmente impressionati dalle sue “leve” che vollero dedicargli una

scultura a grandezza naturale, che posero all’interno della piazza principale della città, nell’olimpo degli atleti di tutti i tempi. Forse oggi avremmo tacciato la sua astuzia come slealtà, ma è risaputo, in amore, guerra e competizioni non esistono regole. Leontisco rientrò a Messina come un eroe, accolto dai suoi concittadini deliranti per l’impresa realizzata. Non sappiamo, però, se partecipò ad altre olimpiadi.

Una foto dell’antica Olimpia

Diodoro Siculo, invece, nel XX libro della sua monumentale opera ci parla del corridore Simmaco da Messina, “homo fortis” che riuscì a conquistare l’alloro olimpico nello stadion (corsa veloce) per ben due anni consecutivi. Pare che lo sprinter (per usare un termine attuale) peloritano riuscì a conquistare l’ambito premio sia nell’ottantottesima che nell’ottantanovesima edizione delle Olimpiadi antiche, il che ci porta a collocare questa splendida, duplice impresa tra il 428 ed il 424 a.C.

All’epoca, chi riusciva a conquistare il primo posto nelle gare olimpiche, si guadagnava fama imperitura ed importanza in tutta il mondo allora conosciuto, tanto che molti uomini politici cercavano la gloria sportiva per poi sfruttarla in altri ambiti. Da quel che sappiamo, Simmaco, personaggio estremamente astuto, avuta notizia di un enorme aumento della concorrenza nella sua specialità, preferì non tornare ad Olimpia per la novantesima edizione delle Olimpiadi, preferendo rimanere a Messina riverito e conosciuto fino alla sua morte come il campione olimpico mai sconfitto. La tradizione dei campioni messinesi, insomma, affonda le sue radici in tempi antecedenti l’affermazione di Roma nel Mediterraneo.