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Sicilia Limoni, danno e beffa per i lavoratori

La protesta davanti ai cancelli

Il contratto di solidarietà è stato solo il preludio della fine. Eppure i lavoratori della Sicilia Limoni non si aspettavano che l’ultimo atto della loro lunga esperienza in azienda finisse anticipatamente. Speravano negli altri cinque mesi che li dividevano dalla scadenza del contratto, previsto per il 31 maggio.

L’amministrazione aveva loro augurato buon Natale, lasciandoli il 22 dicembre con l’assicurazione di rivedersi in fabbrica il 7 gennaio per le nuove commesse del 2013: tre per gli Stati Uniti e una per l’Ucraina. Ma il nuovo anno non ha portato buone notizie alle 26 famiglie che vivono grazie alla Sicilia Limoni ed il 2 gennaio la dirigenza ha mandato loro le lettere di sospensione dal lavoro.

Una vera e propria doccia fredda per i lavoratori che, pur nutrendo i primi dubbi, contavano di avere ancora un po’ di tempo prima di considerarsi fuori dall’azienda. “Abbiamo avuto il primo sentore che qualcosa non andasse il 28 dicembre, quando alcuni operai specializzati hanno smontato parte dei macchinari- racconta Antonino Cicala. Ci hanno assicurato che era solo per manutenzione, ma noi avevamo già intuito che intendevano portare via l’attrezzatura. Eppure l’amministrazione, in un incontro del 21 dicembre con i sindacati, aveva negato qualsiasi possibilità di chiusura”.

I lavoratori che hanno protestato affinché le macchine non fossero portate fuori dalla fabbrica sono stati anche denunciati perché intralciavano la via di uscita al TIR. Oltre il danno la beffa, quindi per i 26 operai che da un giorno all’altro sono stati avvertiti di un periodo di stop di produzione senza stipendi né contributi.

“Siamo veramente demoralizzati oltre che stanchi per un sit-in sfiancante -spiegaGiuseppe Angelino. Senza contare tutta la tensione che  portiamo a casa. Ho due figli, in questo mese senza pagamenti siamo andati avanti grazie all’aiuto dei miei suoceri o dei miei genitori. Andiamo a mangiare da loro. Io lavoravo per Sicilia Limoni da 20 anni. Questa era una famiglia per me. Abbiamo fatto tante proposte pur di tornare a lavorare e abbiamo ricevuto solo rifiuti”.

E’ proprio il trattamento ricevuto dall’amministrazione che non va giù ai dipendenti né le motivazioni che avrebbero spinto alla decisione di chiudere lo stabilimento. Nel plico informativo presentato in Prefettura, infatti, la dirigenza adduce la mancanza di ordini ed una insostenibile incidenza del 30% dei periodi di malattia dei lavoratori che avrebbe causato una perdita nella produzione .

“Sono dichiarazioni assurde perché non abbiamo mai abbassato i livelli di produzione- continua Antonino Cicala. Anche quando mancava qualche collega, abbiamo lavorato pure per lui. Fra l’altro, se davvero non avevamo ordini, come mai l’anno scorso abbiamo avuto solo due settimane di ferie e abbiamo fatto gli straordinari fino alla fine? Ho lavorato 17 anni per questa ditta. Entravo alle

dieci del mattino e uscivo alle nove di sera, era una seconda casa. Ho due figlie, devo pagare 350 euro al mese di affitto, oltre a luce, acqua, telefono. Dalle azioni della dirigenza si evince solo la loro cattiveria, non si sono mostrati per niente dispiaciuti per questa situazione. Non ci vogliono neanche dare la cassa integrazione perché devono chiudere la partita IVA. E’ un muro contro muro”.

La netta chiusura da parte dell’amministrazione è stata ben chiara anche in sede prefettizia, proprio nella settimana passata, quando è stata ribadita la decisione di una chiusura, senza alcuna possibilità per i lavoratori. Si aspettano nuove conciliazioni presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro, ma intanto né l’azienda né la città sono stati in grado di rispondere alla drammatica quanto ovvia domanda dei lavoratori su come vivere fino al 15 marzo, quando saranno effettivamente inviate le lettere di licenziamento. Gli operai raccontano che alle loro richieste di pagamento per questi mesi di fermo, è stato loro risposto di ricorrere alle vie legali, se proprio vogliono i loro soldi.

L'incontro in Prefettura

“A loro preme solo di far uscire quelle macchine dallo stabilimento. A me a dicembre è stato negato l’accesso nonostante io sia responsabile della sicurezza -sostiene Francesco Costantino. Ma a noi come facciamo? Io ho due figlie e un mutuo sulle spalle. La cosa peggiore è che siamo sospesi, fermi come dentro una bolla perché non possiamo neanche cercarci un’altra occupazione”.

Peccato che mentre la vita dei lavoratori è sospesa sul filo del rasoio, l’azienda continui la sua attività, senza la minima perdita visto che le commesse di gennaio, a detta dei lavoratori, sono state dirottate negli altri stabilimenti in Germania e Svizzera.

“L’amministrazione parla di una crisi che nei fatti non esiste e in merito alle perdite dovute ai periodi di malattia, i fatti parlano chiaro- spiega Francesco Buonasera, addetto alle macchine e alla produzione. Nell’anno 2012 sono stati prodotti 12 milioni di bottiglie, proprio come l’anno precedente. Abbiamo lavorato facendo anche gli straordinari per coprire tutte le commesse dell’anno. Come può un’azienda che deve far fare gli straordinari ai propri dipendenti, dire che non ci sono ordini? C’è qualcosa che non va nei conti della società. Il prefetto ed il vice prefetto ne sono stati messi al corrente perché non è giusto il trattamento che ci è stato riservato. Io ho due figli di 5 e 2 anni, mia moglie non lavora, un mutuo che supera i 700 euro mensili. Come posso andare avanti e garantire ai miei figli non dico una vita dignitosa, ma almeno la sopravvivenza?”.

Mentre gli imprenditori scappano, delocalizzano e chiudono i battenti senza neanche la gentilezza delle spiegazioni, resta da capire chi risponderà dei conti in rosso dei lavoratori non retribuiti e costretti a casa da decisioni così repentine quanto inspiegabili.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.