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Sicilia. Bocce ferme fino a martedì per gli accorpamenti delle Camere di Commercio

Sala d'Ercole all'ARS
Sala d’Ercole all’ARS

Alla fine l’ago della bilancia sarà la legge in discussione all’ARS sulla riforma della Pubblica Amministrazione. Nonostante le previsioni catastrofiche delle ultime ore, per gli accorpamenti delle Camere di Commercio siciliane i giochi sono ancora fermi in attesa della seduta fissata per martedì prossimo alle 16.30.

Le contrattazioni sulle poltrone sono feroci e anche le fusioni date per certe, a partire da quelle della Sicilia Orientale, sono ferme nonostante il termine ultime per decidere sia scaduto ieri. In ballo ci sono le poltrone nei Consigli Direttivi e, complice anche una normativa insufficiente e troppo vaga, nessuno intende rinunciare a ciò che ha.

Il progetto panconfindustriale, con la CCIAA di Catania a tenere in mano il mazzo, sembra saltato. L’ipotesi di Confindustria Sicilia prevedeva Trapani assorbita da Palermo, mentre la struttura etnea avrebbe dovuto inglobare Messina, Ragusa e Siracusa. Secondario il destino delle Camere di Commercio di Agrigento, Caltanissetta ed Enna visti i numeri delle stesse.

Ma se l’accorpamento di Trapani a Palermo passerà senza colpo ferire, è in Sicilia Orientale che si gioca la partita più grossa. Unificare Ragusa e Siracusa con Catania consentirebbe di concentrare le quote azionarie dell’aeroporto di Fontanarossa di proprietà delle Camere di Commercio nelle mani della CCIAA etnea. L’aggiunta di Messina avrebbe permesso alla nuova realtà di essere la prima Camera di Commercio della Sicilia e la terza d’Italia.

Ma questa ipotesi è stata nettamente bocciata dal presidente dell’ARS Giovanni Ardizzone che venerdì scorso, durante l’incontro appositamente convocato dalla presidente del Consiglio comunale di Messina Emilia Barrile, ha detto molto chiaramente che per la struttura peloritana l’accorpamento naturale è con Enna e non certo con Catania.

Le fratture ultra decennali tra le diverse associazioni presenti negli organi politici della Camera di Commercio messinese creano però non pochi problemi. Da un lato c’è infatti la Confindustria locale che segue i diktat di quella regionale e accetta l’umiliazione di un accorpamento con Catania. Dall’altra ci sono i nopasdaran della Confcommercio guidati da Carmelo Picciotto che non intendono mollare.

“La Confcommercio lotterà nell’interesse della nostra città -dichiara il presidente Picciotto. Al contrario di Confindustria, che con un comunicato stampa ha celebrato il funerale dell’Ente camerale. Schipani (il presidente di Confindustria Messina, ndr) sostiene che ormai sia tardi e che non ci siano i requisiti di sostenibilità economica, ma mi chiedo cos’abbia fatto Confindustria in questi due anni e che tipo di azioni abbia portato avanti per salvare la Camera di Commercio. Per quanto mi riguarda, proseguirò con chi starà al nostro fianco. Invito le associazioni di categoria a firmare l’atto di diffida all’assessorato alle Attività produttive retto da Linda Vancheri, notoriamente vicina a Confindustria, affinché dia seguito alla sentenza del TAR di Catania, che ha disposto l’insediamento del Consiglio camerale”.

Per smantellare il castello di Confindustria Sicilia basta comunque un dettaglio fino ad oggi trascurato: a Messina non c’è nessuno che possa ratificare l’accorpamento con Catania. Dal 2012 l’ente non ha più presidente, Consiglio Direttivo e Giunta e l’attuale commissario Franco De Francesco, che ha già svolto due mandati come straordinario, adesso è ad acta e non ha alcuna autorità sull’argomento.

In ogni caso, come sottolinea Picciotto, se la Regione Sicilia rispetterà la sentenza del TAR, che ha dato ragione alla Confcommercio peloritana in merito al ricorso sulle procedure adottate nel 2012 per la nomina del Consiglio camerale che rappresenta tutte le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali, l’organo politico potrà insediarsi. A quel punto, l’accorpamento con Catania diventerà fantascienza perché Confindustria Messina non avrà i numeri per condizionare il voto.

E comunque, essendo Messina una città metropolitana la fusione del suo ente camerale locale a quello di un’altra città metropolitana, Catania appunto, non è possibile dal punto di vista normativo e questo, insieme alla sentenza del TAR, dovrebbe chiudere il cerchio.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.