Separazione carriere magistratura, le ragioni del sì. Candido: “I magistrati non avverserebbero questa riforma se non fosse previsto il sorteggio dei componenti il CSM”

Bonaventura Candido sicilians
Bonaventura Candido, responsabile regionale Dipartimento Giustizia Forza Italia

Si alzano i toni sul referendum per la separazione delle carriere in magistratura. Il centrosinistra non la vuole e punta a tirarla per le lunghe. Il Governo cerca di mediare e, saltata l’ipotesi dell’1 e del 2 marzo, la data più probabile è quella del 22 e 23 marzo. In attesa che il Consiglio dei Ministri emani il decreto, ne abbiamo parlato con l’avvocato penalista Bonaventura Candido, responsabile regionale del Dipartimento Giustizia di Forza Italia e fautore del sì.

Avvocato Candido, perché votare sì? Perché un cittadino che non sa nulla di diritto, di procedure processuali, dovrebbe votare sì alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri?

“Oltre 30 anni fa è stato modificato l’articolo 111 della Costituzione.  Tutti, leggendolo, possono comprendere che in questo momento il nostro processo non è uniformato a quello dettato nell’articolo 111 della Costituzione, che prevede che ogni processo si debba svolgere in contraddittorio tra le parti, con una sostanziale parità tra queste davanti a un giudice”.

Quando lei parla di parità fra le parti a che cosa si riferisce?

“Guardi, io lo tengo sempre scritto qua (indica il desktop del computer e inizia a leggere), ce l’ho davanti agli occhi: ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale. Ecco, questi elementi, in questo momento, non li troviamo nel nostro processo”.

Perché?

“Perché abbiamo un giudice e un pubblico ministero che sono colleghi, che sono della stessa carriera, che vivono nello stesso ambiente, che si cibano dello stesso humus, che hanno degli organi di controllo comuni. E qual è il loro organo di controllo? Il Consiglio Superiore della Magistratura. Qual è il discorso? Allora, quando noi andiamo davanti a un giudice, è come una partita di calcio. In una partita di calcio ci sono il Milan, l’Inter e l’arbitro. Ma nel nostro caso l’arbitro è della stessa squadra del pubblico ministero. Quindi c’è una sorta, non dico in maniera illecita, sicuramente anche involontaria, ma comunque c’è un condizionamento del giudice, perché il giudice non sta giudicando due parti che sono sullo stesso piano e sullo stesso livello: sta giudicando due parti (pubblico ministero e difesa, ndr) in cui uno dei due è suo collega. E quindi sta valutando il lavoro e l’attività che il suo collega, il pubblico ministero, ha svolto fino ad arrivare davanti al giudice, mentre dell’avvocato non sa nulla”.

Tutto questo che cosa comporta?

“Comporta anche, ed è questo il punto nodale della questione, che io sono sicuro che i magistrati non avverserebbero questa riforma se non fosse previsto il sorteggio dei componenti il CSM”.

Perché? Che cosa perderebbero con il sorteggio? Quali quote di potere?

“La quota più importante: in questo momento l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui un’associazione privata come ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati, che è come un circolo del tennis, come la Camera Penale, come un’associazione qualsiasi, ha il controllo di un organo costituzionale qual è il CSM”.

E come è possibile?

“Gli iscritti di ANM determinano, votano, attraverso le correnti si mettono d’accordo, decidono secondo le loro quote di potere interno a questa associazione e mandano al CSM dei soggetti che poi rispondono all’associazione. Quindi, quando si eleggono questi soggetti, non rispondono a se stessi ma alle correnti che li hanno eletti. Questo cosa determina? Le carriere: si stabilisce chi è il presidente di un tribunale o il procuratore capo di un altro tribunale. Chi lo decide? Lo decide il CSM, il CSM è governato dai magistrati, i magistrati da chi sono governati? Da un’associazione privata che è ANM che a sua volta è, diciamo, in maniera preponderante, governata dai pubblici ministeri”.

Perché? Perché c’è questa preponderanza? Perché nasce così?

“Nasce così perché i pubblici ministeri hanno certamente un potere maggiore rispetto ai giudici. Perché oggi in Italia i processi si fanno sui giornali e con gli arresti, non si fanno con le sentenze finali. Quindi il vero potere è tutto lì, cioè si può distruggere un politico, Enzo Tortora. Cosa altro devo dire? Si possono distruggere persone comuni e lì sta tutto il potere. E questo sorteggio evidentemente taglia le gambe completamente all’ANM. Loro dicono che non è così perché non è democratico. Ma un sorteggio non è forse la cosa più democratica? Anzitutto, come dicono tanti personaggi autorevoli, non lo dico io ma l’ho sentito dire, lo faccio mio: se un magistrato, un qualsiasi magistrato italiano, è in grado di dare l’ergastolo ad un uomo, perché non deve essere in grado di entrare a far parte del CSM, che in fondo si deve occupare di procedimenti disciplinari a carico dei magistrati? Loro dicono no, perché così potrebbero andare a finire lì delle persone che non sono all’altezza. Ma come? Sei all’altezza di darmi l’ergastolo e non puoi far parte del CSM? In ogni caso, adesso stanno venendo fuori tanti e tanti magistrati che aderiscono al sì, tantissimi. Sinistra si magistratura siciliansNei prossimi giorni ci sarà un convegno a Firenze, organizzato dall’Unione delle Camere Penali, a cui parteciperanno tutti gli uomini della sinistra che aderiscono al sì, che sono personaggi autorevolissimi. Quindi, dicevo, questa riforma non mina per niente l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e l’articolo 104 della Costituzione è modificato ma non toccato in questa parte e il magistrato, ancorché su due binari diversi, sia che sia pubblico mistero sia che sia giudice, continuerà a mantenere autonomia e indipendenza. Il potere politico non può mettere le mani sulla magistratura”.

Chi dice no alla riforma, invece, sostiene che se passasse, la magistratura perderebbe la propria indipendenza. È evidente a chi segue la cronaca giudiziaria che le commistioni tra pubblici ministeri e giudici non sono rare. Sentenze che spuntano fuori dopo un’ora e che avallano le richieste del PM e via discorrendo. Una semplice, fra virgolette, separazione delle carriere, come potrebbe cambiare questo stato di cose? Sempre che lo possa cambiare, ovviamente.  

“Allora questo stato di cose lo può cambiare perché non c’è più la sudditanza. Non c’è più la sudditanza del giudice al pubblico ministero e in generale del magistrato all’Associazione Nazionale Magistrati”.

Sudditanza sempre tramite l’ANM? È tutto lì? Non è una questione quindi di rapporti personali ma di rapporti di forza tra correnti?

“Tramite l’ANM, certo. E’ tutto lì. Lei deve considerare questo. Io sono il giudice, lei il pubblico ministero. Lei ha portato qui l’inchiesta della sua vita. Ha fatto arrestare un senatore, un deputato, chi vuole lei. È chiaro che tu mi distruggi, mi rovini la carriera se me lo assolvi. Noi (avvocati, ndr) viviamo tutti i giorni in una condizione di inferiorità. Guardi, anche nelle piccole cose. Finisce il processo, in teoria dovremmo andarcene io al mio studio e il pubblico ministero al suo ufficio o stare lì o mantenere delle persone in udienza in attesa che il giudice esca dalla Camera di Consiglio. Può stare un’ora, può stare quattro ore, può stare cinque ore. Com’è questa storia, che io devo stare lì ad aspettare oppure mantenere un mio collaboratore che stia lì e mi chiami, mentre invece il giudice dalla Camera di Consiglio telefona al collega e gli dice: “Puoi salire che ho la sentenza”? Loro parlano per vie interne, è prassi. Chiama lui o il cancelliere. Tu te ne puoi andare a lavorare tranquillamente, l’avvocato no. Sta qua e aspetta. Ancora: è normale, noi andiamo a colloquiare con i giudici, nelle stanze, eccetera, eccetera. Io per entrare nella stanza devo bussare, farmi annunciare, spesso andare dal cancelliere e dirgli se può chiedere al giudice se posso entrare. Poi magari apro la porta e c’è seduto lì il Pubblico Ministero che parla. Io busso, dico: “Scusi posso entrare?”. “Avvocato, scusi un attimo”. Ma magari lì dentro c’è quello seduto con la porta chiusa. Però quando entro, io tengo sempre la porta aperta quando parlo con un giudice, loro invece stanno con le porte chiuse. Ancora: ci sono tantissimi casi in Italia, in cui le ordinanze dei GIP riportano gli stessi errori della richiesta custodiale del Pubblico Ministero. Cosa significa? Passami il word…Ma c’è un dato che al di là di questo è evidente. Se è vero com’è vero che oltre il 50% delle richieste di processi sono assolti i soggetti, significa che il GIP si è uniformato al Pubblico Ministero in maniera acritica. Perché se io mando a giudizio 100 persone, io GIP, e di queste 100 persone il 50% sono assolti e tra questi 50 moltissimi sono stati ingiustamente arrestati. Parliamo del caso Gratteri, per esempio”.

Su 220 milioni di risarcimenti danni alle persone ingiustamente arrestate, 78 milioni (pari al 35% del totale) hanno fatto riferimento a questa regione, dove Gratteri è stato prima PM a Reggio Calabria e poi a Catanzaro, in cui è stato Procuratore Capo dal 2016 al 2023, quando poi lo è diventato a Napoli. Un amante della maxioperazioni, Gratteri. Ne cito due per tutte: l’inchiesta del dicembre 2018 che travolse la politica calabrese, con le accuse di abuso d’ufficio e corruzione nei confronti dell’allora presidente della Regione Mario Oliverio, poi assolto da tutte le accuse, e “Rinascita-Scott” del 2019, che ha visto 334 persone destinatarie di misure cautelari e nell’ambito della quale in primo grado sono stati assolti 131 imputati su 338: uno su tre.

“Quindi questo che cosa significa? Significa che c’è un GIP che in maniera acritica ha accolto le richieste di quel Pubblico Ministero. Come si difende Gratteri? Gratteri dice: “Io ho fatto le richieste, poi me le ha accolte il GIP”. Ed è proprio questo il problema”. Perché se un GIP non te le accoglie, cosa gli fai? Loro (i fautori del no, ndr) ci dicono che noi vogliamo togliere il Pubblico Ministero, sottrarre il Pubblico Ministero alla cultura della giurisdizione. Questo non è vero. Noi vogliamo sottrarre il giudice alla cultura del Pubblico Ministero, che è un’altra cosa. Io avvocato, e anche io cittadino, ho interesse ad avere un giudice fermo, un giudice rigorosissimo, un giudice preciso, ma voglio allo stesso modo che il Pubblico Ministero sia al mio stesso livello. Io non ho paura di un giudice severo, io non ho paura di un giudice che spacca il capello in quattro, ma voglio che lo stesso timore ce l’abbia anche il Pubblico Ministero. Ma il Pubblico Ministero questo timore non ce l’ha: presenta le sue richieste e sa che molto spesso sono accolte. Io le presento e non lo so se le accolgono”.

Perché secondo lei c’è l’ostilità della sinistra, almeno nel mainstream ricorrente, nei confronti di questa riforma? Alla fine degli anni Ottanta Vassalli ha detto esplicitamente che era necessaria.

“È un fatto solo politico, è solo per andare contro questo Governo. Perché questa era una riforma della sinistra.  All’improvviso la sinistra se ne spoglia e l’avversa… Il cambio di passo della sinistra rispetto a questa riforma c’è stato da Nordio in poi, perché il vero cambio di passo per questa riforma è avvenuto con questo Governo. È da una vita che si va avanti su questa idea, è dagli anni ‘80 che si cerca di farla, si cerca di farla, si cerca di farla. Poi, 8 anni fa, l’Unione delle Camere Penali Italiane ha attivato una raccolta firme per questa proposta di legge di modifica costituzionale e abbiamo raccolto in Italia 75.000 firme. Pensi che la Camera Penale di Messina, io in quel momento ero vicepresidente, ha raccolto 4.000 firme in 4 giorni. Siamo stati la Camera Penale che in Italia ne ha raccolte di più. Abbiamo presentato questa proposta e stava per essere varata quando c’era il Governo Renzi. Mi ricordo che siamo andati a una riunione al residence Ripetta (a Roma, ndr) in cui tutti i politici sono venuti a dirci sì la faremo, la faremo, la faremo. Poi stava per saltare il Governo, che di fatto saltò, loro capirono che era impopolare e fecero marcia indietro. E quindi in questo caso è solo, è soltanto avversare il Governo Meloni. Vede, la differenza è che quelli del sì vogliono una riforma per gli altri, per i cittadini. Io non ci guadagno niente. Anzi, forse per me è pure meglio, guadagno di più se ci sono più guai. Invece ANM lavora per se stessa, per non perdere spazi di potere”.

Chi è contrario alla riforma Nordio sostiene che non pone rimedio ai problemi della giustizia, non modifica le lungaggini, per esempio.

“Ma chi ha detto che questa riforma è fatta per questo? Ma chi l’ha mai detto? Chi l’ha mai proposto?”

Se i no vincessero cosa accadrebbe?

“Penso che la giustizia cadrebbe in basso perché, ovviamente, in siciliano si direbbe inchianerebbero in cascitta. Il senso è questo, cioè nel momento in cui dovessero vincere direbbero: “Il nostro potere è straripante, lo abbiamo preso in mano con Mani pulite, siamo diventati come andiamo noi in Italia. Perché la magistratura oggi ha in mano il potere giudiziario, ma c’è anche il potere politico e il potere legislativo perché loro bussano alla porta e dicono questa legge non si può fare, questa legge si può fare. Ci sono 200 magistrati dentro i ministeri, sono esperti dei vari ministeri. Ci sono 200 magistrati in Italia che si sospendono dai ruoli e tengono sotto scacco e occupano manu militari, io voglio usare proprio questo termine, i ministeri, i gangli dei ministeri del nostro Stato. Quindi loro hanno tutto sotto controllo e hanno sotto controllo se stessi. Un magistrato, se ha l’aspirazione legittima di diventare procuratore della Repubblica, presidente del Tribunale, capo dei GIP, deve sottostare a quello che gli dice la corrente, deve sottostare a ANM, perché chi è che lo vota? Chi è che deciderà? Deciderà il CSM e il CSM da chi è composto? Da magistrati e i magistrati da chi sono decisi quelli che vanno là? Dall’ANM, perché ANM fa le liste bloccate”.

La sua sensazione rispetto all’esito del referendum?

“Guardi, in questo momento sono assolutamente certo che siamo vincenti, ma non è sufficiente. Non è sufficiente perché ancora il momento caldo non è arrivato, perché ci sono forze in campo, perché gli interessi dei no sono enormi e faranno le cose più impensate, metteranno in campo strutture e soprattutto frontman. L’avvocato importante, esperto, non ha la stessa visibilità che c’ha Gratteri o un altro qualsiasi altro procuratore nelle singole città e, in generale, in Italia. Poi ovviamente c’è tutta una stampa che ruota intorno e qui i media saranno determinanti. Io spero soltanto che i cittadini capiscano che questa riforma è una riforma nell’interesse del giusto processo e solo per questo. Nessuno vuole assoggettare i magistrati, ma ci mancherebbe altro”.

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Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.