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Sfratti e Accorinti, Sturniolo: “La casa è diritto primario”

Foto Tonino Cafeo

E’ una lettera di quelle che lasciano il segno quella scritta dal consigliere comunale di Cambiamo Messina dal basso Luigi Sturniolo in risposta al comunicato stampa del sindaco Accorinti dopo l’occupazione da parte di tre famiglie di sfrattati della ex scuola di Paradiso.

Partendo dalle dichiarazioni di Accorinti, Sturniolo, eletto nella lista che ha sostenuto il primo cittadino, esamina con lucidità quello che è successo, mettendo a nudo le incongruenze tra quanto dichiarato in campagna elettorale dal sindaco di Messina e quanto affermato da amministratore. Ché i programmi e le buone intenzioni sono una cosa, ma governare una realtà complessa come questa città è ben altra cosa.

Nella nota diramata ieri dall’ufficio stampa si legge infatti che “L’Amministrazione comunale comprende le gravi difficoltà in cui versano molte famiglie relativamente alle problematiche abitative, ma esprime la sua amarezza per l’occupazione della scuola di Paradiso avvenuta nella giornata di ieri. Avevamo individuato in questo stabile scolastico una possibile opportunità per affrontare situazioni temporanee di emergenza abitativa ed a seguito di un sopralluogo tecnico erano state avviate le procedure per il ripristino dell’agibilità della struttura. Lungi dall’accelerare il compimento di tali interventi, la permanenza di persone all’interno inevitabilmente ritarda l’avvio dei lavori di ristrutturazione”.

Parole queste, che sono un duro atto di accusa nei confronti degli sfrattati, quasi che la colpa di eventuali ritardi sia solo loro. “Sin dal nostro insediamento -dichiara ancora Accorinti- abbiamo definito una linea precisa caratterizzata da alcuni punti fondamentali, distinguendo l’emergenza abitativa dalle procedure in corso per l’assegnazione degli alloggi ERP, mirando ad individuare le strutture più idonee per offrire alle famiglie in grave difficoltà un alloggio temporaneo differente dalle case-famiglia, definendo tempi e modalità per l’utilizzo dei fondi per acquisire o costruire alcune centinaia di alloggi per edilizia popolare e avviando contatti con il ministero della Difesa allo scopo di recuperare insediamenti militari dismessi in città destinabili a tali finalità”.

Tutte iniziative lodevoli, per carità, che però non tengono conto di un dato molto banale: chi non ha più una casa o sta per perderla, ha bisogno di risposte immediate. A maggior ragione da un’amministrazione che durante la campagna elettorale si è sempre fatta un vanto di guardare agli ultimi. A sei mesi di distanza, la netta sensazione è che gli ultimi siano rimasti tali. Poi Accorinti ribadisce che “A seguito di questa attività per il risanamento edilizio, nei prossimi mesi saranno utilizzati 10,9 milioni, mentre nel 2014 si mobiliteranno oltre 40 milioni di euro”.

Peccato però che il 2014 sia già alle porte e che di queste somme, promesse dal Governo Crocetta, non ci sia ancora traccia. Il sindaco sottolinea “che nei mesi scorsi si è definita la procedura per la graduatoria per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare” e che “l’insorgere di condizioni di emergenza abitativa non può costituire titolo per modificare o stravolgere la graduatoria che definisce le posizioni d’ordine ai fini dell’assegnazione dell’alloggio. Chiunque ritenga -conclude Accorinti- che azioni di forza o meccanismi clientelari possano determinare un presupposto per negare diritti ad altri soggetti è in errore e non troverà alcun supporto nell’azione amministrativa di questa Giunta. Solo la liberazione della struttura potrà consentire l’avvio della ristrutturazione e l’attuazione del programma della Giunta”.

A leggere con attenzione, è evidente che soprattutto le ultime frasi ricordano molto precedenti esecutivi e la sensazione è che al di là dei proclami, ben poco sia cambiato. Perché a questo punto il problema non riguarda più solo i meccanismi clientelari che per decenni hanno calpestato i diritti altrui e costruito fortune politiche, ma anche l’evidente incapacità di questa amministrazione di andare oltre le accuse e di individuare le soluzioni adeguate, oltre a fare un po’ di confusione tra le occupazioni abusive di alloggi assegnati agli aventi diritto (sulle quali si deve intervenire senza alcuna pietà) e quanto successo domenica mattina.

Un momento dell'occupazione iniziata domenica mattina

“La tesi fondamentale del comunicato del sindaco di Messina -replica Sturniolo- che parla a nome di tutta la Giunta sull’occupazione della scuola di Paradiso è che non sia giusto, attraverso atti di forza, scavalcare in graduatoria chi ha più diritto nell’assegnazione di un alloggio

popolare. Argomento giusto ma, a dire il vero, più facilmente utilizzabile in contesti nei quali siano verificabili assegnazioni e scorrimenti delle graduatorie con tempi umanamente accettabili.

Ma comunque, questo cosa c’entra con l’occupazione della scuola di Paradiso? Non c’è, in quel caso, alcuna occupazione di alloggio popolare. Quella scuola, in disuso, era pensata ed è stata pensata dagli occupanti come risposta d’emergenza. E c’è una graduatoria delle emergenze? Le emergenze sono tali perché sfuggono alla ordinaria regolamentazione e così vanno trattate. Quell’occupazione è, quindi, semplicemente, l’atto attraverso il quale tre famiglie si sono date un tetto sotto il quale dormire (e magari passare anche un Natale più sereno). Certo, ci saranno immediatamente dubbi e perplessità sul reale stato di bisogno di queste famiglie.

Perché c’è una cosa più terribile della povertà ed è la colpevolizzazione della povertà, il suo doversi giustificare, il suo dovere mostrare di essere ineccepibile, politicamente corretta, sempre. Gli ultimi, si sa, sono buoni fino a quando stanno al loro posto e aspettano che qualcuno porga loro un soldino, magari a Natale, prelevato da quel capitolo (sempre più esiguo) che nel nostro budget assegniamo alla beneficenza.

Ma c’è un’altra tesi, più triste, nel comunicato di Renato. Attraversa quelle parole ed è sottolineata dal modo in cui ha affrontato anche le mobilitazioni sindacali degli ultimi tempi. La tesi è: “noi stiamo facendo per il meglio, nessuno avrebbe potuto fare meglio di noi, quindi non hanno senso scioperi e mobilitazioni”.

In sostanza, ciò che andava bene prima non va più bene adesso. Non ci vuole una grande perspicacia per cogliere la pericolosità insita in questo assunto. E’ l’affermazione della pacificazione, la negazione della ragionevolezza del conflitto sociale, addirittura il disconoscimento della normale dialettica tra i ruoli in una composizione democratica. E cosa ne è di quell’assunto in periodi, come quello attuale, nei quali i Comuni non hanno oggettivamente le leve per dare risposte adeguate ai bisogni, anche quelli primari, dei cittadini? Se quello che ho a disposizione è terribilmente poco per dare risposte alle domande che vengono dalla società non me ne faccio granché della gestione equa di quel poco.

Soprattutto, cosa me ne faccio se, intanto, non ho gli strumenti per scalfire la sempre più odiosa divisione della ricchezza? Cosa me ne faccio se non riesco a modificare il fatto che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (e questo non è dato ideologico, ma semplice rilevazione statistica)? Forse sarebbe più giusto, in questo caso, interpretare la stessa amministrazione in maniera più combattiva.

In fondo era questo che si chiedeva quando si chiedeva il cambiamento. Questo si diceva quando si è detto, per un attimo, del valore produttivo e innovativo della disobbedienza che si faceva amministrazione. Soprattutto, in questo contesto, non è sacrosanto che i lavoratori, i cittadini, i poveri si organizzino per trovare loro le risposte? E se questo avvenisse, come avevamo detto in campagna elettorale (tanto che avevamo pensato ad un assessorato all’Autogestione dei beni comuni e che Renato stesso aveva partecipato a quell’atto illegale che è stato la riapertura del Teatro in Fiera) attraverso pratiche dal basso autogestionarie, autorganizzate, riappropriative?

Renato Accorinti e Luigi Sturniolo a una manifestazione prima delle elezioni

Non nego di essermi sentito offeso dalle parole del documento laddove quelli come me che hanno solidarizzato con gli occupanti sono accusati di attivare meccanismi clientelari, ma mi importa di più di cosa ne sarà adesso di quella occupazione e di quelle famiglie.

“Solo la liberazione della struttura potrà consentire l’avvio di una ristrutturazione e l’attuazione del programma della Giunta”, questa la frase con la quale termina il comunicato.

Scritto da un altro che non fosse Renato potrebbe addirittura sembrare una minaccia di sgombero. Ma anche piegarli per mancanza di acqua ed energia elettrica non sarebbe la stessa cosa? E se anche uscissero domani sconfitti e a capo chino, per andare chissà dove, magari in una baracca con il tetto in eternit, non sarebbe peggio?

Ma c’è una quarta possibilità. Che da questa piccola occupazione abbia inizio un grande movimento per la casa e che questo riesca a convincere Renato e la sua Giunta che, non contro ma insieme, sia possibile rimettere in disponibilità le tante case sfitte (pubbliche e private) e che questo possa soddisfare un diritto primario come quello all’abitare. Difficile, ma possibile. Come difficile, ma possibile, era che un uomo come Renato Accorinti diventasse sindaco di Messina”.