Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Servizi sociali, la mannaia dei primi 457 licenziamenti

Lavoratori dei servizi sociali durante la manifestazione del 10 novembre scorso

Cgil, Cisl e Uil li definiscono vittime. Definizione azzeccata, se si pensa che centinaia di operatori perderanno il lavoro per l’incapacità dell’amministrazione comunale di gestire un settore essenziale come i servizi sociali.

I primi 457 preavvisi di licenziamento sono già partiti. La conferma è arrivata ieri durante l’incontro dei segretari delle Funzioni Pubbliche di Cgil, Cisl e Uil Clara Crocè, Calogero Emanuele e Pippo Calapai con i presidenti delle cooperative Nuova Presenza Flavia Ioppolo, Azione Sociale Giovanni Amendolia, FARO 85 Antonio Celona e Nuove Solidarietà Grazia Romano.

L’Ufficio Provinciale del lavoro ha già convocato i lavoratori per il 5 e 11 dicembre 2012.

Come prevede la riforma Fornero, espletate le procedure e trascorsi 20 giorni, i licenziamenti saranno immediatamente esecutivi. Per gestire i servizi sociali servono una ventina di milioni di euro l’anno, che amministratori e dirigenti di Palazzo Zanca, evidentemente impegnati in tutt’altro, non sono stati capaci di trovare.

I bandi scadono il 20 gennaio e non sono ancora stati rinnovati. E così Azione Sociale manda a casa 207 lavoratori, Nuova Presenza 120, FARO 85 94 e Nuova Solidarietà 36. Ma dietro il dramma di chi ha perso il posto, come ha scritto Francesca Duca in un articolo che abbiamo pubblicato due settimane fa, c’è quello delle famiglie che resteranno totalmente scoperte per l’assistenza ai loro cari. Chi terrà aperti i Centri di Aggregazione Giovanile nei quartieri a rischio? Chi assisterà gli anziani soli? Chi si occuperà degli studenti disabili e chi seguirà i disabili adulti? Domande a cui l’amministrazione comunale non ha ritenuto di dover rispondere.

La protesta a Casa Serena

I primi a saltare saranno i 104 lavoratori di Casa Serena, perché questo appalto scadrà il 31 dicembre. Poi, dal 20 gennaio, toccherà agli altri. Un elenco, quello dei 457 lavoratori, destinato ad allungarsi, perché nelle prossime settimane saranno le altre cooperative ad annunciare i licenziamento.

“Una situazione inaccettabile che inevitabilmente porterà intere famiglie alla disperazione, senza alcuna prospettiva futura -commentano Crocè, Emanuele e Calapai”.

Stando a quanto ha dichiarato durante l’ultima riunione il Dirigente Generale dei Servizi Sociali Salvatore De Francesco, la mancata approvazione del bilancio di previsione 2012 e del pluriennale 2013-2014 blocca l’avvio delle procedure per l’approvazione dei bandi.

In ogni caso, la linea che Palazzo Zanca intende seguire è quella del taglio del 50% del budget destinato a questo settore, che fino ad oggi garantiva 19 milioni l’anno, compreso il milione 300 mila euro del Don Orione.

“Somme del tutto insufficienti per garantire i servizi –puntualizzano i tre dirigenti sindacali. Come inaccettabile è l’ipotesi avanzata da alcuni consiglieri comunali in merito all’affidamento in concessione della struttura di Casa Serena. Abbiamo chiesto ai presidenti delle cooperative di rinviare ogni ipotesi di licenziamento, considerato che durante il vertice in Prefettura del 26 novembre scorso è stato assunto l’impegno di aprire un tavolo tecnico per scongiurare la chiusura del pensionato Casa Serena, garantire il futuro occupazionale dei lavoratori e i servizi alle fasce più deboli della nostra popolazione e questo anche attraverso una rivisitazione dei programmazione dei fondi della legge 328.

E’ impensabile infatti approvare progetti finanziati con fondi della 328 sapendo che il Comune dal mese di gennaio non garantirà più i servizi. E’ quindi necessario l’intervento della Regione che autorizzi l’utilizzo di queste risorse per il mantenimento dei servizi. Del resto, si tratta di progetti predisposti da più di 7 anni che non tengono conto delle attuali esigenze degli utenti. Il rifiuto di rinviare i licenziamenti dei presidenti della cooperative si traduce in un danno per le fasce più deboli che sicuramente non possono pagare un conto così salato. E questo -concludono Crocè, Emanuele e Calapai- per colpa di una classe politica incapace, responsabile del disastro ed inadeguata per affrontare l’emergenza Messina”.