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Servizi sociali, ormai è guerra tra i sindacati e Croce

Il passaggio formale è l’assemblea di questa mattina a Casa Serena, ma ormai è chiaro che sui servizi sociali tra i sindacati e Croce è guerra aperta.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione di chiudere la struttura e di mandare a casa 100 lavoratori, mentre gli anziani saranno dirottati nelle case di riposo private.

Una decisione che ufficialmente sembra dettata dalla visita dei NAS di fine ottobre, ma che molto probabilmente è precedente a questa data.

A confermarlo l’ex assessore Dario Caroniti, che ieri ha puntualizzato che “la decisione di Croce di chiudere Casa Serena alla scadenza dell’appalto non è una novità degli ultimi giorni. Fin dal suo insediamento aveva dato direttive di non accogliere nuovi ospiti, bloccando già nel mese di settembre un’operazione di trasferimento di dieci disabili mentali da una casa famiglia di Aci Sant’Antonio a Casa Serena”. Decisione inspiegabile quest’ultima, visto che avrebbe consentito di risparmiare 400 mila euro di rette. Adesso invece, sappiamo perché.

Sindacati e lavoratori sono pronti a scendere in piazza per chiedere il rispetto dei loro diritti. Accanto a loro i disabili e le loro famiglie. I servizi sociali del Comune assistono oltre 3 mila disabili, più o meno gravi. Sopprimere i servizi sociali significherebbe gettare nella disperazione le famiglie di persone con handicap fisici e mentali, ingestibili da personale che non sia adeguatamente preparato.

“Casa Serena -affermano i segretari generali delle Federazioni del Pubblico Impiego di Cgil, Cisl e Uil Clara Crocè, Calogero Emanuele e Pippo Calapai- rappresenta la storia del servizio di assistenza agli anziani, ai disabili e ai meno fortunati di questa città. Non si può in un sol colpo cancellare quanto sinora messo a disposizione della collettività. Non si può dispendere un patrimonio occupazionale di tutti i lavoratori che a Casa Serena non solo garantiscono il servizio ma rappresentano anche il riferimento familiare per molti ospiti”.

Ad alimentare la tensione anche la decisione del commissario straordinario Croce, che qualcuno ha già soprannominato il “Mario Monti dello Stretto” a causa dei tagli della spesa che in questo momento sembrano colpire soprattutto i più deboli, di non ricevere ieri mattina i sindacati ed i lavoratori che hanno manifestato a Palazzo Zanca.

Anche perché, l’ipotesi è che sta prendendo piede è che gli anziani possano essere trasferiti non solo in case di riposo private della città, ma anche della provincia, sradicandoli dal luogo in cui ormai vivono da anni.

“Avremmo voluto proporre al commissario -spiegano i tre dirigenti sindacali- soluzioni alternative alla chiusura di Casa Serena. Non accetteremo ciò che ci è stato sussurrato nei corridoi di Palazzo Zanca e cioè il trasferimento degli anziani in altre case di riposo in provincia e fuori provincia che sarebbero state già individuate. Evidentemente c’è un disegno ben preciso per dismettere la struttura di Casa Serena. Non vorremmo assistere, nel tempo, ad un’altra speculazione”.

In Comune mettono le mani avanti e parlano di adeguamento della struttura, ma già prima dell’estate si erano recuperati nelle pieghe del bilancio 3-400 mila euro da destinare agli interventi chiesti dall’ASP 5. Somme che, come ci ha dichiarato nei giorni scorsi l’ex assessore Dario Caroniti, non si sa che fine abbiano fatto insieme al progetto.

A peggiorare la situazione le lettere di preavviso di licenziamento  inviate ai lavoratori dei servizi sociali, Casa Serena compresa. Il 31 dicembre scadrà infatti l’affidamento alle diverse cooperative che gestiscono i servizi sociali del Comune ma i bandi non sono ancora stati predisposti. Il Bilancio di Previsione non è ancora stato approvato e senza il documento finanziario non si può fare nulla.