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Sicilia Limoni, la sola strada ormai è la cassa integrazione

L'incontro in Prefettura per la Sicilia Limoni

Nulla di fatto per la Sicilia Limoni. Durante l’incontro di ieri pomeriggio in Prefettura è stato scritto l’ultimo capitolo di una storia ultratrentennale, che finisce come molte altre con il trasferimento dell’azienda all’estero, dove produrre costa meno ed è più semplice.

A presiedere l’incontro al Palazzo del Governo il Capo di Gabinetto Filippo Romano, che aveva convocato sia i 26 dipendenti della Sicilia Limoni che la proprietà per tentare di salvare il salvabile, dopo che i vertici societari avevano annunciato la decisione di trasferire la produzione in Germania  e di chiudere la sede di Messina.

Tutti i tentativi però sono andati a vuoto. I sindacati hanno proposto la strada della cessione, a titolo oneroso, dello stabilimento e dei macchinari ad una cooperativa formata dai lavoratori.

Un’ipotesi morta sul nascere visto che nonostante i blocchi e le proteste dei giorni scorsi, quando i dipendenti della società di trasformazione agrumaria hanno impedito ai camion mandati per prelevare le attrezzature di entrare nello stabilimento, il management ha

già venduto le attrezzature, vanificando quindi questa soluzione.

“A nulla sono valsi i tentavi messi in atto dalla Prefettura per risolvere la vertenza commentano Uil e Orsa. Il governo cittadino ha dimostrato per l’ennesima volta attenzione e sensibilità ai problemi occupazionali della città Messina, ma la Sicilia Limoni, in modo cinico e intransigente, non indietreggia dalla posizione assunta. Oltre all’ipotesi della cooperativa abbiamo riferito anche della disponibilità da parte di alcuni imprenditori locali a rilevare l’attività, ma l’azienda ha ribadito la propria scelta: la Sicilia Limoni chiude e va via da Messina”.

Attualmente i lavoratori sono in sospensione non retribuita, una scelta aziendale giudicata discutibile dai sindacati, visto che la Sicilia Limoni non ha neanche voluto prendere in considerazione l’ipotesi di continuare a fruire del contratto di solidarietà, che scadrà il 31 maggio.

“A conti fatti -commentano ancora Uil e Orsa- dopo aver sfruttato Messina per quasi quarant’anni, la Sicilia Limoni decide con un taglio orizzontale di delocalizzare l’azienda, prassi ormai comune a buona parte degli imprenditori messinesi, Faranda e Rodriguez docet. In attesa della convocazione all’Ufficio del Lavoro i lavoratori continueranno la loro azione di protesta”.

E non solo, perché gli ormai ex dipendenti della Sicilia Limoni minacciano ulteriori manifestazioni, anche eclatanti, per difendere la fabbrica.