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#Sicilia. Ville, appartamenti, gioielli e opere d’arte: la Procura stringe il cerchio sull’ex vescovo di Trapani

Monsignor Francesco Micciché
Monsignor Francesco Micciché

Due milioni di euro dall’8 per mille che negli ultimi 3 anni, invece di finanziare i progetti per la riabilitazione dei detenuti e l’assistenza ai disabili mentali, il sostegno della Caritas alle attività delle parrocchie e il centro di accoglienza per migranti di Badia Grande sarebbero finiti nelle tasche dell’ex vescovo di Trapani Francesco Micciché, che avrebbe anche accumulato altrettanto in quadri e altre opere d’arte, gioielli e crocifissi presi in custodia dalle chiese della sua diocesi.

Come riporta oggi Repubblica, la Procura è a un passo dal chiudere l’indagine con la quale si accusa l’alto prelato di appropriazione indebita, malversazione, diffamazione e calunnia nei confronti del suo ex economo, don Ninni Treppiedi, sul quale Micciché avrebbe tentato di far ricadere i sospetti per un buco nelle casse della Curia.

Con un lavoro paziente, la Guardia di Finanza è riuscita a ricostruire un brutto pasticcio di false fatture, bonifici e giroconti bancari grazie ai quali sua eccellenza Micciché avrebbe avuto a disposizione le somme necessarie per acquistare case e ville.

Tra queste, quella a Trabia e quella parzialmente adibita a bed and breakfast a Monreale, nella quale è andato a vivere con la sorella Domenica e il cognato Teodoro Canepa (ex amministratore della Fondazione Auxilium, nomina ottenuta proprio dal monsignore) dopo che papa Ratzinger lo sollevò dall’incarico per l’apertura dell’indagine condotta dai PM Di Sciuva, Morra e Tarondo, coordinati dal procuratore Marcello Viola. Ma ci sono anche appartamenti a Palermo. Due ditte edili compiacenti avrebbero emesso delle false fatture grazie alle quali arrivavano forti somme di denaro a Micciché e ai suoi prestanome.

A coprirlo, per sua stessa ammissione, il direttore della Caritas di Trapani don Sergio Librizzi, che con delle false firme rispetto all’utilizzo dei fondi dell’8 per mille in cambio otteneva da Micciché qualcosa di peggio: il silenzio sui rapporti sessuali ai quali obbligava i giovani profughi ai quali prometteva di facilitare le pratiche per il permesso di soggiorno e per i quali è stato condannato a 9 anni di reclusione.

Stando alle indiscrezioni, pare anche che Micciché abbia tentato più volte delle avance nei confronti di papa Francesco per chiedere la cittadinanza vaticana e un incarico, così da sottrarsi alla giurisdizione italiana. Ma fino ad oggi il Vaticano tace.

Anche perché, tra le tante macchie c’è quella di un conto corrente con 400mila euro intestato al monsignore, che secondo i magistrati non è compatibile né con le entrate sulle quali Micciché può contare né tantomeno con un eventuale  patrimonio familiare, visto che l’ex vescovo di Trapani è di origini molto modeste.

Elio Granlombardo

Ama visceralmente la Sicilia e non si rassegna alla politica calata dall’alto. La “sua” politica è quella con la “P” maiuscola e non permette a nessuno di dimenticarlo. Per Sicilians segue l'agorà messinese, ma di tanto in tanto si spinge fino a Palermo per seguire le vicende regionali di un settore sempre più incomprensibile e ripiegato su se stesso. Non sopporta di essere fotografato e, neanche a dirlo, il suo libro preferito è “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini.