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Sex in MY City

Simona Piraino

Ogni mattina, una donna si sveglia e decide di essere Carrie Bradshaw. Salvo poi accorgersi, poco prima di cena, di essersi comportata tale e quale Yzma, la strega bislacca de Le follie dell’Imperatore.

Come il vino in barrique, ci siamo affinate introiettando modelli comportamentali distanti anni luce dalle nostre realtà ché, ahimè, non abitiamo a Manhattan, se chiediamo un Cosmpolitan ci guardano male, non calziamo Manolo Blahnik né Jimmy Choo e, soprattutto, non troveremo mai un buon sushi da asporto.

Se mai abbiamo avuto il nostro Mr Big (che di big aveva solo l’ego), lui è scappato all’altare con la cassiera della Despar e se, recidive, ci siamo buttate su un Petrovsky, di sicuro è un attempato signore esente ticket per il Cialis.

A vent’anni era comprensibile che volessimo diventare tutte SATC, il problema è che a quaranta non lo siamo ancora diventate. Non sarebbe più ragionevole trasferirci in provincia ed effettuare un transfert di ambizioni sulle casalinghe disperate?

Invece no. E’ con l’ostinazione più ferrata che acquistiamo tulle e piquet (consapevolmente da H&M, mica Prada), che vogliamo accanto un amico gay (anche a costo di inventarcelo) e che, invidiando la sfrontatezza sessuale di Samantha, indossiamo perizoma di finte perle che poi scontiamo con l’antimicotico.

Siamo ancora convinte che basti un I-mac, un lavoro uguale e una catenina col nome per assimilarci al personaggio della Sarah Jessica Parker? Il danno più grave, tuttavia, la Bushnell lo ha causato ai nostri creduloni e ingenui cuoricini da campanilistiche romanticone: un complotto doloso e doloroso che ha inficiato per sempre la nostra visione delle relazioni.

Con la connivenza della HBO (cui dovremmo fare una causa per danni morali da milioni di dollari) ci ha fatto credere che fosse possibile incrociare il dardo di Cupido senza, tuttavia, doverci cauterizzare le ferite a posteriori. Ma, signore, in un duemilatredici così carico di cinismo e disincanto come si può ancora credere all’amore a prima vista?

Vero è che la seria qualcosa di buono ce l’ha insegnato: si sopravvive anche se ci lasciano con un post it, la peluria del basso ventre si incanutisce, è bene saper guidare finché non ci sarà la liberalizzazione delle licenze dei taxi, portarsi appresso l’Enterogermina durante un viaggio, salvare sempre i documenti in word. E, una su tutte, il must delle nostre vite poco fiction e molto Aulin: non conta chi ti ha spezzato il cuore o quanto ci vuole per guarire, non ce la farai mai senza le tue amiche.