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#Sicilia. Primi segnali positivi da turismo e ristorazione: un treno da non perdere per la rinascita dell’Isola

Un'immagine dello spot della Fernet Branca girato in Sicilia
Un’immagine dello spot della Fernet Branca girato in Sicilia

Nel suo recente rapporto lo SVIMEZ ha lanciato l’allarme sulla crisi del Sud, che negli ultimi anni è cresciuto la metà della tanto bistrattata Grecia. Molti osservatori hanno sottolineato che il Meridione (e quindi anche la Sicilia) sarebbe da tempo fuori dall’euro, come se fosse una Nazione a sé.

Gli annosi problemi del Mezzogiorno si sono aggravati negli ultimi anni: decrescita (infelice), disoccupazione, crollo demografico, carenze infrastrutturali, fuga dei giovani verso le Regioni più ricche d’Italia e l’estero, elevata corruzione, presenza asfissiante della criminalità organizzata.

Il sociologo Domenico De Masi, in una recente intervista, ha giustamente sottolineato che la crisi del Meridione è soprattutto colpa dei meridionali. Una classe dirigente incompetente e in molti casi corrotta, una mentalità diffusa di tipo familistico e uno scarso senso civico, una bassa propensione all’iniziativa economica e imprenditoriale (anche frutto di anni di assistenzialismo), la presenza ancora asfissiante della criminalità organizzata. Mali atavici che hanno frenato fin qui la crescita del Sud.

Francesco Grillo ha sostenuto che il Mezzogiorno, prima ancora che di nuovi fondi, ha innanzitutto bisogno di nuove competenze e di una classe dirigente che si preoccupi effettivamente di favorire la crescita economica e il bene della collettività.

Queste considerazioni valgono a maggior ragione per la Sicilia. Terra benedetta da Dio e maledetta dagli uomini, che non riescono a sfruttare il suo enorme potenziale, non solo economico. Eppure, il sottosviluppo dell’Isola non è scritto nel nostro DNA. Il mondo è pieno di siciliani che si sono affermati in tanti campi, grazie alle capacità e all’impegno.

A riprova che non tutto è perduto, stanno arrivando in questi giorni dei segnali positivi dai settori del turismo e della ristorazione, che sono in crescita anche in Sicilia. E, almeno a parole ché aspettiamo i fatti, sembra che il Meridione e quindi anche la Sicilia, siano tornati al centro dell’attenzione del Governo nazionale dopo anni di sostanziale disinteresse.

E’ il momento giusto per darsi una mossa. I venti della globalizzazione e le alchimie della geopolitica soffiano verso l’Africa e l’Oriente, Vicino e Lontano. La Sicilia, per motivi geografici e culturali, è un ponte naturale tra Nord e Sud, Occidente e Oriente e, quindi, potrebbe trarre dei vantaggi dall’attuale congiuntura internazionale.

Per questo, però, è necessario un cambio di passo e anche di mentalità. Dobbiamo essere capaci di riconoscere i nostri tanti errori, accettando il fatto che i siciliani, come tutti gli esseri umani di questa terra, non sono perfetti.

L’Isola ha bisogno di aprirsi al mondo, confrontarsi le migliori pratiche e esperienze, a livello internazionale, attrarre cervelli e, quindi, professionalità e competenze, dal Continente e  dall’estero. Anche attingendo dall’enorme bacino rappresentato dai tanti siciliani che si sono fatti onore in giro per il mondo.

Tomasi di Lampedusa, che di Sicilia e siciliani se ne intendeva, aveva indicato nel gattopardo il simbolo della vocazione sicula all’immobilismo, che è la vera maledizione della nostra Isola: tutto cambi perché tutto resti uguale.

Finché non si spezzerà questo circolo vizioso e non si coglieranno i pur tanti segnali di cambiamento che si intravedono qua e là, il pieno sviluppo sociale e economico della Sicilia rimarrà una chimera. La rinascita della Sicilia può venire solo dalla  rinascita dei siciliani.

 

 

 

 

Fabrizio Maimone

Messinese ca scoccia e romano di adozione. Ricercatore (molto) precario, collabora a progetti di ricerca su temi al confine tra sociologia, management e organizzazione, in Italia e all’estero. Insegna organizzazione aziendale all’università ed è docente di management e comunicazione. È formatore e consulente di direzione per le migliori e le peggiori aziende, italiane e multinazionali. La sua passione per la comunicazione (non solo) digitale è seconda solo a quella per la tavola, le buone letture e i viaggi.